Shane Smith & the Saints: “Geronimo” (2015) – di Claudio Trezzani

Ultimamente mi sono messo a pensare a quali potessero essere i nuovi classici della musica americana. Quali dischi potessero rappresentare delle vere fonti di ispirazione per le generazioni a venire di musicisti e fans quali pietre miliari che non dovranno essere mai dimenticate e che vanno debitamente celebrate. Oggi la vera rivoluzione nella musica americana, secondo me, è guidata dagli artisti che hanno deciso di voltare le spalle alle grandi etichette e al music business delle radio e delle tv per dare sfogo alla propria creatività senza vincoli di mercato o della moda, aiutati ovviamente da piccole case discografiche indipendenti e da produttori lungimiranti. Una rivoluzione che abbraccia il country, il rock, il folk e il blues in un’onda che, anche grazie a questo mondo super connesso, ha travolto le orecchie di milioni di fans in tutti gli Stati Uniti e sbarcando ora da questa parte dell’oceano. La rivoluzione del moderno country ha come padri putativi i riferimenti del passato: Waylon Jennings, Johnny Cash, Willie Nelson, Charlie Daniels per fare alcuni nomi, ma oggi il metro di paragone si va aggiornando e nuovi musicisti emergono, diventando a loro volta ispirazione. Non voglio investire Shane Smith & the Saints, la band di cui vi sto parlando, di eccessiva responsabilità, questi ragazzi di Austin, Texas sono giovani e avranno tempo di continuare il loro percorso, ma quando hai per le mani una registrazione di tale bellezza musicale e poetica, non si può dire solamente “che bel disco”.
Questi ragazzi hanno pubblicato il loro capolavoro
, da cui tanti potranno ispirarsi perché trattasi di un sound originale, una registrazione lunga (15 pezzi per quasi 1 ora di musica), ma in nessun momento di questo disco vi verrà voglia di smettere di ascoltare. Non esagero affatto, ho ascoltato e riascoltato questo disco così tante volte che il sapere che schiere di appassionati di rock e country, ma anche solo di musica americana, non li conosce mi rattrista profondamente. Ci sono band celebratissime dal mainstream, che non hanno mai nemmeno creato un decimo della bellezza di un solo pezzo di questo disco. Gli Shane Smith and The Saints sono al terzo lavoro in studio, oltre al meraviglioso live registrato in presa diretta nel deserto, vicino alla città fantasma di Terlingua, Texas. Sono maturati, migliorati e dal vivo restano uno degli act più infuocati degli States, tanto che quando fecero uscire nel 2015 questo “Geronimoraggiunsero, secondo me, la perfezione, l’attimo in cui con le stelle allineate nel cielo notturno del deserto, la musica scorreva come spinta da una magia. La band, oltre che dal leader alla voce e alla chitarra, era composta da Bennett Brown al violino, Chase Satterwhite al basso, Timothy Allen alle chitarre e da Bryan McGrath alla batteria. Oggi alcuni membri sono cambiati ma la qualità del sound è la stessa. Anche la copertina è molto bella, ci troviamo fra le mani un gioiello uditivo e visivo al contempo.
Geronimo” inizia con un pezzo che conquista subito le orecchie e la sensazione di essere di fronte ad una band dal talento unico non ci abbandonerà più. L’incipit di The Mountain è affidato alla splendida voce di Shane Smith ed a un coro a cappella per esplodere successivamente anche grazie al geniale lavoro al violino di Bennett Brown. Un brano country-folk ma con un’energia che arriva dal blues rock. Un mix di influenze che fa uscire dagli speaker dello stereo un suono originale e di una notevole intensità. Il testo è una vera poesia di vita, narra delle miniere di carbone e delle tragedie che si sono succedute nelle loro viscere. Bellissimo anche il finale che riprende il coro iniziale, immergendoci in una malinconica energia. Non c’è il tempo per assaporare la prima traccia, che già inizia la seconda, All I See Is You. Il violino si intreccia alle chitarre, la ritmica è serrata, non ti molla più fino ad esplodere in un assolo da lasciare senza fiato. Il tutto fa da cornice ad una splendida poesia d’amore. E siamo solo al secondo pezzo. Oil Town prende l’avvio con uno splendido e molto folk suono di armonica e chitarra acustica, ma è la voce che di Shane che ti entra dentro e ti accompagna in questa storia texana. Un pezzo dal sapore springsteeniano, del periodo migliore. New Orleans è un inno alla musica della Crescent City, la storia di uno schiavo liberato che vuole andare nella città dove “alla domenica in Congo Square, il ritmo non muore mai. Un pezzo solare e pieno di pulsazioni, dove come al solito è il violino a menare le danze.
Nel periodo dell’uscita di questo disco, i “sapientoni” della critica catalogarono la Band come un clone dei
Mumford & Sons. Ecco, la profondità del suono e della visione musicale di questo disco avrebbero meritato maggiore considerazione; le ispirazioni di Shane Smith And The Saint magari potranno essere vagamente simili ad altre Band, ma le analogie si fermano qua. La ballata country, intrisa di whiskey e malinconia, non poteva mancare in un disco di Texas Music ed ecco Whiskey & Water. Acustica ma piena di carattere, è un testo sulle tentazioni, versi che hanno il sapore del vecchio west, dei saloon e delle cavalcate al tramonto. La lotta contro i demoni continua in Right Side of the Ground e la voce di Smith emoziona, intensa ed evocativa, mentre il violino affonda il coltello nella piaga. Una prestazione del cantante davvero eccezionale, un pezzo all’apparenza musicalmente semplice ma di una forza lirica potente e difficilmente dimenticabile. Affrontati e sconfitti i demoni, nella cavalcata country rock di I Can Hear Him Now, con il violino dipinge note e la ritmica è perfetta nel guidare il pezzo a due velocità, tra il rock e il folk, il country e il blues. Shane ha chiuso il diavolo dietro la porta della cantina ma lo può ancora sentire e noi godiamo del lavoro della band che rasenta la perfezione. Suzannah ha uno sfondo rock avvolto col country texano, veloce, emozionante e con una storia che appare vivida ai nostri occhi. In questo brano emerge un’abilità narrativa di prim’ordine alla stregua dei grandi cantautori del passato.
Abilità che appare in tutto il suo splendore anche nella successiva Crockett’s Prayer, dove la storia diventa protagonista, la storia del Texas. Questo pezzo di country folk, nel quale si apprezza vieppiù la splendida voce di Shane Smith, diventa quasi un inno pieno di orgoglio per la propria terra, per gli eroi che crearono questo stato così bello e fiero. Il Texas è sempre protagonista, fonte di ispirazione costante nella musica di Smith: un posto amato in cui tornare dopo tutti i viaggi della vita. Così Lord Bury Me In Texas diventa una dichiarazione d’amore per una terra che è più di una mera espressione geografica: è casa, vita, spirito, usi e tradizioni. Il pezzo è malinconico al punto giusto, mai triste; l’intrecciarsi di dobro, violino e chitarra elettrica è magia pura. Stupenda. Ma è con la composizione successiva che, a parere mio, la band raggiunge il climax di questo disco stupendo. Born & Raised è una ballata cantata a due voci con la bravissima Haley Cole. Un pezzo pressoché perfetto, intenso ed emozionante. Una dichiarazione d’amore di un uomo e una donna, nati in famiglie texane così simili, manifestano con orgoglio e amore le proprie origini, le usanze e le storie vissute. Confesso che questo pezzo, durante l’ascolto del disco, lo ripasso varie volte. Non ne ho mai abbastanza e mi emoziono ogni volta. Anche When All is Lost è una ballata intensa e passionale nella quale la voce di Shane Smith regala una prestazione commovente. Un pezzo lento ma mai melenso o banale.
Runaway Train
è l’ennesimo folk che il violino e la ritmica trascinano in una splendida e solare cavalcata country. Un’altra canzone d’amore, ma questa volta l’autore spera d’essere seguito in quel treno in corsa rappresentato dal viaggio continuo in cui si è trasformata la sua vita in giro per il mondo a suonare la sua musica. What a Shame è un altro pezzo emozionante, il testo ci parla dell’afflatto verso una vita che valga la pena di essere vissuta, qualcosa di diverso dall’arida ricerca della materialità e dei soldi derivanti dal successo. Come al solito l’ugola di Shane Smith prende il proscenio e assieme ad una ritmica incalzante, regala un altro pezzo meraviglioso, impreziosito da un arrangiamento da fuoriclasse. Il disco si conclude con la title-track e se pensate che il meglio sia passato, vi sbagliate. Geronimo è un brano splendido, intenso. Altro arrangiamento dalla bellezza scintillante, versi sorretti dalla solita ritmica battente e dal duetto voce e violino da mozzare il fiato. Un pezzo dal sapore antico, una dedica al grande capo Apache che ha una doppia valenza nelle intenzioni della band: un tributo ad un grande uomo ma anche una promessa che il gruppo, nonostante le difficoltà, continuerà a perseguire il suo sogno e ad andare avanti. Il finale con il crescendo di violino e il successivo assolo sono arte pura. Bellissimo.
Degna conclusione di un grande disco che, secondo chi vi scrive, è degno di entrare nel novero dei nuovi classici della musica popolare americana, scritto e suonato da una band ancora sottovalutata ma che merita di stare nell’empireo dei grandi nomi della scena country rock come Cody Jinks, i Whiskey Myers, gli Steel Woods o Chris Stapleton. Ultimamente Shane Smith and the Saints hanno ricevuto la meritata attenzione del mondo dell’intrattenimento grazie a Taylor Sheridan che con la sua serie tv “Yellowston(splendido western moderno con Kevin Costner), ha inserito nelle colonne sonore succedutesi nel corso degli anni tantissimi artisti indipendenti. Infatti, nella prossima programmazione della serie Tv, ancora inedita in Italia, anche la Band di Smith sarà tra i protagonisti. Il Texas, da sempre fucina di grande musica, può senza dubbio aggiungere alla sua ideale “Hall of Fame, anche questo “Geronimo. La band, dopo questo disco, non ha abbassato la guardia anzi, ha sfornato un altro lavoro stupendo, Hail Mary” (2019) e da poco, come vi avevo anticipato, anche un bellissimo “Live from the Desert” (2021), in presa diretta dal deserto texano. Dopo un disco come questo è difficile mantenere alta la qualità e continuare ad essere fedeli a se stessi e al contempo originali. Complimenti a questi ragazzi di Austin, Texas, lo meritano davvero. Buon ascolto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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nel blog trovate la versione inglese di questo articolo a questo link:
https://trexroads.altervista.org/geronimo-shane-smith-and-the-saints-2015-english/

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