Porridge Radio: “Lilac” (2020) – di Andrea Ianez

Il bar era affollato, i piccoli e potenti altoparlanti diffondevano Lilac dei Porridge Radio e immagini ossessive nutrivano le visioni degli irrequieti. Quell’uomo appoggiato al bancone con la maglia logora sui gomiti era morto ormai da tempo ma oscillava la testa seguendo le dissonanze stridenti del brano fino alla psichedelia. Il barista canticchiava una vecchia canzone dialettale mentre il caffè traboccava dalla tazzina, incurante della voce di Dana Margolin che ripeteva come fosse un mantra: “sono gentile, sono ‎‎gentile, sono gentile, sono gentile, sono gentile…”. La gente si muoveva freneticamente, scomposta, vittima della propria urgenza. Correre e correre ancora per non andare da nessuna parte. Correre per paura di fermarsi ed accorgersi di stare bene. I bambini, messi al mondo per tramandare diffidenza urlavano per gioco ed il gioco tendeva i nervi di tutti i presenti. Il musicologo si domandava se ciò che stava ascoltando fosse da incanalare nel post o nell’indie-rock parlando ad alta voce, gesticolando e porgendo l’orecchio in una teatrale interpretazione delle proprie insicurezze. Il barista sudava e sorrideva a tutti e a tutti augurava di passare un buongiorno contrastando l’odio naturale della mattina. La donna con gli occhi perfetti, le labbra rosse e pronunciate e i capelli d’autore mosse un passo e tutti gli uomini si girarono per guardarle il culo. Lei chiese una spremuta al banco e abbassò lo sguardo domandandosi se il tempo impiegato a curare la bellezza del proprio viso fosse in realtà tempo perso. Gli imprevisti musicali di Lilac stupivano gente troppo assuefatta all’abitudine per accorgersi di poter chiudere gli occhi e iniziare a viaggiare.
Un uomo con un grosso tumore sulla fronte gridò: “il solito !!!” si sedette al tavolino e aprì il giornale, lo scosse all’aria, lo poggiò sul tavolo, imprecò contro il governo e poi lo richiuse cercando approvazione negli occhi degli altri clienti e perché no, anche del barista… La porta cigolava, il tossico si grattava le mani e l’amante di qualcuno aspettava il suo turno come era abituata a fare. Un colpo di tosse, il rumore del morso al cornetto, suonini elettronici a ricamare le trame acide delle chitarre. Il cane annoiato legato alla gamba della sedia pisciò sul videopoker e il la “scatola dannata” gli strizzò l’occhio pisciando sulla dignità del padrone, tutto sembrava essere perfetto. Una bomba esplose dall’altra parte del mondo, le immagini passarono sullo schermo silenziosamente: “oddio che tragedia…” le braccia si allargarono, si richiusero velocemente al tempo scandito dell’interesse e niente più accadde. Il barista batteva numeri sulla cassa, gli spiccioli cantavano, la carta diventava moneta e la ruota riprese a girare. Dana Margolin musicò i suoi tormenti con in gola le vibrazioni di Robert Smith, l’anima di Grace Slick e il cuore che pompava nelle vene una fluida Jehnny Beth. Il pazzo aveva un dito magico che piegava in modo innaturale e beveva sambuca schioccando le labbra più forte che poteva mentre gli occhi del prete scivolarono nella scollatura di un’adolescente.
Lei lo notò e lo guardò con rabbia e soddisfazione, lui chiese scusa a Cristo, la riguardò un’ultima volta, giusto il tempo necessario per pensare: “che puttana !!!”. Uno scarafaggio raccolse briciole evitando le scarpe, schivando i giganti, desiderando un paio d’ali mentre la mosca moriva in un singolo fatale applauso. Intanto fuori aprile si comportava da stagione: la primavera vorrebbe essere un anno e l’anno non aspetta altro che finire per paura che gli eventi lo coinvolgano in qualcosa di talmente brutto da essere ricordato per sempre. I Porridge Radio scatenano emozioni contrastanti e opposte ponendole sullo stesso piano. Le armonizzano rendendole un unico sentimento e quando un brano finisce, in un secondo di silenzio ogni cosa torna ad occupare il proprio spazio. Il barista salutò tutti e intanto ricordò quando si prometteva che avrebbe fatto grandi cose. Ripensò a quando credeva di avere ancora tempo e mandava a fare in culo il futuro… Poi disse ad un cliente abituale: “avrei potuto fare grandi cose” e così mandò a fare in culo il futuro e il passato, il cliente alzò le spalle, uscì dal bar e fermò il traffico con una mano. Un novantenne entrò fischiando, poggiò le rughe in un piatto di pasticcini alla crema: avrebbe voluto vivere altri novant’anni solo per fare dispetto ai parenti avidi. Un furgone gridò offerte commerciali e slogan politici che si infilavano nel bar mischiandosi tra loro, diventando propaganda.
Lilac stava terminando sfuggendo dalle collocazioni temporali, dalle debolezze di genere, miscelando sonorità con trascorsi gloriosi a sintetizzazioni contemporanee. Il barista mollò un calcio al frigo per chiudere lo sportello. La morte danzò da sola, girando sulle gambe magre, rise e annuì al barista. Gli avventori uscirono, si mischiarono diventando gente e lui: “il barista” chiuse la saracinesca ed entrò in auto. Fece due chilometri canticchiando alla sorte, parcheggiò in mezzo alla strada tra i clacson di colleghi irritati. Ignorò tutti, ma dedicò una pacca sulla spalla all’uomo con la maglia logora sui gomiti che riprendeva vita, corsero ed entrarono in un palazzo, si baciarono con passione, scambiandosi saliva e altre intimità, si infilarono i passamontagna ed entrarono in banca… due colpi di pistola, l’ambulanza urlò bestemmie alla vita e il giorno dopo i clienti dovettero scegliere un altro bar dove fare colazione, un’altra stanza dove ignorarsi con rispetto, un altro luogo per i Porridge Radio.

I am, my body’s so uncomfortable / I’m not anything unforgivable
But I don’t want to do it / I don’t want to get bitter
Forget how to make you better / I want you to be comfortable

I know you’re so uncomfortable / I’m stuck, I’m stuck, I’m stuck, I’m stuck
I’m stuck, I’m stuck, I’m stuck, I’m stuck / I’m stuck, I’m stuck, I’m stuck
And I don’t know how to find / A way to make us comfortable

I want you to be comfortable / And I want to make you better
And I don’t know how to find it / And I try hard to be kind to you
I’m kind, I’m kind, I’m kind, I’m kind / I’m kind, I’m kind, I’m kind, I’m kind
I’m kind, I’m kind, I’m kind
But I can never seem to find it / Sometimes I try to hide it

I’m kind, I’m kind, I’m kind, I’m kind / I’m kind, I’m kind, I’m kind, I’m kind
I’m kind, I’m kind, I’m kind

But I can never seen to find it / I can never seem to find it
I can never seem to find it / I can never seem to find it
I can never seem to find it
I don’t want to get bitter / I want us to get better / I want us to be kinder

To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other / I don’t want to get bitter
I want us to get better / I want us to be kinder
To ourselves and to each other.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: