New Trolls: “Concerto Grosso per i New Trolls” (1971) – di Alessandro Freschi

Raggiunta la cupola della basilica veneziana di Santa Maria della Salute un uomo estrae dalla ventiquattrore un fucile di alta precisione. Puntato il mirino dell’arma sui vetri piombati di una finestra dell’edificio dirimpetto (Palazzo Contarini) attende con trepidazione che le campane della chiesa terminino di scandire i dodici rintocchi del mezzodì per poi premere il grilletto e sparare. È questa la sequenza filmata che anticipa il finale a sorpresa de La Vittima Designata, pellicola girata nel 1971 da Maurizio Lucidi. Ripercorrendo cliché cari al ‘maestro del brivido’ per antonomasia Alfred Hitchcock (fin troppo palesi i rimandi a Stranger on a Train del 1951) il regista toscano, già al fianco di Pier Paolo Pasolini ne Il Vangelo Secondo Matteo (1964) nonché montatore di Dino Risi nel celeberrimo “Il Sorpasso” (1962), ordisce nelle brumose atmosfere di una decadente Venezia un noir dai risvolti esistenziali assegnando la veste dei mattatori della vicenda agli attori Tomas Milian e Pierre Clémenti. Ben lontano dalle colorite impersonificazioni del maresciallo Giraldi e de ‘Er Monnezza’ che lo renderanno particolarmente celebre nel poliziottesco all’italiana negli anni a seguire, l’attore originario de L’Avana rassegna una prova ombrosamente intensa nella quale si auto-doppia con garbato accento esotico; l’ambiguo doppelgänger parigino, a differenza, si mostra nelle sue tipiche vesti di seducente ed androgina creatura notturna, sfoggiando spettrali mantelli vampireschi, alimentando così la sua quanto mai triste nomea di artista tanto bello quanto dannato.
A differenza delle proiezioni di genere in voga all’epoca della sua distribuzione – dall’argentiano 4 Mosche di Velluto Grigio (1971) a Lo Strano Vizio della Signora Wardh (1971) di Sergio Martino, passando per Lucio Fulci (Una Lucertola con la Pelle di Donna” del 1971) e Mario Bava (Reazione a Catena” del 1971) – La Vittima Designata non ammorba lo spettatore di turno facendo ricorso a granguignoleschi effetti speciali ma delega il fermentare della suspense all’ottima fotografia di Aldo Toti (Ossessione” del 1943 di Luchino Visconti) ed a un commento sonoro che miscela virtuosismi orchestrali barocchi a partiture di matrice pop-rock. È il pianista di origini argentine Luis Bacalov, protagonista della scena d’autore italiana con i suoi indimenticabili arrangiamenti, ad architettare questa sorta di rivisitazione moderna di concerto settecentesco. L’esecuzione del ‘copione elettrificato’ di questa enfatica suite, che in secondo tempo etichetteremo come progressive, è opera dei New Trolls, formazione genovese composta da Gianni Belleno (batteria), Giorgio D’Adamo (basso), Vittorio De Scalzi (flauto, chitarra) e Nico Di Palo (voce, chitarra) con all’attivo due album di ottima fattura, Senza Orario Senza Bandiera del 1968, in collaborazione con Fabrizio De Andrè e l’omonima antologia New Trolls di due anni dopo contenente una manciata di 45 giri di successo. Le melodie che vanno ad incastonarsi tra i fotogrammi del film di Lucidi si rivelano ben presto l’episodio pilota di un progetto ben più ambizioso che Sergio Bardotti, storico compagno artistico di Sergio Endrigo e dello stesso Bacalov, si accinge a produrre: Concerto Grosso per i New Trolls.
To die. To sleep. Maybe to sleep. L’album, distribuito dalla Fonit Cetra e registrato negli studi romani Ortophon nel Marzo 1971, presenta sulla sua prima facciata tre movimenti che replicano, in successione, l’intelaiatura classica del concerto barocco al quale si aggiunge una ‘reprise’ del main theme, il quarto atto, dedicato a Jimi Hendrix – assoluto punto di riferimento di Di Palo – scomparso prematuramente nell’autunno del 1970. Spetta alla breve ouverture strumentale Allegro introdurre il danzante scambio di battute tra New Trolls e sezione orchestrale con reiterate sovrapposizioni di violini, flauto e chitarra. Il motivo, in realtà, non è una scrittura inedita di Bacalov ma bensì un estratto rivisitato dal soundtrack utilizzato un anno prima per la commedia drammatica Cuori Solitari”, diretta da Franco Giraldi ed interpretata da Ugo Tognazzi e Senta Berger. Adagio (Shadows) che segue, dispiega la sua romantica alchimia sulle ali di un equilibrio, pressoché perfetto, disegnato da cori celestiali, evoluzioni di archi e vibrazioni rockeggianti. È un Bardotti d’ispirazione amletica a redigere in lingua inglese quello che, a tutti gli effetti, rappresenta il cuore pulsante del disco. Sul rullo dei titoli di coda de La Vittima DesignataTomas Milian aveva tenuto a battesimo una sintetica versione embrionale del suggestivo adagio (per l’occasione battezzato My Shadow in the Dark) facendo ricorso alla personale esperienza nel mondo delle sette note che lo aveva condotto a formare una band (con il collega Ray Lovelock) e ad incidere una manciata di 45 giri (tra questi La Piazza composta da Roberto Vecchioni e Dario Baldan Bembo).
Il sipario de
Concerto Grosso cala sulla struggente armonia della cavalcata vivaldiana Cadenza – Andante con Moto illuminando di luce romantica il tramonto sulle calleselle della Serenissima con i suoi pizzicati di violino e clavicembalo. Detto del tributo al leggendario chitarrista di Seattle (Shadows – per Jimi Hendrix) che concluda la facciata, i solchi della B Side dell’ellepì sono interamente occupati da una jam di venti minuti (Nella Sala Vuota – Improvvisazioni dei New Trolls Registrate in Diretta) che vede la presenza, al fianco del quartetto base, del talentuoso tastierista Maurizio Salvi, che già dal successivo lavoro targato NT, Searching For a Land” (1972), si rivelerà elemento chiave del gruppo. Hammond, Fender, flauti tulliani e assoli di batteria imbastiscono frenetiche ed estemporanee divagazioni spezzate dal breve interludio cantato in falsetto da Di Palo Il Sole Nascerà, brano rilasciato alle stampe due anni prima come ‘retro’ del singolo Una Miniera e riproposto al Cantagiro 71.
Concerto Grosso per i New Trolls” al termine del 1971 venderà qualcosa come ottocentomila copie piazzandosi a ridosso della top ten italiana, immediatamente dietro a mostri sacri del calibro di Battisti, De Andrè, Mina, Santana, Creedence Clearwater Revival e Charles Aznavour (primo classificato con “E Fu Aznavour” del 1970), diventando un manifesto del prog rock targato Italia. Le movimentate vicissitudini di una line-up in continua metamorfosi, il sorgere di identità parallele al progetto originario (UT, Ibis, NT Atomic System), non penalizzeranno la qualità delle produzioni legate all’emisfero New Trolls che sul finire del decennio tornerà, con una formazione senza Salvi e in aggiunta Belleno e Usai, ad abitare i quartieri alti delle classifiche con il raffinato pop di Quella Carezza della Sera. Nel mezzo il tentativo, riuscito in parte, di un Concerto Grosso n°2 (1976) con Bacalov di nuovo nelle vesti di collaboratore. Ma del resto, quando mai un sequel ha superato in originalità l’episodio primordiale dal quale è scaturito?

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