Modern Stars: “Psychindustrial” (2021) – di Ignazio Gulotta

Ritornano i frusinati Modern Stars dopo il più che convincente esordio del 2020 con “Silver Needles”, che è stato recensito nella nostra rubrica Magazzini Italiani e lo fanno sempre per la label MiaCameretta Records. Come ormai ben sappiamo i quasi due anni che separano i due dischi sono stati dominati dalla pandemia e dalle sempre più pesanti restrizioni che non hanno potuto che influire sul sentire e sul vissuto di tutti noi e ovviamente anche sugli artisti. Ascoltiamo sempre più spesso opere cupe che disegnano un destino distopico per l’umanità. Anche questo bel lavoro dei Modern Stars non fa eccezione: “Psychindustrial” (2021) è un concept su un individuo che, sempre più schiacciato dalla società globalizzata, cerca di preservare la sua individualità e la sua umanità. Il disco si ispira a “1984” di Orwell e all’Huxley di “Il Mondo Nuovo”. I Nostri sposano le preoccupazioni e gli incubi espressi in questi due romanzi e ne realizzano un album dai toni scuri, evocati anche dal design della copertina, curata anch’essa dalla band. Il disco si apre con i sette minuti allucinati di Hypnopaedia, un sottofondo di sitar altera la dimensione ipnotica con la sua fascinazione orientale, mentre le chitarre e il canto di Andrea Merolle sono di derivazione shoegaze, ma a donare quel qualcosa che rende la traccia magnifica sono i lirici gorgheggi di Barbara Margani, ed è ancora una volta lo splendido intreccio e contrasto fra voce maschile, monotona e cupa, e quella femminile, che si libra con la sua voce da soprano in territori psichedelici, a creare un loop ipnotico nel quale sitar, chitarra e sezione ritmica creano un tappeto sonoro coinvolgente e magnetico.
In Throw Your Dreams Away l’andamento è da ballata post punk con il sitar a profumare l’inizio di Oriente, e il synth a dare tonalità space; segue il ragarock di Ignorance Is Strenght che ci introduce al cuore dell’album, i tredici minuti e mezzo di Indian Donna Summer, densi, meravigliosi, ti irretiscono con i loro cambiamenti minimali di ritmo, in un viaggio sonoro misterioso e psichedelico che per attitudine ricorda il kraut alla Amon Düül. Dopo la breve, ma affascinante War Is Peace, l’album si chiude con Deep Feelings che potrebbe essere una canzone dei Velvet riletta attraverso la musica modale indiana. Se “Silver Needles” ci era piaciuto e convinto, con questo “Psychindustrial” i Modern Stars fanno pienamente centro e realizzano un album di grande spessore musicale: non a caso sta ricevendo ottime recensioni anche all’estero, che li pone ai vertici della scena psichdelica. Molti i riferimenti musicali, oltre che letterari, rintracciabili fra i solchi, senza per altro inficiare i tratti di originalità di una band che si mostra molto consapevole dei propri mezzi e della strada da intraprendere. Un plauso alla produzione e al missaggio che hanno reso perfettamente distinguibile e caldo il suono degli strumenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://modernstars.bandcamp.com/album/psychindustrial

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: