Takase, Weber, Griener “Auge” (2021) – di Pietro Previti

A quanto pare la musica improvvisata europea gode di buona salute, come testimonia il recentissimo lavoro della pianista e compositrice giapponese Aki Takase. Settantatré primavere da pochi giorni, da anni residente in Germania e moglie di Alexander von Schlippenbach, nume tutelare del Free continentale a partire dalla metà degli anni Sessanta, Aki si presenta in ottima forma e lucidità creativa, alla guida di un trio paritetico composto dal contrabbassista tedesco Christian Weber e dal percussionista svizzero Michael Griener. Si tratta di eccellenti accompagnatori, talenti oramai maturi e rodati appartenenti al giro della seconda generazione dell’impro-jazz europeo, che assicurano alla pianista di Osaka un sostegno instancabile ed inventivo.
Auge“, questo il titolo del disco pubblicato nel gennaio 2021 dall’etichetta Intakt Records di Zurigo, raccoglie una serie di registrazioni effettuate tra il 18 ed il 19 Febbraio 2019 ai Traumton Studios di Berlino. Complici i soliti, elevati, standard della casa discografica svizzera, da anni punto di riferimento per gli appassionati di musica d’avanguardia ed improvvisata, “Auge” scorre senza interruzioni di sorta dovendo intendersi proveniente, anzi estratto, da un unico flusso di coscienza. Questa impressione appare avvalorata anche dalla firma congiunta apposta dai tre musicisti su nove dei quattordici brani raccolti nell’album. Si prenda ad esempio la prima traccia, Last Winter.
In soli tre minuti di durata, il pianismo della Takase intraprende la ricerca di una melodia dai rimandi orientali, sostenuta dal raffinato drumming di Griener e dal profondo respiro del contrabbasso di Weber. L’approccio percussivo della pianista si ritrova invece nel breve Are Eyes Open?, intermezzo di scarsi due minuti, con l’accompagnamento del solo Griener, o in And If Not, Why Not, dall’incedere trascinante e che rimanda a Cecil Taylor. Ancora meglio fa No Tears nel cluster di note danzanti del finale, in perenne bilico tra lo stridere dell’archetto e le sottigliezze timbriche del batterista.

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