Paul Rodgers: “Muddy Water Blues: A Tribute To Muddy Waters” (1993) – di Alessandro Gasparini

Se la fine degli anni sessanta e settanta sono stati a dir poco gloriosi per Paul Rodgers, gli ottanta e i primi novanta hanno senz’altro segnato un periodo sotto tono. I Bad Company si fermarono nel 1982 con “Rough Diamonds”. L’anno seguente arrivò il primo album da solista “Cut Loose” in cui Rodgers si cimenta con tutti gli strumenti (basso, batteria, chitarra e tastiere), mentre i The Firm furono un esperimento al fianco di Jimmy Page che non rispettò del tutto le aspettative. In seguito, i The Law non saranno mai veramente una band ma più una collaborazione con Kenney Jones che presentava per lo più materiale di altri autori. Così, nel 1993 l’ex frontman dei Free volle cambiare registro e alzare il tiro, tornando alle radici blues. Per “Muddy Water Blues: A Tribute To Muddy Waters”, Rodgers mise su una squadra formidabile con numerosi chitarristi leggendari. Ma anche la band a supporto era decisamente talentuosa, con Jason Bonham alla batteria, Ian Hatton alla chitarra ritmica e Pino Palladino al basso. Si comincia con l’unica composizione originale, la title track Muddy Water Blues. La canzone in realtà è sia incipit che coda dell’album, con la versione acustica che dà il via alle danze. La sensazione percepita è quella del delta blues e dello swamp, con gli emozionanti cori di Alexandra Brown, Carmen Carter e Jean McClain. Alle sei corde c’è niente di meno che Buddy Guy, con lo stesso Rodgers alla chitarra per accompagnare la sua voce calda e rilassata.
Louisiana Blues è la prima delle tracce elettriche che colpiscono duro, forte del riff di Trevor Rabin e di un sensazionale assolo di armonica di Jimmie Wood. Mentre I Can’t Be Satisfied parte con il funky di Brian Setzer prima di trasformarsi in un classico stomp blues, Rollin Stone marca un’affascinante melodia blues classica, accompagnata dal timbro vocale che riporta alla memoria Mr Big (1970) dei Free. A suonare qui c’è un signore che si chiama Jeff Beck, il quale rimane a bordo anche per Good Morning Little Schoolgirl, memorabile traccia scritta da Sonny Boy Williamson. Se Rodgers modula la voce come solo lui sa fare, quando arriva per Beck il momento di lasciarsi andare ne vien fuori un superbo assolo, discreto e pieno di atmosfera.
La prima delle tracce di Willie Dixon è la seguente Hoochie Coochie Man, un evergreen che deve essere stato suonato da quasi tutti i musicisti prima menzionati, ma che risulta ancora una volta fresco nelle mani di Rodgers e Steve Miller, ospite di turno con Jimmie Wood che torna con l’armonica. She’s Alright presenta l’Hammond di Ronnie Foster e di nuovo Rabin alla chitarra, mentre Standing Around Crying riprende uno standard rock blues che può ricordare i primi Led Zeppelin. In tal caso, David Gilmour è autore di un’ottima performance con bei tocchi e un piacevole assolo. Ancora l’uso dell’organo Hammond, questa volta suonato da Paul Shaffer, conferisce alla canzone maggiore profondità. Dal punto di vista vocale c’è tanta affinità con quel taglio blues di Goin Down Slow, presente sull’album di debutto dei FreeTons of Sobs” (1969) sul quale vi era anche The Hunter, qui riproposta con Slash alla chitarra.
She Moves Me è un pezzo più lento con la partecipazione di Gary Moore, “guitar heroche regala al brano una notevole caratura. Lo swing viene infine alla ribalta con I’m Ready, dove la sinergia con Brian May pone le basi per il progetto Rock Therapy (nel 1996, con Charlie Watts alla batteria) e la successiva collaborazione di Rodgers con i Queen dal 2004 al 2009. Terza e ultima traccia di Willie Dixon è I Just Wanna Make Love To You, che vive della trascinata performance vocale unita ancora alla chitarra di Beck. Seguono quindi Born under A Bad Sign di Albert King con Neal Schon (Santana, Bad English e Journey) e la ripresa di Good Morning Little Scoolgirl in versione elettrica con Richie Sambora (Bon Jovi). In chiusura, come anticipato, ritroviamo Muddy Water Blues in elettrico con la seconda prova di Schon.
Curiosità da segnalare, le prime stampe vennero vendute con un disco bonus che vede Rodgers, Bonham. Palladino e Hatton rivisitare alcuni vecchi brani dei Free e dei Bad Company. Nonostante Muddy Water Blues: A Tribute To Muddy Watersfosse stato registrato in diversi studi, a causa dei molti ospiti, il produttore Billy Sherwood riuscì a mantenere il suono abbastanza omogeneo lungo tutto l’album. A tratti si ha infatti l’impressione di ascoltare una vera e propria jam dal vivo, in particolare nei brani più lunghi. SI tratta di un disco che farà felici molti, dagli appassionati del blues a quelli dell’hard’n heavy, dai nostalgici dei Free ai cultori delle big band. Dalla prima all’ultima nota è evidente quanto sia traboccante l’amore di Rodgers per il blues, e per ciò che questo genere ha seminato.

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