The Smiths: “There is a light that never goes out” (1987) – di Benedetta Servilii

Ero stato in giro per il mondo per dieci anni. Parlavo correttamente sei lingue. Avevo conosciuto culture, religioni e storie così lontane da non poterle nemmeno immaginare. Mi ero sporcato le mani con lavori che non avrei mai pensato di essere in grado di fare. Avevo calpestato terre sconosciute, bellissime e pericolose. Ero entrato nella vita di persone che mi avevano messo di fronte a un me stesso che, probabilmente, non avrei mai conosciuto. Io ero rimasto nei loro ricordi e non credevo che uno come me potesse essere ricordato da qualcuno con quell’affetto che mi sento ancora addosso. Non pensavo di essere in grado di regalare agli altri nemmeno un grammo di quello che mi veniva offerto e, forse, non l’avevo nemmeno fatto. Mi sentivo un privilegiato ad essere spettatore dei mondi in cui mi ero trovato a vivere. Quanta poca vita c’è dalla prospettiva di un semplice spettatore? Una domanda che mi aveva svegliato nel cuore della notte, mentre cercavo di ritrovare un ritmo respiratorio naturale dopo aver raggiunto, quel giorno, Machu Picchu. Avevo realizzato uno dei sogni della mia vita eppure non mi sentivo felice. Non mi sentivo a casa, non mi ero sentito a casa da nessuna parte e avevo continuato a vagabondare.
L’indomani mattina avevo raccolto d’istinto le mie (poche) cose, avevo sorriso a quell’uomo che mi aveva permesso di riposare sul suo pavimento, lui mi aveva scortato fino a una delle meraviglie del mondo e io lo avevo ringraziato con un sorriso. Con un sorriso e lui era felice. Avevo deciso di tornare a Roma, da dove ero fuggito dieci anni prima ed ero tornato da lei, l’amica di sempre, la donna con cui ero cresciuto, che mi aveva accompagnato in Amazzonia quando avevo deciso di fuggire e non aveva cercato di convincermi a tornare. Mai. L’avevo abbracciata sulla soglia della porta. Mentre sentivo le sue lacrime, io riscoprivo la sensazione di casa tra le sue braccia. “Portami fuori stanotte“. Avevamo scelto un locale dall’altra parte della città e, mentre lei guidava, pensavo a quanto avevo dimenticato e quanto quei luoghi sarebbero stati miei ovunque fossi andato. Proprio come lei. Raccontarsi dieci anni di vita non era stato semplice, lei riusciva a descrivere emozioni di esperienze che non aveva mai vissuto e io ne rimanevo spiazzato perché sembrava dare voce a qualcosa che poteva appartenere solo a me. Non mi ero mai sentito così vulnerabile nemmeno disperso nel buco del culo del mondo.
Non riuscivo a fare altrettanto. Lei mi apriva le sue porte come se non fossi mai andato via e lo faceva con la naturalezza di chi si sente al sicuro. Con me che non ero sicuro nemmeno di chi fossi. Tornammo a casa e mi buttai sotto il getto di una doccia gelata sperando di arginare un’inquietudine a cui non riuscivo a dare né un nome né un freno. Ero talmente preso dal mio rimuginio che non mi accorsi di averla vicino. Nuda come non la vedevo da quando eravamo ragazzi e scoprivamo insieme, per la prima volta, quanto fosse piacevole l’intimità dei corpi. Non sentivo imbarazzo e, per un istante, riprovai la leggerezza di un corpo ancora inesperto e la naturalità di ritrovarsi liberi in un luogo inesplorato. Lei sorrise come per sfidarmi, io feci altrettanto. Scrutava le cicatrici sul mio corpo mentre le accarezzavo i capelli. Riconosceva le ferite che avevo curato da solo ricucendo i lembi di pelle come potevo da quelle che avevano avuto bisogno di mani più esperte. Sembrava leggere sul mio corpo dove ero stato e le strade che mi avevano riportato a casa. Ero nudo, davanti a chi sapeva leggermi sotto pelle.
Ci addormentammo, stancati dal vino e dalle mani che, in silenzio, avevano raccontato più di tante parole. Non facemmo mai l’amore, eppure non avrei voluto essere altrove. Io che non ero mai riuscito a fermarmi. Rimasi da lei qualche settimana, con la certezza di un tetto e del calore di una casa. Non provavo quella sensazione da una vita e ne ero spaventato. Era diventata pericolosa e indispensabile perché mi metteva di fronte a un me che non conoscevo e non potevo gestire. Ero certo che la mia inquietudine sarebbe tornata o, semplicemente, ero io a chiamarla. Quella mattina mi ero svegliato ormai sicuro della mia decisione e non ero riuscito a dire altro che: “Devo andare”. Lei sorrise, era altrettanto sicura che sarebbe successo. Mi preparò lo zaino con cambi puliti, prese il mio passaporto e me lo consegnò insieme a una busta, con una lettera e dei soldi per la mia partenza, verso una meta di cui nemmeno io ero certo. Non ho mai aperto quella busta. Io avrei continuato ad essere errante e lei sarebbe stata sempre al mio fianco senza aspettare il mio ritorno. In fondo, per lei non sarei mai andato via davvero. 

Take me out tonight / Where there’s music and there’s people
And they’re young and alive / Driving in your car
I never, never want to go home / Because I haven’t got one
Anymore / Take me out tonight / Because I want to see people
And I want to see life / Driving in your car / Oh please, don’t drop me home
Because it’s not my home, it’s their home / And I’m welcome no more
And if a double-decker bus / Crashes into us / To die by your side
Is such a heavenly way to die / And if a ten tonne truck / Kills the both of us
To die by your side / Well, the pleasure, the privilege is mine
Take me out tonight / Take me anywhere / I don’t care, I don’t care, I don’t care
And in the darkened underpass / I thought, ‘Oh God, my chance has come at last!’
But then a strange fear gripped me / And I just couldn’t ask / Take me out tonight
Oh take me anywhere / I don’t care, I don’t care, I don’t care / Driving in your car
I never, never want to go home / Because I haven’t got one / Oh, I haven’t got one
And if a double-decker bus / Crashes into us / To die by your side
Is such a heavenly way to die / And if a ten tonne truck / Kills the both of us
To die by your side / Well, the pleasure, the privilege is mine
Oh, there is a light and it never goes out / There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out / There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out / There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out / There is a light and it never goes out…

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