Paolo Pietrangeli: Quello di “Contessa” (1945-2021) – di Alessandro Freschi

Che roba Contessa, all’industria di Aldo. Han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti. Volevano avere i salari aumentati. Gridavano, pensi, di esser sfruttati’. Quello di Contessa. Quante volte, disquisendo su Paolo Pietrangeli, impulsivamente ci è parso corretto etichettarlo come ‘Quello di Contessa’? Ad oltre mezzo secolo di distanza, si è fatto quanto mai intenso e nostalgico il ricordo di quel barbuto cantastorie ribelle che inneggiava nel rosso bailamme delle agitazioni sessantottine. ‘Compagni, dai campi e dalle officine prendete la falce, portate il martello. Scendete giù in piazza, picchiate con quello. A braccetto di un rimbombante movimento giovanile e di una classe operaia ignaramente lontana dal suo paradiso, Per quella razza che Giorgio Gaber definiva malinconicamente in via di estinzione, Pietrangeli è ed eternamente rimarrà solamente quello. Ad onor del vero circoscrivere la parabola artistica del cantautore-regista romano – scomparso il 22 Novembre 2021 – alla seppur nodale Contessa o ad altre espressioni sbocciate nello stesso periodo (su tutte la cruda testimonianza degli scontri a La Sapienza romana del marzo 1968 custodita in Valle Giulia eseguita con Giovanni Marini) è da ritenersi del tutto riduttivo.
Entrato, poco più che ventenne, a far parte del Nuovo Canzoniere Italiano, collettivo di sinistra impegnato nella ricerca e nel revival della musica popolare, dopo aver composto alcuni brani (Contessa e Valle Giulia) divenuti con il passare degli anni la viscerale colonna sonora della stagione della contestazione (tracce contenute nell’album d’esordio Mio Caro Padrone Domani ti Sparo distribuito nel 1970 dalla label del NCI, I Dischi del Sole) Paolo Pietrangeli inizia a rivolgere le sue attenzioni verso la settima arte seguendo le orme del padre Antonio, affermato critico e regista cinematografico (sue le pellicole Adua e le Compagne” (1960), Fantasmi a Roma” (1961) e Io La Conoscevo Bene” (1965), morirà annegato a Gaeta il 12 Luglio 1969 sul set di ripresa del film Come, Quando, Perchè). L’esordio da aiuto-regista è al fianco di Franco Giraldi nella commedia La Bambolona (1968), con Ugo Tognazzi; a seguire tre esperienze particolarmente significative che lo vedono coadiuvare, dietro l’obiettivo della macchina da presa, maestri del calibro di Mauro Bolognini (L’Assoluto Naturale” del 1969), Luchino Visconti (Morte a Venezia” del 1971) e Federico Fellini (Roma” del 1972). Curioso si rivela nel 1974 l’incontro con il manager dei Velvet Underground, Paul Morrisey, per le bizzarre storie fanta-horror da regista Flesh for Frankenstein (1973) e Blood for Dracula” (1975).
È “Bianco e Nero” (1975), documentario commentato da Stefano Satta Flores incentrato sul neofascismo nell’Italia Repubblicana la discussa opera prima di Paolo sopraggiunta a metà settanta. Tra il 1974 ed il 1979 rilascia alle stampe un poker di long playing (tra questi gli interessanti Karimarxstrasse e Lo Sconfronto) mentre nel 1977 inensca il personale debutto sulla lunga distanza dirigendo Lou Castel in Porci con le Ali, liberamente ispirato al diario sessuo-politico scritto da Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera. Gli anni ottanta si aprono con la pellicola drammatica I Giorni Cantati” (1979), in occasione della quale raduna a corte gli amici musicisti Ivan Della Mea, Giovanna Marini e Francesco Guccini. Mantenendo inalterato un estro creativo musicale che lo porterà ad incidere in carriera qualcosa come quindici album (l’ultimo Amore Amore Amore, Amore un…” del 2020), l’interesse di Petrangeli si sposta gradualmente verso le produzioni legate al piccolo schermo in virtù del sodalizio stretto con Maurizio Costanzo. A partire dal 1982 dirige per centottantacinque volte il giornalista nel suo seguitissimo Show serale oltre che nei trentacinque episodi della sitcom Ovidio; affianca anche la moglie di Costanzo, Maria De Filippi, nel reality C’è Posta per Te e nel fortunato talent-show AmiciAldilà dell’invidiabile – e discutibile – score televisivo, a meritare una particolare menzione nel carnet di Pietrangeli si erigono una serie di reportage filmati attraverso i quali, in concorso con apprezzati colleghi, riesce ad impressionare avvenimenti che segnano la storia italiana. Dopo le testimonianze collettive L’Addio a Enrico Berlinguer e Roma Dodici Novembre 1994, dedicate rispettivamente ai funerali dell’iconica figura del P.C.I. e alla grande manifestazione contro il primo Governo Berlusconi, nel 2001, in collaborazione con Roberto Giannarelli, Wilma Labate e Francesco Ranieri Martinotti, ripercorre in Genova per Noi i drammatici fatti verificatasi in occasione del G8, raccontando della caserma di Bolzaneto, della scuola Diaz e della battaglia di Piazza Alimonda. Il primo marzo sì, me lo rammento saremo stati mille e cinquecento. E caricava giù la polizia’. Battaglia di Piazza Alimonda, battaglia di Via di Valle Giulia. Primo Marzo, Venti Luglio. Roma, Genova. Storie che si assomigliano, storie che si ripetono. Storie che Pietrangeli ha imprigionato negli arpeggi di una chitarra, tra i fotogrammi di una pellicola, per regalare loro la drammaticità incancellabile della memoria e che oggi assumono le sembianze di una inestimabile eredità. Grazie Paolo, cercheremo di farne buon uso. Grazie Paolo, per sempre… quello di Contessa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: