Vanexa: “The Last in Black” (2021) – di Alessandro Freschi

We are Last in Black. Don’t you forget. Music turns around my head”. L’indice ben dritto davanti alla bocca sembra invitarci al silenzio. I capelli lunghi color corvino, un capello a cilindro, alcuni tatuaggi sul corpo e un teschio disegnato sul volto. Possiede inequivocabilmente un fascino conturbante la gotica eroina ideata dal fotografo-design di origini lituane Vladimir Poplavskis per la cover-art di The Last in Black” (2021), album che segna il ritorno sulla scena discografica, sotto l’egida della Black Widow Records, dei Vanexa. Dopo aver indicato la ‘via maestra’ del movimento Heavy Metal made in Italy, con oltre un trentennio di esperienze sul palco e lavori in studio talvolta sotto identità parallele, la formazione imperniata sulla storica sezione ritmica formata da SergioDr.SchafausenPagnacco (basso) e SilvanoSylBottari (batteria) sembra aver trovato la giusta quadratura all’indomani del reclutamento di due chitarristi del calibro di Pier Gonella (Labyrinth, Necrodeath) e ArtanTaniSelishta nonché del cantante fiorentino AndreaRanfaRanfagni, già al fianco di Tony Martin (Black Sabbath) nei Silver Horses e di Pino Sinnone nei redivivi The Trip.
Dopo il convincente Too Heavy To Flydistribuito nel novembre 2016 – lavoro al quale aveva preso parte nelle vesti di ospite d’onore il compianto Ken Hensley (Uriah Heep) – l’energico quintetto ha badato bene di non abbassare la guardia realizzando due nuovi singoli My Grave ed Armless che, promossi da suggestivi videoclip (le riprese della seconda traccia sono state realizzate ad Instambul), hanno rappresentato la persuasiva anteprima per la nuova creatura sulla lunga distanza. Tenuto a battesimo al genovese Abracadabra Metal Festival nel luglio di quest’anno The Last in Black affronta nello sviluppo degli undici movimenti tematiche sociali di assoluta attualità, soffermandosi sull’orrore atomico, i sanguinosi conflitti dei nostri tempi, le violenze tra le mura domestiche e le sanzioni capitali. In scaletta trova spazio, negli orditi metallico-fumettistici di Dr. Strange, il tributo al Maestro Stan Lee. Pur mantenendo fede alle arrembanti primordiali velleità che li contraddistinguono, i Vanexa dispensano suggestive aperture ballad (Earthquake e Perfect!) e si calano in derive dal retrogusto psych-prog, dimostrando una rinvigorita ispirazione e un quanto mai invidiabile tasso tecnico di insieme. Una nuova pagina sonora per questi Metal City Rockers partiti dalla riviera ligure di ponente (Albissola Marina, per l’esattezza) al crepuscolo dei settanta e ancora saldamente in pista. Autentici ed indomiti ‘Uomini in Nero’. Tra gli ultimi ,ahimè, di un’era ormai lontana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 

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