Thin Lizzy: “Black Rose (A Rock Legend)” (1979) – di Pietro Previti

Studi della Pathé-Marconi EMI a Boulogne-Billancourt, vicino Parigi. È l’alba di una fredda giornata di febbraio, 1979. All’interno della sala c’è una cortina stratificata di fumo a mezz’aria. L’uomo delle pulizie riunisce lentamente le bottiglie di rosso francese e birra scura irlandese lasciate abbandonate dappertutto. Tony Visconti, il produttore di David Bowie, e Phil Lynott dei Thin Lizzy sono andati via, soddisfatti, un paio d’ore prima; le registrazioni sono terminate, restava da riascoltare la sequenza delle tracce che compongono il lungo medley Róisín Dubh (Black Rose), arrangiate per l’occasione dallo stesso Lynott, bassista e cantante della band dagli inizi, e dal chitarrista Gary Moore, per la prima volta in pianta organica nel gruppo. Quattro brani della tradizione folk irlandese (Shenandoah, Will You Go Lassie Go, Danny Boy e The Mason’s Apron) destinati a nuova vita, intrecciati tra loro e magnificamente eseguiti da un gruppo hard rock tra i più originali degli anni Settanta. Per alcuni una proposta nostalgica, inopportuna e distante dall’attualità rappresentata dal sanguinario conflitto nordirlandese, derivante dall’estenuante e infame scontro tra cattolici e protestanti fatto da stragi dell’IRA e repressioni ancora più violente dell’esercito britannico.
Gary, classe 1952, proviene da Belfast e già da qualche anno ha intrapreso una carriera solistica di rilievo, dopo gli esordi con gli Skid Row e il successivo prestigioso passaggio nei Colosseum II del batterista Jon Hiseman. Phil ha pochi anni in più, non ha ancora compiuto i trenta; li compirà soltanto nel mese di agosto di quello stesso anno, il 1979. È un momento magico della sua vita, sicuramente il più felice. Ha in progetto di intraprendere la carriera da solista, sta già lavorando al materiale che troverà spazio nel suo primo lavoro “Solo in Soho” che verrà pubblicato nel 1980. Più importante è l’essere divenuto genitore di una bellissima bambina che ha voluto portasse il nome della sua adorata nonna, Sarah, con cui aveva trascorso l’infanzia. L’infanzia di Phil non era stata semplice. Nato nella piccola cittadina di West Bromwich in Inghilterra, madre irlandese di Dublino e padre originario della Guayana britannica, che li abbandona appena tre settimane dopo la sua nascita. Con mamma e nonna costrette a rientrare a Dublino, gli anni Cinquanta e Sessanta non scorrono sereni e tranquilli per il giovane Lynott. Il colore della sua pelle non sfugge agli sguardi ottusi dei bigotti della capitale. Quando nel 1969 forma i Thin Lizzy con Eric Bell (chitarrista), Eric Wrixon (tastierista) e Brian Downey (batterista ed unico fondatore a sopravvivere a tutti i cambi di formazione da lì a venire) è certo di avere trovato la propria strada, quella che gli permetterà di evitare per sempre la dimensione di emarginato o di teppista destinato a risse di strada e grandi bevute di alcool.
Molto meglio tentare la strada per approdare al ruolo di rockstar dalla forte attitudine poetica e romantica, come dimostreranno i testi di molte delle sue canzoni. “Black Rose (A Rock Legend)” (Vertigo 1979) è il nono album in studio dei Thin Lizzy e segue il doppio live del 1978, Live And Dangerous”, indicato sin da allora tra i migliori e più riusciti album dal vivo in ambito hard & heavy rock. È anche il disco che segna la fine del rapporto umano e professionale tra Lynott e il giovane chitarrista scozzese Brian Robertson, troppo preso dalle sue storie di dipendenza da sostanze stupefacenti. Questo sarà il viatico per l’ingresso di Gary Moore nella band in cui aveva avuto due brevissimi trascorsi nel 1974 e nel 1977. La copertina del trentatré giri è affidata all’artista irlandese Jim Fitzpatrick, al cui tratto inconfondibile e profondamente celtico i Thin Lizzy hanno già fatto ricorso per altri lavori. “Black Rose (A Rock Legend)“, pubblicato il 13 aprile 1979, è un album che suona ancora oggi fresco e divertente. Scorre via senza cali di tensione e presenta tutti pezzi men che buoni, tanto da arrivare a piazzarsi al secondo posto della classifica inglese grazie anche al lancio di numerosi singoli. Già a febbraio uscì la micidiale Waiting for an Alibi (con la romantica With Love sul lato B), puro TL Sound.
A giugno fece la sua comparsa la reboante Do Anything You Want To (con il lato B affidato a S&M, sfida chitarristica ultrasonica tra Moore e l’altro chitarrista della band, il californiano Scott Gorham) e, per finire a ottobre, riservato al solo mercato americano, la dolcissima e un po’ruffiana Sarah (con la tenebrosa Got to Give It Up a farle da contraltare, quasi a rivelare il lato oscuro di Lynott costituito da eroina ed eccessi alcolici che lo porteranno alla prematura fine avvenuta appena pochi anni dopo, a inizio 1986). La classica Toughest Street In Town e la divertente Get Out Of Here per qualche logica sfuggirono alla pubblicazione come singoli ma è la conclusiva Róisín Dubh (Black Rose) A Rock Legend il momento più originale e convincente dell’album. Sette minuti in cui l’hard rock incontra la musica celtica prendendo spunto da uno scritto del XVI secolo in cui il poeta canta dell’amore per una fanciulla di nome Róisín Dubh (Dark Rosaleen), che metaforicamente starebbe a rappresentare la stessa Irlanda. Allo stesso modo negli ultimi versi del brano Lynott esalta il senso di appartenenza e indissolubile legame tra questa terra ed alcuni dei suoi più illustri figli che hanno contribuito a renderla leggendaria dalle Montagne di Mourne a Tipperary. In un gioco di rimandi e calembours, ad affiancare re, regine e folletti del Mito compaiono il poeta William Butler Yeats e gli scrittori George Bernard Shaw, Oscar Wilde e James Joyce, il drammaturgo Brendan Behan, e l’estroso calciatore George Best. Tutti raggiunti dall’unico e inimitabile Phil Lynott.

1. Do Anything You Want To (Lynott) – 3:53.
2. Toughest Street in Town (Gorham, Lynott, Moore) – 4:01.

3. S&M (Downey, Lynott) – 4:05. 4. Waiting for an Alibi (Lynott, Moore) – 3:30.
5. Sarah (Lynott, Moore) – 4:20. 
6. Got to Give It Up (Gorham, Lynott) – 4:24.
7. Get Out of Here (Lynott, Ure) – 3:37. 8. With Love (Lynott) – 4:38.

9. Róisín Dubh (Black Rose): A Rock Legend (Moore, Lynott) – 7:06.
(1. Oh Shenandoah. 2. Will You Go Lassy Go. 3. Danny Boy. 4. The Mason’s Apron.)

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