Officina Fratelli Seravalle: “Blecs” (2021) di Ignazio Gulotta

L’opera artistica dei fratelli Alessandro e Gian Pietro Seravalle si sta ormai configurando come una perfetta e inquieta colonna sonora per questi tormentati e angosciosi primi lustri del nuovo millennio. La musica uscita dall’Officina Fratelli Seravalle, e già ce li immaginiamo come estrosi e abili artigiani muoversi con sapienza in studio fra aggeggi elettronici, manipolazioni sonore e strumenti vari, è così complessa e ricca di idee che ci induce a una riflessione sul ruolo dell’arte e della musica in particolare nel disvelarci i meccanismi perversi della contemporaneità. Dalle complesse e splendide trame sonore imbastite dai due fratelli emerge innanzitutto la consapevolezza profondamente etica del loro fare musica, che significa innanzitutto nessuna concessione al carino, al ben fatto, a un’estetica tanto asettica quanto inutile. Fanno musica perché è il loro modo di comunicare emozioni, sensazioni, idee, sentimenti, visioni. Nel loro precedente “Tajs”(Lizard Records 2019), in friulano tagli, si aprivano squarci da incubo in un futuro distopico, ora in questo “Blecs” (Lizard Records 2021), in friulano rattoppo, si vuole puntare sulla funzione catartica della musica che vuol essere in grado di mettere dei rattoppi sui ‘tagli’ del reale nei quali rischiamo di sprofondare.
Ma catarsi non vuol dire consolazione, abbellimento, anzi vuol dire prendere coscienza del male nel mondo, delle sue storture, dei pericoli per la nostra libertà. Per lenire la sofferenza dell’esistere (non dimentichiamo che Alessandro è un raffinato conoscitore e studioso di un nichilista come Emil Cioran) bisogna affrontarla, conoscerla, sprofondarci dentro. La musica può contrastare la deriva dell’entropia che «vincerà ogni inutile resistenza, abbatterà ogni barriera, lacererà ogni insignificante tentativo umano di organizzare la scissione, di garantire la durata, di superare il tempo a brandelli. Non abbiamo altro che “blec” a cui aggrapparci per continuare a respirare.», come è scritto all’interno del booklet. “Blecs” è disco tanto complesso quanto affascinante, un lungo viaggio sonoro del quale l’approccio sperimentale dei due fratelli esplora le potenzialità espressive della musica piegando a quest’ultima gli apporti ricevuti da suggestioni e generi musicali diversi. L’inizio è inqueto e conturbante: Improvviso Cristallo evoca fin dall’inizio paesaggi misteriosi e angoscianti. Siamo dalle parti di un ambient occulto, le ondate cupe dei synth ci disvelano la realtà distopica in cui siamo immersi.
Shady Business sperimenta liberamente fra improvvisazione radicale e free jazz per ammonirci che gli ‘affari loschi’ dominano la nostra vita, è un brano dominato da una tristezza di fondo, in parte data dal violino elettrico, sia pur lenita dallo splendore delle trovate musicali. Il successivo Digital Panoptikon con un’asettica voce femminile ci annuncia un mondo ordinato in cui non è permessa alcuna deviazione, in cui una musica inquieta dominata dal groove della batteria, come in Metropolis, ci dipinge un mondo controllato e implacabile come il carcere ideale progettato a fine Settecento da Jeremy Bentham. Il disco, una vera opera musicale contemporanea o, se preferite, un concept, prosegue fra momenti più riflessivi e lirici di ascendenza prog (Luce Scettica, S=K LOGW), i sussurri e i suoni oscuri di Doppelgänger, la serpeggiante inquietudine di Posto di Blocco, i droni vocali ed elettronici di Of Rain, Elder, Crickets and Breaths, dove tutto rimane sospeso in un desolato nulla riempito dalla nostra disperazione, dalla recitazione ora teatrale ora con accenti black metal di Angelus Novus su testo di Walter Benjamin. Quel che risulta alla fine è uno straordinario affresco sonoro sulla deriva securitaria e dittatoriale, una dittatura camuffata, dissimulata da imbellettamenti vari, spacciata da impegno per il nostro benessere e la nostra salute, a cui l’uomo rischia di piegarsi volentieri, compito della musica, dell’arte è mostrare le pieghe nascoste dietro le apparenze, i rattoppi che possono liberarci. “Blecs” è l’approdo di un lungo viaggio di sperimentazione musicale, un risultato che pone l’Officina ai vertici della musica sperimentale non solo italiana, un disco da ascoltare e da vivere in pieno.

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