Sparklehorse: “Vivadixiesubmarinetransmissionplot” (1995) – di Rosella Ricci del Manso

C’è un filo invisibile che unisce le giovani anime tormentate d’America. Sono di quelle che parlano a bassa voce, non le sentirai mai urlare, proprio no, non le vedrai dibattersi o battersi contro il mondo ma solo in se stesse e verso se stesse. Sfuggono le luci di metropoli e palcoscenici troppo grandi per loro e troppo piccoli per contenerle, e alla fine se ne vanno piano, in silenzio, giusto il colpo di uno sparo che se le porta via per sempre. La morte ti dà la possibilità in più di non ripensarci, ti elimina il dubbio del se forse vale la pena riprovarci ancora a esistere attraverso la parola. Un giorno c’è la vita (…) Poi, d’improvviso, capita la morte. – scrive Paul Auster ne “L’invenzione della solitudine” (The Invention of Solitude 1982) – La vita si fa morte, ed è come se quella morte avesse posseduto questa vita da sempre. Morire senza preavviso. Come dire: la vita si interrompe. E può interrompersi in qualunque momento. Era un sabato quel 6 marzo 2010 quando Mark Linkous, il poeta del niente, si punta una pistola al petto e centra il cuore. Aveva quarantasette anni, cinque mesi e venticinque giorni. Intorno a lui dovettero alzarsi in volo dal giardinetto di quella casa di North Knoxville, Tennessee, quei Painbirds cantati in “Good Morning Spider” (1998), uccelli neri di dolore che conosceva così bene e tanto spesso gli avevano sussurrato alle orecchie il desiderio di morire che non lo abbandonerà mai. 
Vivadixiesubmarinetransmissionplot” (Capitol Records 1995). Uno di quei titoli impronunciabili che non dovresti scegliere mai per un disco d’esordio se non avessi deciso di chiamarti pure Sparklehorse e indossare una testa di cavallo per nasconderti il viso buttandoti alle spalle una lunga e disperata storia di eroina. E dietro quel nome niente altro che un sogno fatto qualche tempo prima con dentro Robert Edward Lee e il sanguinoso conflitto per la secessione, un sommergibile e una old ballad in background. Cosa volesse dirci non lo sapremo mai. Chi era Mark Linkous? Uno di quei figli d’America, l’America degli spazi abissali fra Los Angeles e New York dove come una figurina di Edward Hopper ci si perde sulla linea dell’orizzonte. Spazi di buio che sanno di armi, profumano di sesso, pompe di rifornimento e deserti come anime. Scrisse Breece D’J Pancake, un altro che se ne andò anche lui troppo presto e un po’ gli somigliava: “C’è un vecchio gioco che abbiamo smesso di giocare, forse è una fortuna. Volevamo essere adulti, volevamo superarci. Volevamo diventare altro. La fine della strada assomiglia molto a questa qui. Fa paura, e fa poesia.
E allora abbassate le luci, chiudete gli occhi e immaginate di salire su un vecchio autobus che coast to coast attraversa le pianure sconfinate d’America. Intorno campi di mais e case isolate, un vecchio e un trattore nella macchina da presa di David Lynch e la voce flebile di Mark Linkous, chitarra in spalla e cravatta da cow-boy, che canta e vi racconta storie di solitudine e pena. Nessun guizzo di speranza. Nessuna possibilità di cambiamento. Uno sfilare di giorni che si somigliano tutti fra auto arrugginite e incubi notturni, cavalli di latta al posto di cavalli veri. “A horse, a horse my kingdom for a horse“. Weird Sisters, sorelle cupe e fatali di un destino già percepito inevitabile, come streghe di Shakespeare uscite dal Macbeth lo osservano insonne rigirarsi fino all’alba. “I parassiti ti ameranno quando sarai morto. Nascondendo tutti i rantoli nel mio letto. Entrano strisciando con occhi sporgenti. Ora riesco a vedere, sta sorgendo una luna cattiva“. Rainmaker, come un personaggio oscuro di Tim Burton popola i suoi sogni. “A volte si fa un giro in un freezer o appare come una foschia. E’ anche noto per presentarsi come uno scienziato. Potrebbe essere il figlio ritardato di una vecchia donna con sette dita per ciascuna mano. Perché io so, suppongo che verrà quando è chiamato. Il fabbricante di pioggia sta arrivando per inzupparci tutti. 
Spirit Ditch, la malinconia notturna e infinita di una voce flebile precipitata nel buio più profondo dell’anima e quella di sua madre al telefono troppo difficile da decifrare mentre racconta, forse, di una giovinezza già troppo lontana. “Voglio indietro i miei dischi e questa tanica di gasolio che ho verniciato a spruzzo di nero. I gufi mi hanno parlato ma ho giurato di mantenere il segreto. Mi sono svegliato in un seminterrato completamente bruciato dormendo con mani di metallo in un fosso fantasma
. Cow, la più bella delle ballate, dolcemente sembra quasi di dondolarsi guardando dal finestrino di quell’autobus il paesaggio sfilare. “Gli edifici sono torri. La natura è un vizio. Frastuono di motori diesel. Serpenti che mangiano le loro stesse code. Ragazza carina che munge una mucca“. Sad & Beautiful World, come una inaspettata carezza. “A volte divengo così triste. A volte mi rendi proprio matto. E’ un mondo triste e bello. E in quell’autobus alla fine della strada forse c’è una donna che aspetta un sabato che non arriverà mai. Ecco allora Saturday. Sei una stella. Sei un mare d’aria. Io suono grandi tastiere di denti di cavallo. Mi piacerebbe dirti come mi sento. Probabilmente aspetterò fino a sabato.
Left off the highway and / down the hill. At the / bottom, hang another left.

Keep bearing left. The road / will make a Y. Left again. / There’s a creek on the left.
Keep going. Just before / the road ends, there’ll be / another road. Take it
and no other. Otherwise, / your life will be ruined / forever. There’s a log house
with a shake roof, on the left. / It’s not that house. It’s / the next house, just over
a rise. The house / where trees are laden with / fruit. Where phlox, forsythia,
and marigold grow. It’s / the house where the woman / stands in the doorway
wearing the sun in her hair. The one / who’s been waiting / all this time.
The woman who loves you. / The one who can say, / “What’s kept you?”
Raymond Carver: Waiting (“Ultramarine1986).
L’autobus si è fermato e sembra quasi di vederlo Mark Linkous scendere e cercarla quella strada, l’incrocio giusto dove girare per dare un senso, una svolta alla sua vita. Fino a capire che è già troppo tardi, la mente sconvolta dai tarli della depressione quella strada diventa il viottolo dove con un colpo al cuore la si fa finita.
Vivadixiesubmarinetransmissionplot” è tutto qui e non solo. Sedici brani di struggente bellezza che hanno il sapore agrodolce di cose perdute e quello amaro di una fine imminente già scritta e procrastinata ancora per poco.
Niente più emicranie Mark, niente più pillole per il mal di testa. Si acquieta l’anima di un cavallo che finalmente dorme un sonno senza sogni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: