Van Morrison: “Latest Record Project – Volume 1” (2021) – di Maurizio Garatti

L’annuncio era stato dato ai primi di marzo, e molte riviste hanno rilanciato la notizia provando già a fare una specie di recensione basandosi sulle poche note che si trovavano in rete o fidandosi di un breve press kit, ma noi, fedeli alla nostra linea editoriale, abbiamo preferito aspettare di averne una copia prima di procedere. E così, ora che finalmente il disco è disponibile, dal 7 maggio, ecco che possiamo tranquillamente “raccontarvi il disco” e tutto il mondo in esso contenuto. Stiamo parlando del nuovo album di Van Morrison che, giunto alla tenera età di 75 anni pubblica quello che, a conti fatti, è il suo quarantaduesimo disco. “Latest Record Project – Volume 1” (2021) esce come doppio CD e in confezione Box triplo vinile con annesso splendido book. Che dire… VanThe Man” torna a brillare dopo il deciso passo falso compiuto con il singolo anticovid Stand And Deliver (aiutato in questo da quel cazzone di Eric Clapton che, quando smette i panni del chitarrista, non ne azzecca una), regalandoci 28 canzoni di grande livello che abbracciano tutti gli stili amati dall’irlandese: Jazz, Soul, Rhythm ‘n’ Blues, Blues, riuniti e rimescolati in un un sontuoso magma ribollente di vitalità. Il lungo lookdown ha fatto bene evidentemente all’artista, visto che le cinquanta e più canzoni scritte in questo periodo sembrano essere tutte di alto lignaggio. È presumibile supporre che un secondo volume venga pubblicato in seguito anche se, conoscendo il personaggio, non ne siamo poi così convinti. Comunque, questo primo volume è già più che sufficiente a farci capire che Van è in forma smagliante, e che il suo songwriting resta uno dei migliori in assoluto.
Tra i musicisti presenti nelle incisioni, troviamo Richard Dunn (organo Hammond e piano), Stuart McIIroy (pianoforte), Pete Hurley o Gavin Scott al basso, Colin Griffin o Mez Clough alla batteria e Jim Mullen alle chitarre elettriche. Alcune incisioni sono state effettuate al Subterania (una sala per musica dal vivo a Portobello, Londra), altre al Bath Spa Hotel (un lussuoso e suntuoso hotel georgiano a Bath nella contea del Somerset, Inghilterra) o ai Musicbox Studios di Cardiff, mentre Diabolic Pressure, con Van Morrison al pianoforte e tra gli altri Jeff Lardner alla batteria, Christopher White al sax tenore e Alistair White al trombone, è invece incisa al Culloden Hotel, in County Down (una delle trentadue contee tradizionali d’Irlanda, situata nella provincia dell’Ulster e più precisamente una delle sei contee dell’Irlanda del Nord. Il risultato è un microcosmo sonoro unico, sontuoso e magico, nel quale l’ascoltatore si immerge in modo catartico, venendo ammaliato dal seducente e affascinante suono tipico di Van: due ore e sette minuti di pura magia. L’iniziale Latest Record Project è uno shuffle soul con l’organo molto incisivo che tratteggia un brano dal deciso sapore Soul, mentre Where Have All The Rebels Gone? è un intreccio sonoro tiratissimo con due chitarre elettriche, i cori, il piano e, soprattutto, l’eccellente uso dell’organo hammond, che creano un ritmo davvero serrato e coinvolgente.
Psychoanalyst’s Ball è uno dei grandi pezzi di Van, uno slow d’atmosfera con Morrison voce solista e chitarra acustica e il resto dei musicisti che colorano in modo caldissimo una splendida canzone. No Good Deed Goes Unpunished è un rock-blues di pregevole fattura, mentre Tried To Do The Right Thing è una ballata lenta di sicuro effetto. The Long Con è splendida: 7 minuti con Van Morrison voce solista, armonica e chitarra elettrica, più il resto della band che lo sorregge in modo efficace. A Few Bars Early è un blues nel più puro stile Morrison, mentre Deadbeat Saturday Night appare come un urlo di dolore contro il lookdown. Double Bind è uno splendido blues con l’hammond ancora una volta in grande spolvero e con la strepitosa partecipazione di Teena Lyle alle percussioni e vibrafono. Van appare al sax in quattro brani: nel lento (pianoforte e organo in sottofondo) Up County Down, in Stop Bitching Do Something, in They Own The Media e in Jealousy. Il tutto aggiunge qualità a un disco già di per sé splendido.
Stop Bitching, Do Something richiama decisamente il garage-rock in stile Them, mentre Jealousy, con un sax risolutivo è una gemma rhyhtm and blues che brilla di luce propria. L’ascolto dell’album denota una sostanziale differenza tra il Morrison musicista e quello autore di testi: se nel primo caso siamo di fronte alla perfezione, nel secondo possiamo tranquillamente continuare ad avere le solite riserve. Il burbero e poco socievole irlandese continua a riproporre se stesso senza mollare di un millimetro. Possiamo non essere sempre d’accordo con lui, ma dobbiamo comunque rendere omaggio alla sua integrità intellettuale. Il “leone di Belfast” non ha certo gradito lo stop dato dai vari governi a concerti ed altre manifestazioni, ed ha espresso posizioni di puro scetticismo al riguardo, e il recente divorzio dalla moglie certamente non lo ha reso più malleabile. Resta però il fatto che il periodo di chiusura forzata l’ha impegnato nello scrivere nuova musica e nuove canzoni, e per questo Dio l’abbia in gloria. Grande Musica, e non poteva essere altrimenti.

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Un pensiero su “Van Morrison: “Latest Record Project – Volume 1” (2021) – di Maurizio Garatti

  • Maggio 16, 2021 in 10:45 am
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    Un disco lungo, ma una scoperta incredibile….
    Grazie

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