Setak: “Alestalé” (2021) – di Gabriele Peritore

Setak è un nome d’arte, uno pseudonimo, un soprannome, che il musicista Nicola Pomponi ha scelto perché ha un richiamo suggestivo legato alla parola “setacciar“, l’antico mestiere svolto dai suoi antenati abruzzesi. Questo suggestivo richiamo ispira anche una domanda altrettanto suggestiva: che suono emette un setaccio? Forse lo stesso suono della rete a maglie strette, lievemente scrollata, per filtrare la farina e separarla dalle grossolane scorie. Forse ancora quello delle foglie delle palme che filtrano i raggi di sole e creano un’illusione d’ombra; ombra che per le anime accaldate, d’estate, non è mai abbastanza. Probabilmente, però, il suono che più si avvicina è quello della terra che filtra l’acqua dopo la pioggia incessante e lascia passare ogni goccia per i vari strati di terreno fino alle profondità più estreme. A Setak non serve nemmeno andare così in profondità. Basta sfogliare appena le prime zolle di terra, basta un piccolo sguardo oltre la tradizione culturale, per trovare musicalità diverse.
Che siano blues o soul, che siano rock o pop, non ha importanza, la cosa importante è che, setacciando setacciando, scopre che il suo dialetto d’origine, dell’entroterra pescarese, si fonde perfettamente con sonorità provenienti da tutto il mondo. Come se l’Abruzzo fosse l’ombelico del pianeta stesso. E forse, in questo secondo progetto discografico solista della sua carriera, “Alestalè” (2021) – in abruzzese “Subitosubito” – uscito nel mese di maggio per Cazzimma Dischi, la sensazione è che sia davvero così, grazie anche al prezioso contributo di Fabrizio Cesare in fase di composizione e produzione. Un disco dallo spiccato sound internazionale ma che ha radici profondamente territoriali, di un luogo in particolare, il luogo della memoria del musicista stesso. Dopo anni passati da compositore per altri musicisti di livello, Setak, finalmente, ha deciso di mettersi in proprio, come un antico setacciatore, per esprimere le idee musicali depositate in fondo al suo bagaglio di esperienze, tirando fuori un lavoro originale e coinvolgente.
Fresco, di una freschezza stilistica, e di una frescura, in grado di riparare dall’afa estiva. Dedicato ai cambiamenti che la vita impone e al tempo che passa, ai cambiamenti cercarti e a quelli subiti. Ai sentimenti, dolci o amari, che questi cambiamenti scolpiscono sulla pelle e alla voglia di godersi questa vita che scorre in fretta. Con il giusto equilibrio tra momenti malinconici e sferzate più intense, che lasciano la voglia di godersi la grana fina di questi dodici brani per nutrirsene a lungo. Progetto impreziosito dalla presenza di amici artisti come Fabrizio Bosso, Francesco di Bella e Mimmo Locasciulli che donano il loro sensibile contributo.

Hanno collaborato: Nicoletta Nardi, Carlo di Francesco, Matteo di Francesco,
Stefano Cesare, Nazareno Pomponi, León Pantarei, Vincenzo Pomponi,
Massimo Fumanti, Margot Cianfrone, Emanuele Carulli, Valerio Pompei,
Giuseppina Ferrante.

Tracklist: 1. E indande pjove. 2. Alestalé. 3. Picchè. 4. Quanda sj ‘fforte.
5. Jù ‘nderre. 6. Coramare. 7. Aspitte aspitte. 8. Ninn’è ‘cchiù.
9. Ma tu mó chj vvu’ da me. 10. Facile. 11. Camillo. 12. Lu juste arvè.

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