Pieter Nooten: Stem” (2018) – di Natale Biondo

“Stem” (2018) è il quarto affascinante album solista di Pieter Nooten, uscito per la Rocket Girl, etichetta indipendente britannica che pure ha pubblicato lo scorso novembre “Se Dire Au Revoir”, lavoro introspettivo di intensa delicatezza composto, arrangiato e mixato anche in questo caso con un Mac Book Pro. Nooten – musicista e compositore olandese già frontman della cult band Clan of Xymox con cui ha realizzato due grandi album: “Clan of Xymox” (4AD 1985) e “Medusa” (4AD 1986) – è stato affiancato per la realizzazione di “Stem”  da Stephen W. Tayler, ingegnere ed artista del suono britannico noto per il suo contributo ai lavori di Kate Bush, Suzanne Vega, Peter Gabriel etc. La collaborazione di Tayler, che si è occupato del missaggio e della produzione del progetto, è stata determinante per la felice riuscita del disco, tanto che la partnership artistica Nooten/Tayler è stata considerata in U.K. uno dei fatti più intriganti nell’ambito della musica ambient/sperimentale contemporanea.
“Stem” è il primo album di Nooten dai tempi di “Haven” (
Rocket Girl 2013) che di per sé è stato il terzo di una trilogia di opere prodotte interamente usando un Macbook, è una esplorazione in cui Pieter ha indagato le possibilità emotive di un uomo che lavora da solo in digitale) ed è senza dubbio la migliore prova solista di Nooten dai tempi di “Sleep With The Fishes” (4AD 1987), indimenticabile cult album senza tempo, nato dalla collaborazione con il compositore canadese Michael Brook. Questa esperienza gli ha permesso di trarre inaspettata tranquillità e sottigliezza minimalista dalla musica dei Clan of Xymox, aprendo pure la strada a molti dei pianisti moderni che hanno seguito le sue orme. Nooten è un esperto nella creazione di paesaggi sonori autunnali, essenziali ed a volte malinconici, animati da ritmi scarni tipici del minimalismo, che incoraggiano l’uso della nostra immaginazione senza effettivamente fornire  un testo. Composizioni di tale natura ricordano a volte l’opera di Johann Johannsson, John Foxx o del pianista Lubomyr Melnyk. Il duo Nooten/Tayler espande in “Stem” ciò che musicalmente il primo ha ereditato dalla sua collaborazione con il maestro dell’ambient Michael Brook.
L’utilizzo di macchine, pianoforti rari e chitarre trattate, nonché un trio d’archi diretto da Stefano Guzzetti e composto da Simone Soro al violino, Giulia Dessy alla viola e Gianluca Pischedda al violoncello, crea un risultato armonico finale onirico, equilibrato ed avvincente. Fieldz, brano d’apertura, giocato tutto sulla costruzione lenta del violino e su suoni ipnotici, dà il via a questo viaggio sensoriale  nella musica di Nooten; a seguire Quarter Moon, con la presenza del pianista Ian Ring che compare anche in Epicural, “song che non suonerebbe male cantata da Paul Buchanan” ( The Blue Nile).  La parte centrale dell’album include alcuni dei passaggi più intensi, come il desolato Freefall e la ciclica Variation in F# Minor, con il violoncello di Lucas Stam, che conferisce alla traccia un tono cupo e riflessivo e consente al pianoforte di prendere il sopravvento… ma è tutto il lavoro che è confezionato in modo perfetto. Potremmo scrivere che “Stem”, trent’anni dopo “Sleep With The Fish”, rappresenti la destinazione artistica finale di Nooten, antitesi ai ritmi  sempre di più inspiegabilmente sfrenati dei nostri tempi. Un disco per sognare.

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