Tamino: “Amir” (2018) – di Cinzia Milite

Tamino-Amir Moharam Fouad, generalmente noto solo come Tamino, è un musicista belga di origini egiziane e libanesi. Cresce ad Anversa con la madre appassionata intenditrice di musica, ricevendo una buona preparazione nel pianoforte e nella musica classica. Tamino compone autonomamente dall’età di quattordici anni fino all’età di diciassette, quando si iscriverà al Conservatorio reale di Amsterdam. Le influenze che caratterizzano la musica dell’artista sono di vasta portata, i suoi genitori divorziano quando lui aveva appena tre anni, il ragazzo cresce con la madre che possiede una vastissima collezione di dischi che spazia in molti generi, dal pop alla musica classica. Un intero scaffale dedicato alla musica araba fa scoprire al ragazzo, dall’appetito onnivoro per i suoni, la passione per la musica dell’epoca d’oro araba degli anni 50 e 60. Per Tamino la musica è di famiglia, il suo defunto nonno Fouad, è stato una delle più grandi star della cosiddetta “età d’oro” del cinema musicale egiziano negli anni 60, così popolare da meritarsi il soprannome di “The Sound of the Nile“.
Le modulazioni vocali del celebre nonno, morto quando Tamino aveva solo cinque anni, si sono intrufolate nello stile di canto del nipote in una sorta di osmosi musicale intergenerazionale; le note da un quarto, arabe, che Tamino canta, aggiungono una sottile complessità alle sue canzoni più pop e mettono in primo piano i temi mediorientali di alcune ballate. Crescere in Europa è stato vantaggioso per Tamino poiché non ha dovuto affrontare la pressione d’essere nipote dell’acclamato nonno, potendo seguire il suo percorso inizialmente ispirato al rock alternativo occidentale incline al concetto di artista solista che si esibisce con una chitarra sul palco. Canta in inglese, non avendo dimestichezza con la lingua araba, sposando la sua educazione occidentale con le sue radici mediorientali, creando così un suono unico. Dopo essersi esibito per qualche anno in piccoli club, oggi, a soli 25 anni, Tamino ha già collezionato nomine per cinque premi ai MIA Awards (i Grammy belgi) per il suo album di debutto, “Amir“, pubblicato nel 2018 con l’etichetta indipendente britannica Communion Records e caratterizzato dal contributo del bassista dei Radiohead, Colin Greenwood. L’album è un debutto a 33 giri in 12 tracce eclettico e diasporico, un approccio musicale che porta l’eredità araba in conversazione con altre tradizioni musicali.
Ne è venuto fuori un album suggestivo e sensoriale; la diaspora degli antenati deve averlo portato a creare uno spazio diasporico improvvisato per lui, una comunità immaginaria in cui poter esplorare in sicurezza i suoi molteplici patrimoni e identità, sia consciamente che inconsciamente. La sua musica arriva al pubblico come un universo variegato di suoni, colori e culture in cui Tamino pare trovarsi a proprio agio. Sembra proprio che l’artista abbia scelto la musica come il luogo in cui mettere insieme le diverse sfaccettature della sua identità, ma è anche il luogo di una necessaria rinegoziazione in cui esplorare la possibilità di mettere in discussione lo sguardo occidentale e l’assurdità della comprensione essenzialistica del mondo arabo. La traccia principale dell’album, Habibi (in arabo “il mio amore”), ha il merito di aver portato in evidenza l’album, guadagnando ampi consensi della critica. Nel brano il falsetto tremolante del cantante, al suo maestoso apice, si eleva a momenti di trascendenza e si muove apparentemente senza sforzo tra i semitoni, prendendo spunto dai classici ornamentali vocali del Medio Oriente e al contempo ricordando le vette emotive del compositore americano scomparso negli anni 90, Jeff Buckley.
Le idee presenti nell’album sono avvolte in un malinconico indie rock con arrangiamenti orchestrali che fanno cenno al suo lignaggio arabo. La Nagham Zikrayat Orchestra, composta da musicisti del Medio Oriente, molti dei quali sono rifugiati dall’Iraq e dalla Siria, si esibisce in due brani dell’album – Sun May Shine e So It Goes. L’album include la collaborazione di Colin Greenwood dei Radiohead che ha scritto la linea di basso del brano Indigo Night, una sorta di mantra che coinvolge e conduce l’ascoltatore a esplorare i propri paesaggi interiori. Il lirismo di Tamino, al pari della sua voce, identifica la sua musica, che oltre a possedere uno stile autobiografico, attinge come fa Nick Cave, artista da lui stimato, dai miti, dalle favole e dalle leggende. I suoi testi sono spesso profondi, raramente concisi, se ne evince la cura e si intuisce chiaramente come essi siano qualcosa con cui l’autore trascorre molto tempo e quanto questi abbiano importanza per lui. La tristezza e la malinconia del suo sound, cifre ereditate della musica araba, progrediscono verso il maestoso che trova il consenso del pubblico; quasi che per l’artista il dolore sia una forza trainante per la sua creatività, così primordiale che necessita di essere espressa e valorizzata.
In tutti i brani la voce di Tamino può essere terrena o eterea e da bassa e gutturale passare al falsetto in un mezzo battito, trasmettendo molteplici emozioni con precisione e sincerità. L’impressione è che Tamino usi la voce come un pittore userebbe i colori: certi suoni o colori per la fiducia, altri per il pianto, un colore e un suono per la disperazione, il desiderio, l’umorismo, il cinismo e così via. Possiamo con certezza constatare come il giovane musicista, in ascesa artistica, con il suo sound ricco e vintage ereditato dalla musica araba e le influenze occidentali di musicisti tra i quali Tom Waits, Leonard Cohen e Serge Gainsbourg, in breve tempo si sia ritagliato nel panorama musicale internazionale uno spazio disabitato dove questa miscela unica di arte pop culturale dal temperamento canoro virtuoso e malinconico impressiona e ispira.
La versione deluxe di “Amir“, pubblicata il 18 ottobre 2019 (Communion Records), contiene due nuove registrazioni dal vivo, eseguite insieme alla splendida Nagham Zikrayat Orchestra che è presente come detto anche nell’album originale, due registrazioni demo di Chambers e Tummy e due registrazioni live da uno spettacolo a La Cigale di Parigi.

Tracklist di “Amir” (Deluxe Edition 2019): 1. Habibi. 2. Sun May Shine. 3.Tummy.
4. Chambers. 5. So It Goes. 6. Indigo Night. 7. Cigar. 8. Each Time.
9. Verses. 10. w.o.t.h. 11. Intervals. 12. Persephone.
Disc 2 (Bonus): 1. Crocodile. 2. Every Pore. 3. Chambers – Demo.
4. Tummy – Demo. 5. Intervals – Live at Jet Studio ft. Nagham Zikrayat Orchestra.
6. Every Pore – Live at Jet Studio ft. Nagham Zikrayat Orchestra
7. W.o.t.h – Live at La Cigale. 8. Intro (La Javanaise) – Live at La Cigale.
9. Verses – Live at La Cigale.

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