Sam Gopal: “Escalator” (1969) – di Marco Fanciulli

Oggi vi voglio parlare di “Escalator” di Sam Gopal, un album al quale si può attribuire l’etichetta di Culto con la C maiuscola. Il disco uscì nel 1969 ed era qualcosa di completamente inedito per l’epoca: un rarissimo prodotto di dark-psichedelia con le tablas al posto della batteria. L’album ruota attorno a due figure significative: la prima è il misterioso Sam Gopal, percussionista nato in Malesia di cui si conosce poco e che in seguito scomparve come era apparso; la seconda è Lemmy Kilmister. Sì parliamo proprio di quel Lemmy che diversi anni dopo sarà leader dei Motorhead. Complice l’Oriente, Sam Gopal concepisce un album fuori da ogni convenzione e, mediante l’apporto delle tablas, caratterizzato da un sound di matrice psichedelica ma verso una deriva tra un’atmosfera oscura e una suggestione mistico-orientaleggiante. Ideale per un’esperienza tantrica, ma rivolta verso i misteri più oscuri dell’esistenza. Prima di passare ai singoli brani è d’uopo sottolineare il talento compositivo del futuro leader dei Motorhead, autore di vari pezzi dell’album; parliamo di una scrittura compositiva già matura ed articolata, tutt’altro che acerba e incompleta. Il Lemmy dei Motorhead è già pronto con la sua vena creativa per altre avventure.
Introduce con prepotenza l’album il primo brano, Cold Embrace, ed è un trip dominato dalla potente voce di Lemmy che tiene insieme tutto. Dark Lord è un brano di forza straordinaria: atmosfera dark alimentata dal mantra delle tablas e dalle chitarre che si rispondono in contemporanea. Un viaggio negli anfratti del buio. The Sky is Burning: Etereo e orientaleggiante bozzetto di psichedelia trasognata caratterizzata da fraseggi di chitarra e dalle tablas sempre in primo piano. You’re Alone Now, un blues dall’andamento a guisa di Cream in acido e a tinte sempre scure, come un quadro di Tintoretto dominato dai colori scuri, dove ogni tanto affiora un lume. Grass è un brano molto significativo. Su una trama chitarristica British blues si stende un tessuto lirico a ritmo di tablas claudicanti e la voce di Lemmy è ponderata, senza impeti. It’s Only Love è un altro brano dalla struttura blues, ma più grintoso del precedente e con maggior enfasi. Tra le righe emerge un senso di sofferenza.
Escalator, la title track è la prefigurazione dei futuri Motorhead. Grintosa e impetuosa, dai toni già heavy. Tuoni e scrosci di pioggia che fanno ricordare l’inizio del primo album dei Black Sabbath; fa seguito una chitarra onirica e la voce sempre sofferta di Lemmy a dominare il tutto. Stupendo Midsummer Night Dream. Breve brano fuzz in lisergico, come una You Realky Got Me dei Kinks immersa nell’acido. Season of the Witch, la cover di Donovan, è il pezzo forte del disco, e per chi scrive è addirittura meglio dell’originale. Donovan è calato in una veste di psichedelia-dark dove le tablas e le chitarre sincopate si esibiscono in un mantra. Il tutto è impreziosito da coretti femminili soul.
Yesterlove è il pezzo più onirico del lotto, dove la voce di Lemmy evapora verso una leggerezza evanescente e un ritmo tribale di tablas fa da sfondo a spennellate di chitarra acustica. La sorpresa finale è forse il brano dotato di maggior originalità. Nella ristampa sono stati aggiunti due brani incisi all’epoca e mai apparsi nell’edizione originale. Horse. Il nome dice tutto. Una cavalcata acid-rock-blues; percussività e chitarre fuzz a mille. Back Door Man: la cover dei Doors è una bomba. Struttura fedele all’originale ma ancora più acida e intrippata; la voce di Lemmy si fa più spigolosa. Un grande Culto dell’Inghilterra underground di fine Sessanta: questo è “Escalator“.

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