Raccomandata con Ricevuta di Ritorno: “Per… un mondo di cristallo” (1972) – di Alessandro Freschi

Sullo slancio dei consensi ottenuti con la kermesse d’esordio dell’ottobre precedente, dal 6 al 7 Maggio 1971 presso le terme di Caracalla si svolge la seconda edizione del Festival Pop omonimo. Nel corso della ‘due giorni romana’ sul palco della manifestazione (il biglietto d’ingresso è di trecento lire) si alternano artisti emergenti legati al panorama rock nazionale: Lucio Dalla fresco reduce dal Sanremo di 4 Marzo 1943, il giovane batterista Stefano D’Orazio (futuro Pooh) con Il Punto, gli Osanna di Vairetti, Joel Vandroogenbroeck ed i suoi Brainticket, i Panna Fredda ed un quintetto con un moniker preso in prestito da un capolavoro letterario di Oscar Wilde: Il Ritratto di Dorian Gray. Tra i componenti di questa band molto apprezzata nella capitale, spiccano i nomi dei figli d’arte Claudio Simonetti e Walter Martino (rispettivamente discendenti diretti di Enrico, direttore d’orchestra e popolare volto televisivo e Bruno, compositore-pianista di E la Chiamano Estate) e del carismatico vocalist Luciano Regoli proveniente dai Bubble Gum ed autentico seguace della psichedelia di Arthur Brown ed i Crazy World. Un’esperienza tanto breve quanto intensa quella del ‘Ritratto’ che ben presto esaurisce il proprio fervore. Se dietro l’angolo per la coppia ‘d’arte’ si celano progetti di avvicinamento (Seconda Generazione, Oliver) alla definitiva identità Goblin, Regoli si unisce a Nanni Civitenga (chitarre), Stefano Piermarioli (tastiere), Manlio Zacchia (basso), Francesco Froggio Francica (batteria) e Damaso Grassi (sax tenore e flauto traverso) – quest’ultimi due provenienti dai Panna Fredda – per dare vita ai Raccomanda con Ricevuta di Ritorno, nome per comodità abbreviato in R.R.R.
Supportata dal manager Pino Tuccimei (Pooh 1968/1973, Osanna, The Trip, Procession), la formazione firma un contratto con la casa discografica Fonit Cetra e, a fine 1972, sugli scaffali dei negozi di dischi fa la sua comparsa il 33 giri “Per … Un Mondo di Cristallo“. È la riproduzione di un plico postale a campeggiare sulla copertina del debut act dei R.R.R.; i volti dei ragazzi in line-up trovano posto all’interno delle dentellate cornici di colorati francobolli replicando un artwork precedentemente adottato dai londinesi Free per il “Free Live!” distribuito dalla Island Records l’anno precedente. L’illustrazione all’interno della gatefold cover è affidata allo studio Up&Down, vera e propria fucina di soluzioni grafiche per il mercato discografico al quale si devono le ‘prime pagine’ di vinili storici come “Mu” di Riccardo Cocciante (pop-up di quattro pagine), “Il Giorno Aveva Cinque Teste” di Lucio Dalla, “Atlantide” dei Trip e dei 45 giri Nuvole Barocche di De Andrè e Messico e Nuvole di Jannacci. Il motivo del variopinto disegno sintetizza la trama fantascientifica del concept, i cui testi sono opera della moglie di patron Tuccimei, Marina Comin, alla quale si devono anche le trame decisamente più impegnate di “Frontiera” dei torinesi Procession.
E tu burattinaio, attento con quei fili. Se c’avessi creduto, la terra esisterebbe’. Il rientro sul pianeta Terra di un solitario cosmonauta all’indomani di una apocalisse tra pensieri, ricordi e speranze. Dalla rupe sulla quale si è arrampicato si scorgono solo le rovine di una civiltà che miseramente non esiste più. Svuotato di qualsiasi forma di vita l’orizzonte al suo cospetto è angosciosamente silenzioso. Un leit-motiv degno della narrativa del più oscuro Asimov, un abbagliante ‘fumettone’ che non prevede lieta fine; gli orditi sci-fi che lo animano fanno si che “Per un … Mondo di Cristallo” si inserisca in modo anomalo nel filone pop-progressive normalmente dissipatore di tematiche orientate sul socio-politico, classici letterari e rimandi filosofici. Civitenga imbastisce le linee guida dei motivi facendosi supportare per gli arrangiamenti dal resto della compagine, giovane ensemble che si rivela tecnicamente dotato anche se soventemente agitato a causa di discordanti visioni compositive. Questa intesa a metà tra le parti in gioco trapela nell’arzigogolato incedere del lavoro che, rimbalzando tra aperture sinfoniche, echi folk e stimolanti incursioni jazz, rischia di disorientare l’ascoltatore di turno.
La narrazione di Regoli tiene comunque alta l’attenzione, tratteggiando man mano i risvolti pessimistici della vicenda; ‘un uomo parte per una delle solite spedizioni nello spazio, ritorna sulla terra non si sa se dopo anni, ore o solo attimi, ma la terra che lui conosceva, non esiste più, c’è solo il Nulla intorno a lui, è solo in un mondo che non è più un mondo. Sale Su una Rupe, l’unica rimasta e guardando tutte le rovine, cerca di capire perché l’uomo si sia autodistrutto, si rivede da piccolo quando giocava Nel Suo Quartiere. All’improvviso un lampo nel cielo, l’unica cosa che gli ricordi ancora la vita, ma vede che dal cielo Il Mondo Cade su di lui e non riesce a reagire, guarda il sole che dall’orizzonte avanza minaccioso verso lui come Un’Ombra ma questo mondo che fu Un Palco di Marionette non gli fa rimanere altro nella mente che dei Sogni di Cristallo che si infrangono nel Nulla (Nota di Marina Conam, copertina posteriore). Come altri validi progetti seventies di genere “Per un … Mondo di Cristallo” incassa solo tiepidi consensi in termini di vendita. Ciò nonostante la band capitanata da Regoli si rivela apprezzata protagonista nelle numerose manifestazioni ‘alternative’ del periodo: dal Festival di Villa Phampili alla movimentata edizione 1972 del Palermo Pop tenutasi presso la borgata dell’Arenella, occasione nella quale il termine dell’esibizione della R.R.R. coincide con l’inizio dei tafferugli provocati dagli autonomi.
Nella primavera del 1974 la Fonit Cetra, nell’ottica di ripetere il fortunato ‘esperimento’ di due anni prima con i Delirium di Fossati, convoca la formazione negli studi romani per sottoporla alla registrazione di un provino da inviare alle selezioni per il Sanremo dell’anno successivo. La netta divergenza d’intenti tra i musicisti in line-up sulla partecipazione festivaliera straripa in una quanto mai inevitabile rottura. Di fatto la R.R.R. cessa di esistere e le strade dei musicisti si dividono irreversibilmente. Regoli dopo un’esperienza con Civitenga nel supergruppo Samadhi (“Samadhi” del 1974, album di ispirazione religiosa scritto dal poeta Eugenio Lazzareschi) si dedica alla pittura come ritrattista, fondando negli anni ottanta la Scuola di Valle di Lazzaro all’Isola d’Elba. Soltanto nel 2010, dopo aver chiamato a raccolta molti dei suoi fidati compagni di viaggio (Simonetti, Martino, Civitenga nonché il bassista Fabio Pignatelli, Lino Vairetti degli Osanna e Nicola Di Staso dei Libra) riprende in mano il progetto abbandonato trentasei anni prima ribattezzandolo La Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno (N.R.R.R.) e dà alle stampe l’interessante “Il Pittore Volante”, edito dalla label specializzata BTF. Delle molte reunion consumatesi nell’ultimo decennio quella della Raccomandata appare una delle poche in grado di offrire un risultato artistico di assoluto spessore, a tratti superiore alla storica opera prima legata al periodo d’oro del progressivo italiano. Regoli non ha dimenticato Arthur Brown e continua a truccarsi sulla scena, mostrando le caleidoscopiche facce di un istrione innamorato della musica. Uno capace di miscelare con maestria colori e note. Da artista vero.

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