Viagra Boys: “Street Worms” (2018) – di Alessandro Gasparini

Alle volte, ci sono cose che sembrano troppo belle per essere vere. Senza dubbio, una band proveniente da Stoccolma dal nome Viagra Boys è una di queste cose. Si direbbe molto facilmente punk, per come si presentano, per come suonano e come scrivono le loro canzoni. La resa sonora porta alla mente gruppi quali Stooges e Birthday Party, mentre l’attitudine a tratti minimale e a tratti sperimentale ricorda mostri sacri del rock alternativo come The Fall e Jesus Lizard. Anche a guardarli sono esattamente come li si immagina, con i loro tatuaggi e le facce arrossate dall’alcol. Per di più, l’appellativo richiama la tradizione punk e hardcore di menzionare ironicamente prodotti di largo consumo nello stesso nome o nei brani (Jello Biafra dei Dead Kennedys, i Clash con Koka Kola o gli Zero Boys con Amphetamine Addiction). Meritatamente si può parlare bene anche la loro musica, poiché rispetta le aspettative create da tutto ciò. La band nasce a Stoccolma nel 2015, composta da Sebastian Murphy (voce), Henrik Höckert (basso), Tor Sjödén (batteria), Oskar Carls (sassofono), Benjamin Vallé (chitarra) e Martin Ehrencrona (synth).
Dopo la pubblicazione di due
EP per l’etichetta Push My Buttons, Consistency of Energy (2016) e “Call of the Wild” (2017), inizia la collaborazione con la YEAR0001 per la quale esordiscono su LP con “Street Worms” (2018). Tale album vede l’inizio al fulmicotone di Down in the Basement, che emerge come un ringhio immediato forte della grinta dei Grinderman di Nick Cave e di una sezione ritmica che pulsa incalzante. Il cantato di Murphy interagisce con gli strumenti in un dinamica ad alta intensità, ad esempio quando chitarre e sassofono si alternano al rumore maniacale in Slow Learner e Frogstrap. Il frontman è un fiume in piena, che snocciola in continuazione critiche alla mentalità elitaria dei ricchi allevatori di cani dediti alle competizioni nel monologo noise di Best in Show. Sports, probabilmente il capolavoro del disco, vive di un tempo marziale che incanala la mascolinità occidentale attraverso il riverbero e la distorsione, i ruggiti e le manifestazioni di rabbia.
Si parla delle gioie di essere un atleta,
con ragazze nude e varie forme di godimento contemporaneo (dai barbecue agli acquisti online), chiaramente prendendosi beffe di tali status symbol. Just Like You e Shrimp Shack memori invece della new wave più stralunata, riportano in auge lo stile dei già citati The Fall e dei Killing Joke. In chiusura, la calma apparente di Worms precede l’attacco frontale spietato della strumentale Amphetanarchy, un’incessante serie di colpi che ha il sapore dell’industrial proprio di Chrome e Ministry.
Per chi è avvezzo a questo mondo “Street Worms” è una manna dal cielo. Poiché non c’è nulla di più coinvolgente di un gruppo di uomini incazzati che, sul finire dei 2010, suonano musica e parole a loro volta decisamente incazzate. L’incazzatura continuerà, seppur in forma più variegata, su “Welfare Jazz” (YEAR0001, 2021).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: