Views: “Mother Tapes Anthology 1986/1990” (2021) – di Ignazio Gulotta

L’etichetta pisana Area Pirata si sta ormai delineando come una delle più importanti nel recupero e riproposta dell’underground italiano fiorito soprattutto negli anni Ottanta. Quegli anni sono stati un periodo molto fertile per la scena italiana radicale, band che non hanno ottenuto ovviamente successo commerciale, del resto nemmeno cercato, ma che hanno lasciato importanti tracce del loro passaggio. È pertanto quanto mai opportuno che oggi si lavori per riportare in luce lavori belli e importanti che altrimenti rischierebbero di essere confinati ai pochi fortunati e lungimiranti che possono vantare nella loro discoteca le copie originali. Ultima riscoperta dell’etichetta è il lavoro dei bresciani Views che anche all’epoca ebbero un seguito limitato e certamente molto minore di quello che avrebbero meritato. Il doppio cd contiene i due album pubblicati in vinile, “Namby – Pamby” del 1988 e “Mummycat The Worl n°2” del 1990 e tutta una serie di versioni demo e registrazioni dal vivo: tutto materiale di difficile reperimento ed edito per la prima volta in cd. I Views ruotavano intorno alla figura del leader Giovanni Ferrario, nome ben noto ormai nel mondo musicale non solo italiano, che poi formerà i Micevice e collaborerà con gli Scisma, nel corso della sua lunga carriera: oltre a realizzare album da solista, ha suonato con PJ Harvey, Hugo Race, Cesare Basile, Rokia Traoré, John Parish.
Per molti l’ascolto di questa antologia rappresenterà una vera e propria scoperta che ci rivelerà una band di grande spessore e la cui musica era in connessione con quanto di meglio il rock alternativo stava mostrando negli anni Ottanta. Invertendo l’ordine cronologico nel primo cd si inizia, a mio avviso giustamente, con l’lp del 1990Mummycat The Worl n°2”, il loro capolavoro, opera compiuta e bellissima che ancora oggi si ascolta e apprezza pienamente. La formazione si è allargata alla splendida voce di Emanuela Esquilli che rende ancora più efficace e affascinante la vena melodica propria dello stile di Ferrario. Nel disco si apprezzerà il talento eclettico di Ferrario e soci, capaci di muoversi agilmente fra le migliori tendenze del rock coevo e quelle dei sixties, fra ballate elettriche dal sapore West Coast come Say It!, il Paisley Underground che riecheggia in una The Raining Man venata di malinconia, la cover in arrangiamento post punk della beatlesiana Everybody’s Got Something to HideExcept Me and My Monkey e quella eccentrica e zappiana di We’re Gonna Have A Real Good Time Together di Lou Reed, le splendide tessiture chitarristiche di Red Flowers Moonlight, il pop psichedelico stravolto e bizzarro di Patty Plan e l’altrettanto distorta e alienata Mummycat, dalle chitarre acide e inquiete o la meravigliosa ballata folk a due voci She’s Going Out.
Unico problema è come mai non ce ne eravamo colpevolmente accorti prima, ma si sa sono tanti i tesori nascosti fra le pieghe di quasi sessanta anni di storia del rock. Merito anche dell’etichetta milanese Crazy Mannequin che lo pubblicò allora e di Area Pirata che ce lo ripropone adesso. Meritevole di interesse è anche l’ep “Namby – Pamby”, uscito per la Tramite, in cui prevalgono sognanti ballate psichedeliche come Till the Money Gone e Please Linda Talk, ma c’è anche un’energico country rock – che richiama i Long Ryders – come Ocean o una velvettiana e oscura Flowers on the Desert Sand e la new wave di Enough For You. Il secondo cd è tutto dedicato a demo, registrazioni rare sia in studio che dal vivo. Eppure anche qui non mancano le perle: già Expectations, oltre a documentare la prima registrazione effettuata dalla band, ne attesta la qualità di scrittura e la propensione per le ballate dalla robusta vena melodica e dalle suggestive trame chitarristiche. Citadel, cover degli Stones, e Self Made Man potrebbero essere uscite da un live al CBGB. Wild Pig si diverte a sovvertire le pop song con una vena di bizzarra follia, con Not To Easy ed Help Yourself siamo dalle parti di Rain Parade e Dream Syndicate, ma anche la sofferta I Don’t Know Why I Got You, con la voce di Emanuela Esquilli in bella evidenza. Chiudiamo con la citazione, ripresa dal libretto che accompagna il doppio cd, del critico musicale Roberto Calabrò: “28 brani che ci restituiscono l’effervescente parabola musicale di una delle più originali formazioni che la nostra scena underground abbia mai partorito”.

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