Nina Simone: “The Montreux Years” (2021) – di Maurizio Celloni

Le recenti aperture degli archivi del Montreux Jazz Festival, a cura della Claude Nobs Fondation, in collaborazione con la label BMG, stanno facendo emergere le notevoli pubblicazioni dei concerti di grandi artisti che, a partire dagli anni 60 del “secolo breve” fino al 2000, hanno calcato quel prestigioso palco. Nina Simone non poteva mancare all’appello: ecco servito il doppio vinile “Nina Simone The Montreux Years” (2021) che contiene le registrazioni di brani eseguiti dal 1968 al 1990. L’album assume quasi un valore didascalico, spaziando dal soul al blues, dal folk al jazz. Tutta la produzione di Nina Simone è fortemente condizionata dalle emozioni provate durante la sua vita, nella continua ricerca di un benessere fisico e psicologico al punto da assumere in sé lo stile musicale che più corrispondeva al sentimento del momento. Lo stato d’animo della musicista, dai tratti del carattere fragili e, nel contempo, rivendicativi di fiera donna nera, risentiva delle ferite profonde dovute all’emarginazione del suo popolo. La cifra stilistica di Nina Simone è influenzata dagli studi classici al pianoforte, cimentatasi in seguito come cantante, dopo i suoi primi successi. Eunice Kathleen Wyamon, pseudonimo di Nina Simone adottato in onore a Simone Signoret di cui era ammiratrice, nasce il 21 febbraio 1933 a Tryon, cittadina situata nella Carolina del Nord. La comunità nera locale promosse una fondazione per la raccolta di fondi finalizzata al proseguimento dei suoi studi musicali a New York, tanto era promettente la giovane Eunice.
Nei primi anni di carriera, si esibisce come pianista e cantante nei club della “Grande Mela“, ispirandosi a Billie Holiday, orientando il suo pianismo verso il jazz. Coltiva una profonda amicizia con Malcolm X, leader delle Pantere Nere, e con Martin Luther King, incidendo canzoni dal forte contenuto politico e sociale quali Old Jim Crow e Mississippi Goddam. Lasciò presto gli Stati Uniti in polemica con forze dell’ordine che accusava di scarsa volontà nel perseguire i reati razziali, vivendo per lunghi periodi in Liberia, Egitto, Turchia, Barbados, Paesi Bassi e Svizzera. Il doppio album ripropone la sua musica e gli umori vissuti profondamente da Nina Simone nel corso degli oltre vent’anni racchiusi nelle registrazioni dei concerti a Montreux. Il primo vinile si apre con un brano di Ira e George Gershwin, Someone To Watch Over Me (Intro), tratto dal concerto tenutosi il 10 luglio 1987 al Casino di Montreux, eseguito al pianoforte da Nina Simone. Si resta immediatamente ammaliati dalla ricchezza di note che Nina sprigiona dai tasti dimostrando una notevole tecnica, accompagnata dalla forza delle emozioni che sapeva far emergere dalla musica. A seguire viene proposto un pezzo dal concerto del 3 luglio 1976, sempre al Casino, Backlash Blues, composta da Nina Simone in collaborazione con Langston Hughes (1901–1967), poeta di colore noto per il suo impegno contro il razzismo e la guerra. La musica si avvolge lenta in una spirale senza uscita. L’arrangiamento essenziale, pianoforte, basso, batteria, mette in evidenza la voce di Nina Simone, dai toni quasi declaratori: il testo diretto, senza metafore, denuncia la condizione del popolo afro-americano, utile per divenire carne da macello nelle guerre dei bianchi ma drammaticamente lasciato nella nullità dei servizi sociali di terza categoria in patria.
Si diceva che la musica di Nina riflette le fasi storiche nelle quali la pianista e cantante si trovava immersa. Infatti, il pezzo successivo, I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free, scritto da Billy Taylor, fa parte della stessa esibizione del 3 luglio 1976 e propone tematiche di forte tensione emotiva verso la liberazione dalle catene economiche e sociali dei neri d’America: “Vorrei sapere come sembrerebbe ad essere liberi, vorrei poter rompere tutte le catene che mi trattengono, vorrei poter dire tutte le cose che dovrei dire. Dillo forte, dillo chiaro (…)”. Il testo non lascia spazio a nessun fraintendimento, Nina Simone dà voce al suo popolo e la musica, anche qui essenziale, non abbisogna di fronzoli, è sufficiente il suo tocco vellutato con qualche punto esclamativo che mette qui e là pigiando con forza il tasto del suo pianoforte a sottolineare emotivamente il testo. Il concerto assume il tono del recital, nella forma del teatro canzone. Il lato A del primo vinile si conclude con See-Line Woman, composta da George H. Bass, registrato il 13 luglio 1990 al Casino. Veniamo proiettati nei ritmi ancestrali della “madre Africa“, pur narrando la situazione umana della normalità vissuta da qualsiasi donna occidentale. Il coro ripete ossessivamente “See-Line” e Nina Simone incalza, con le percussioni e il basso compulsivi, elencando le azioni stereotipate a cui le tradizioni e il potere maschile relegano alle donne, di qua o al di là dell’Atlantico. Il tempo di girare il vinile e l’atmosfera si fa dolce, quasi elegiaca, il pianoforte è tentato da un minuetto che sa di classico. Sto raccontando di Little Girl Blue (Pt 1 and 2), composta da Lorenz Hart e Richard Rodgers, estratta dal concerto del 3 luglio 1976.
Testo dal lirismo elevato, accompagnato dal pianoforte delicato di Nina Simone. Il brano trascende il concetto di concerto jazz, rock o blues: Nina Simone percorre le strade dell’arte musicale più vera, lontana dalle mode ma densa di poesia. La stessa sensazione che si prova all’ascolto del pezzo seguente, tratto dal concerto al Casino del 13 luglio 1990, Don’t Smoke In Bed, scritto da Willard Robinson. Pianoforte e voce si fondono in un vortice morbido per approdare con dolcezza tra le accoglienti lenzuola del letto. Pezzo struggente, al pari di Stars, composto da Janis Ian, dal potente lirismo, appena sussurrato all’inizio ma con un crescendo quasi rossiniano fino alla fiammella che si spegne decretando la fine della composizione. Tutt’altra atmosfera si respira nell’ultima traccia del primo dei due vinili. What A Little Moonlight Can Do di Harry M. Woods, registrata il 13 luglio 1990, conclude l’ascolto con una ventata di allegria, quasi da rivista di avanspettacolo, lustrini e paillets. tanto che anche Nina Simone se la ride divertita alla fine. Il secondo vinile inizia scintillante come non mai: African Mailman, composto dalla stessa Nina Simone e registrato il 3 luglio 1976 apre con un frizzante, irruento giro di accordi di pianoforte che ricorda le corse dei postini africani nelle immense terre del continente nero a recapitare messaggi, notizie, dichiarazioni d’amore, ai tempi in cui internet non si era ancora sostituita alla carta da lettere. Un assolo di percussioni fa trasparire il frenetico mulinare dei piedi scalzi o il saltellare di vetuste motociclette tra le piste sterrate nella missione di Apolli, alati messaggeri di vita. Just In Time, il secondo brano, di Adolf Green, Betty Comden e Jule Styne, è tratto dal concerto del 16 giugno 1968.
Il canto di Nina è quasi dolente nell’incedere vagamente fox trot del pianoforte accompagnato dalla batteria e dal basso, pulsanti e ritmici. Il pezzo successivo cambia atmosfera, inoltrandosi tra i meandri della nostalgia e dell’affermazione della consapevolezza di Nina Simone: Four Women, scritta da lei, ci parla di quattro donne di colore, piegate ma non spezzate dalla loro faticosa vita, nella quale la violenza fisica, verbale e psicologica, è la quotidianità. Una denuncia che le costò qualche critica anche nella comunità nera. “Sarah“, “Siffronia“, “Sweet Thing” e “Peaches” rappresentano l’intero macrocosmo del femminile nero di Nina, introiettato ed elaborato della coscienza. No Woman No Cry di Vincent Ford, non a caso tratto dallo stesso concerto del brano precedente, il 13 luglio 1990, è l’inno alla forza di reazione delle donne, alla disperazione trasformata in rabbia. Ogni scaletta dei concerti di Nina Simone narra storie concatenate, propone figure non tanto retoriche quanto prese dalla vita reale e offre opportunità di redenzione, talvolta inascoltate da lei stessa. E forse è questa la contraddizione che la rende unica nelle scelte musicali e nella sua tormentata esistenza. Liberian Calipso è un’esplosione di gioia che coinvolge i musicisti, presentati da Nina al pubblico che accompagna ritmando con le mani il bel brano, composto da lei ed estratto dal concerto del 13 luglio 1990.
Durante l’esecuzione si susseguono battute e gag tra la pianista e cantante e la Band, che dopo le denunce dei pezzi precedenti si concede un pizzico di leggerezza pur con un retrogusto di disillusione e cinismo: Nina non si smentisce mai! Jacques Brel le regala Ne Me Quitte Pas che Nina Simone interpreta con una profondità unica, tanto da sembrare il suo urlo disperato di donna troppe volte lasciata sola, incompresa. Con il penultimo brano, l’unico vero blues della raccolta, con tanto di armonica suonata da Claude Nobs, il gran cerimoniere del Montreux Jazz Festival. Il pezzo Montreux Blues è particolarmente intenso nella sua essenzialità tra il lirismo del pianoforte di Nina e l’armonica che accompagna con devozione. A dettare il ritmo in quel concerto del 19 luglio 1981 c’è solamente il battimano del pubblico divertito. Che grande artista è Nina Simone, capace di spaziare tra i vari generi musicali rincorrendo il sentimento provato in quel momento. E siamo all’ultima traccia del doppio vinile. Cosa c’è di meglio che chiudere l’album con il pezzo che rappresenta in tutto il mondo Nina Simone? Eccoci servito My Baby Just Cares For Me, composto da Gus Khan e Walter Donaldson. Il brano suonato al concerto del 13 luglio 1990 vibra di passione ed il pubblico partecipa calorosamente alla sincopata traccia, magistralmente interpretata. Che meraviglia! “Nina Simone The Montreux Years” è una testimonianza preziosa della musica, del carattere e della sensibilità di Nina Simone e merita l’attenzione degli appassionati delle forme musicali autenticamente popolari e profonde del XXI secolo.

Concerto del 16 giugno 1968Nina Simone: pianoforte e voce; Buck Clarke: batteria;
Henry Young: chitarra; Gene Taylor: contrabbasso; Sam Waymon: organo, voce, percussioni.
Concerto del 3 luglio 1976Nina Simone: pianoforte e voce.
Concerto del 19 luglio 1981Nina Simone: pianoforte e voce; Claude Nobs: armonica.
Concerto del 10 luglio 1987Nina Simone: pianoforte e voce.
Concerto del 13 luglio 1990Nina Simone: pianoforte e voce; Paul Robinson: batteria;
Leopoldo Fleming: percussioni; Alvin Schackman: chitarra, vibrafono, sintetizzatore.

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