Soft Cell: “Non-Stop Erotic Cabaret” (1981) – di Alessandro Freschi

This tainted love you’ve given. I give you all a boy could give you. Take my tears and that’s not living, oh tainted love, tainted love”. Si sono timidamente alzate le prime luci dell’alba del 16 settembre 1977 quando, suo malgrado, il nome di Gloria Jones sale furiosamente alla ribalta della cronaca. Di ritorno verso Londra dopo una nottata trascorsa in un night-club di Berkeley Square in compagnia del fidanzato Marc Bolan, acclamato frontman della band T-Rex, la cantante statunitense al volante della sua Mini 1275 GT color viola, all’uscita di una curva sulla Queens Ride finisce rovinosamente contro il palo d’acciaio di una recensione. L’impatto è devastante e il compagno, seduto al lato passeggero, dopo essere stato sbalzato, spira tragicamente sul colpo rendendo vano qualsiasi tentativo di soccorso. È decisamente bizzarro il disegno riservato dal fato al chitarrista di Stoke Newington, uno che da sempre ha avuto terrore delle automobili e che non ne ha mai voluto sapere di prendere la patente di guida. La relazione sentimentale tra Marc e Gloria ha origine nel 1972 in occasione di un tour oltreoceano dei T-Rex nel quale la vocalist di Cincinnati (all’epoca reduce dal successo del musical “Hair”) viene coinvolta in appoggio dei glitterati paladini di Bang a Gong (Get It On).
La condivisione di una viscerale passione nel fare musica porta soventemente la coppia a collaborare in sala d’incisione e, nel 1976, prodotto e in buona parte composto dallo stesso Bolan, esce con distribuzione EMI “Vixen”, terzo album solistico di Gloria Jones. All’interno della scaletta del 33 giri trova spazio la rivisitazione di un singolo, Tainted Love, che la stessa Gloria ha inciso quasi un decennio prima. La traccia in questione, scritta originariamente da Ed Coob, bassista dei Four Preps, sembra destinata a seguire nel dimenticatoio il resto dell’intero album se non fosse che a distanza di un lustro, due giovani musicisti inglesi decidano di convertirne la primordiale essenza R&B in pulsazioni sintetiche generando una micidiale hit da dancefloors. Inaspettatamente il nome di Gloria Jones inizia a non essere associato solo ed esclusivamente ai tragici fatti di Queens Ride ma anche alle note di una delle canzoni eighty più famose. Tutto ciò mentre inizia a prendere forma l’ininterrotto spettacolo erotico dei Soft Cell.
Compagni di corso all’istituto d’arte di Leeds, Marc Almond e David Ball sono due pionieri della synth-wave di inizio Ottanta. Dediti alla sperimentazione, una volta scelto il monicker Soft Cell, salgono all’attenzione della scena post-punk albionica con un EP autoprodotto (“Mutant Moments” del 1980) che consente loro di entrare in contatto con Stevo Pearce, giovanissimo e oscuro produttore discografico alla ricerca di band emergenti in grado di “abbattere le barriere“. I Soft Cell prendono parte al primo progetto della Some Bizarre di Pearce interpretando The Girl With the Patent Leather Face per la compilation che porta come titolo il nome della label e alla quale prendono parte i semi-sconosciuti Depeche Mode, The The e i Blancmange. In possesso di una timbrica tersa e con atteggiamenti da provocante “prima ballerina“, Almond non è un artista che passa inosservato. Si diverte a giocare sulla sua immagine da ambiguo dandy e a trasgredire in ogni sua performance. Dissacrante, in bilico tra punk e glam, concentra le luci del palco tutte su di lui, lasciando all’amico David il compito fondamentale di comporre nella penombra suggestive elettro-melodie. È sufficiente la realizzazione di un primo singolo ufficiale (Memorabilia del 1981) sotto l’egida di Pearce e di Daniel Miller della Mute, affinché il controverso trademark Soft Cell inizi a circolare nelle atmosfere soffuse dei locali underground della “Grande Mela“.
È il platinato biglietto da visita per l’ingresso dalla porta principale nell’effervescente scenario new wave di inizio Ottanta. Su espresso desiderio dell’allora fidanzata di David (si narra che Marc avrebbe preferito puntare su una hit di Frankie Valli, The Night) i Soft Cell scelgono la rivisitazione di un motivo nothern-soul come secondo 45 giri da lanciare sul mercato. Mike Thorne della Phonogram annusa l’affare e decide di distribuire Tainted Love, pur criticando l’irrisorio arrangiamento del pezzo sorretto esclusivamente su basso, synth e drum machines, ma le diecimila copie del disco vendute ben presto cancellano ogni ombra di dubbio nelle stanze del potere della major. Mentre l’onda lunga del successo spinge Tainted Love al primo posto della seguitissima Top Of The Pops, scaraventando furiosamente nelle case dei “benpensantiinglesi il pesante eyeliner di Almond, il duo di stanza a New York inizia a prodigarsi nell’imbastire un primo grande disegno sulla lunga distanza. Il soggiorno nella metropoli spinge Marc e David a frequentazioni estreme, spesso in ambienti dove viene fatto abuso di stupefacenti (in una sua recente biografia Almond confesserà di aver sperperato in quel periodo una autentica fortuna per l’acquisto di extasy). Non è un caso che il 33 giri che di lì a poco sarà rilasciato prenderà come titolo il nome di un night club di Soho, il Non-Stop Erotic Cabaret”. Se vi passasse per la testa di andarvi a cercare un album che più di qualsiasi altro riesca ad amalgamare il porno con la passione, l’eccesso con l’ironia, le tenebre con l’iridescenza, sappiate cheNon-Stop Erotic Cabaret” (1981) rappresenta l’antro del vizio per antonomasia.
Un itinerario notturno all’interno di un locale poco illuminato dove regna sovrano l’avvelenato odore di fumo di sigaretta e liquori avidamente consumati e dove nella perversa penombra, seduto su un appiccicoso divanetto in finta pelle, Almond appare intento nel nascondere narcisismi e fragili inclinazioni dietro le enorme lenti di un paio di occhiali da sole. Uno spettacolo dalle malinconiche tinte circensi che custodisce tutte quelle storie crepuscolari che inevitabilmente si dissolvono con il sopraggiungere della luce del sole come intimoriti vampiri: dalla relazione impossibile tra la prostituta e il suo cliente più affezionato (Say Hello, Wave Goodbye) agli imbarazzi e le solitudini che si celano dietro maschere di compiacimento (Bedsitter), dalla superficialità di esistenze privilegiate (Chips on my Shoulder) al brivido perverso dell’incontro clandestino (Seedy Films), dall’esigenza di fuggire dall’apparente tranquillità quotidiana (Frustation) e dalla noia (Entertain Me).
Registrato negli studi londinese Camden e Advisor, ricorrendo all’uso di pochissimi strumenti, Non-Stop Erotic Cabaret” può essere considerato una sorta di album seminale dal quale in modo più o meno diretto hanno attinto molte delle realtà pop del colorato scenario eighty e che contiene primordiali beat tipici della futura house-music. Sfido chiunque a non affermare di aver, anche solo per qualche momento, desiderato di varcare la soglia del proibito club gestito da Marc e David. Non sareste affatto credibili. “I am so ordinary, I have life, I have cage. I want to break a rule. I wish I could reach right out for the untouchable. Experiment with cocaine, LSD and set a bad bad example. Meet Bo Derek and be her Tarzan. Reach, reach out out. Live, live, live”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: