Ogni donna nasce Aspasia – di Gico

Ogni donna nasce Aspasia. Donna bellissima, poliglotta, colta, intelligente, sensibile e sopratutto amante di Pericle, l’uomo più importante e potente del suo tempo, l’espressione più alta della Grecia classica, quella che ha insegnato la civiltà al mondo.
E poi c’è Santippe, popolana, lavandaia, ignorante, costretta al lavoro dalla miseria e dalla necessità e donna di Socrate.

Due donne, due greche, due persone la cui memoria ha sfidato i secoli, ma perché?
Perché, per i curiosi giri che talora fa la storia degli uomini, di queste donne è rimasta imperitura memoria? La risposta più diretta, più semplice è quella di saperle l’una la donna di Pericle, l’altra la donna di Socrate. Ma non è così. Non vivono nella memoria del tempo per la luce riflessa dei loro uomini, ma per ciò che nel tempo della loro vita esse hanno fatto, da sole. Tanto diverse e tanto simili tra loro, si sono distinte dai loro compagni perché hanno vissuto, lottato e agito senza Pericle e senza Socrate ma al tempo stesso costrette comunque ad adeguarsi alla vita che i loro uomini hanno deciso per esse.

Aspasia, l’etera, l’amante di Pericle, madre di suo figlio ma che suscitava scandalo agli occhi del mondo perché di fatto se ne considerava la moglie. Santippe, la moglie di Socrate che non fa nessun mistero dei problemi che la vita con  un uomo come il filosofo le arrecava, al punto tale che ancor’oggi il suo nome coincide con l’aspetto più deteriore e becero del concetto di moglie. Una aspirava a quel ruolo, l’altra  subiva le conseguenze dure di tale condizione. Ma in realtà esse sono divenute una cosa sola, ognuna di esse incarna la stessa donna ancor oggi: ogni donna nasce Aspasia, bella giovane, piena di doti e potenzialità, alla ricerca di un amore che la completi, che la migliori. Ma poi diventa Santippe, la donna mangiata dalla vita, dalle fatiche, dall’assenza del proprio uomo, dall’essere costretta a farne talora le veci. Aspasia-Santippe hanno storie dissimili ma uguali, hanno una cosa che le accomuna sino a confonderne l’identità: sono la metamorfosi della stessa donna che ha amato un uomo, ha creduto in lui, non ha avuto paura di schierarsi al suo fianco e che alla fine ha pagato un prezzo molto, troppo caro. La derisione dei contemporanei per Aspasia, la disperazione di Santippe dinanzi alla testardaggine del suo uomo che berrà la cicuta per delle ragioni troppo difficili da capire.
Io sono Aspasia, io sono Santippe, io ho riso, io ho pianto, io ho provato la gioia e la disperazione di entrambe, attraverso la loro storia io sono loro, esse sono me, io sono tutte le donne e tutte le donne sono Aspasia e Santippe.

aspasia santippe© RIPRODUZIONE RISERVATA

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