Paolo Siani: “Faces with no traces” (2016) – di Maurizio Garatti

Paolo Siani è uno dei nomi storici del Progressive Italiano, almeno da quel lontano 1970 in cui, assieme a Marco Zoccheddu e Claudio Ghiglino voci e chitarre, Giorgio Usai tastiere, Enrico Casagni basso e flauto; diede vita alla Nuova Idea, una Band che tra il 1971 e il 1973, seppur con qualche cambiamento di line up, pubblicò tre album davvero notevoli. Con Siani alla batteria presente in tutti e tre i lavori (“In the Beginning” 1971, “Mr. E.Jones” 1972 e “Clowns” 1973) la Nuova Idea seppe imporre un sound che spaziava tra l’Hard Psichedelia della lunga e bellissima Come come come e brani più Pop oriented in stile New Trolls; è quindi con piacere e interesse che andiamo ad ascoltare il nuovo disco di questo artista che, dopo il brillante “Castle, wings, stories & dreams” del 2010, si presenta di nuovo a tutti coloro che hanno sempre apprezzato il suo drumming fantasioso e preciso.
“Faces with no traces” è un lavoro molto affascinante, con il quale Siani si mette a nudo, scrivendo musica, testi e arrangiamenti e coinvolgendo nel progetto numerosi amici di vecchia data, tra i quali spiccano Giorgio Usai, Roberto Tiranti, Marco Zoccheddu e Ricky Belloni; il risultato è affascinante e poetico, e crea una sorta di ponte tra il Progressive più classico e una nuova via sonora che parte dalla World Music per giungere a un sound più complesso, fatto di partiture raffinatamente elaborate: un’ alchimia sonora di grande valore, entro la quale si possono trovare echi e specchi che rimandano suoni moderni e ancestrali, frutti di una accurata e attenta ricerca musicale.
Un album molto personale, che ci consegna una serie di visioni (otto come del resto le tracce che compongono il disco) mediante le quali Siani ci racconta il suo se stesso attuale.
Tra ritmi che arrivano da lontano, come l’iniziale No One’s Born a Hero, caratterizzata da un’introduzione di Duduk, strumento tradizionale armeno; e le pure linee Progressive rintracciabili nella seguente Welcome Aboard… il percorso musicale che si materializza nelle nostre orecchie è una limpida e fresca cascata di note tonificanti, in grado di far riemergere emozioni sopite da tempo. Molto bella anche la personalissima rilettura di Post war saturday echo, brano firmato dai leggendari Quatermass nel 1971 (un trio inglese che pubblicò un solo, splendido Album) con un Hammond da godere in ogni singola nota, preludio alla conclusiva Eriu, brano con cadenza tipicamente Folk, di alto tasso emotivo. 
Un disco da centellinare, da scoprire lentamente, lasciandogli il tempo di catturare la nostra attenzione: un’opera coraggiosa e davvero consigliata a tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

No One’s Born a Hero 5:51
Welcome Aboard 4:09
Black Angel’s Claws 6:40
Free the Borders 6:35
Rockstar 5:06
Post War Saturday Echo 7:25
Three Things 4:26
E’Riu 6:22

Foto 2

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