Mississippi John Hurt: “Today!” (1966) – di Maurizio Celloni

Anche il blues ha avuto i suoi Cincinnato. Il caso più emblematico è quello di un umile contadino John Smith Hurt, nato a Teoc e vissuto ad Avalon, Contea di Grenada, paesino che contava un pugno di case nella sconfinata e fertile distesa del Delta Mississippi. La prima etichetta discografica che gli diede l’occasione di incidere i suoi 78 giri, la Okeh, decise di cambiare il nome in Mississippi John Hurt per dare maggiore risalto alle sue origini. Nato nel 1892 (o nel 1893, la data non è certa), imparò a suonare la chitarra da autodidatta, ascoltando i vecchi musicisti, ma non quelli che proponevano i blues piccanti suonati nei juke joint, non ce n’erano dalle sue parti, bensì i contadini che la sera si rilassavano suonando e ascoltando deliziose canzoni della tradizione popolare, così alla buona, davanti alle porte delle poche case dove il ritmo era cadenzato dallo scricchiolio delle vecchie e immancabili sedie a dondolo. Questa sua condizione defilata rispetto ai percorsi più redditizi delle altre zone del Delta, e la sua indole bonaria gli consentì di sviluppare uno stile personale, accarezzando le corde della sua modesta chitarra, regalatagli dalla madre che intuiva il suo talento, con gentilezza accompagnata da un arpeggio arioso, preciso nel tocco ritmato della corda bassa, ma ricco di armonie accattivanti giostrate nelle corde alte.
Al canto non usava iperboli vocalifalsetti o yodel come usavano fare i colleghi per attirare l’attenzione degli avventori dei juke joint, più interessati al moonshine o al micidiale canned heat e alla chiacchera alticcia favorita dal consumo smodato di questi alcolici a basso costo che non alla musica. Il ragazzo era piuttosto bravo e veniva spesso invitato a suonare alle feste e sagre in zona. Mise in piedi anche un duo con il violinista bianco, contadino come Hurt, Willie Narmour suonando dopo il duro lavoro nei campi. L’eco delle note autentiche suonate dai due si propagò oltre i confini della Contea ed arrivò alle orecchie dei manager della Okeh, etichetta discografica dedicata alla musica del deep blues, quello delle origini e destinato prevalentemente ad un pubblico negro. Fu così che lo convocarono prima a Memphis e poi a New York nel 1928 dove registrò alcune tracce che sono divenute classici più volte suonati da molti musicisti fino ai giorni nostri, basti citare Candy Man, Stack O’ Lee, Frankie, Praying On The Old Camp Ground, Got The Blues Can’t Be Satisfied, Avalon Blues.
Non ebbe il successo che meritava e le vendite dei suoi dischi furono molto deludenti: la grande depressione del 1929 mordeva alle caviglie e il pubblico amava i ballabili e gli effetti speciali dei suoi colleghi piuttosto che quella musica, dolce e complessa, adatta al puro ascolto e non al ballo sfrenato. Così, come Cincinnato, tornò ad Avalon, nella sua casetta, riprendendo il lavoro del contadino e del distillatore illegale di moonshine. Qualche volta suonava per gli amici, alla sera dopo il lavoro o a qualche festa di compleanno dei vicini di casa. Insomma, fece una vita di fatica, ma serena. Un giorno assolato del 1963, due giovani studenti e ricercatori, Tom Hoskins e Mike Stewart, innamorati delle note uscite da un vecchio 78 giri, dopo aver individuato in una antica cartina, un atlante del 1878, la minuscola Avalon, si presentarono alla porta di casa Hurt, suscitando una grande sorpresa nel vecchio, oramai settantenne John. Volevano assolutamente conoscere l’autore del brano ascoltato nel vecchio acetato e sentirlo ancora suonare.
Iniziò una seconda giovinezza per Mississippi John Hurt, piena di concerti nelle università, nei festival blues, di registrazioni. Per tre anni consecutivi fu la star del Festival di Newport e la Vanguard pubblicò molto materiale tratto da quelle esibizioni. Nel 1966, poco prima della sua morte per problemi cardiaci, la Vanguard pubblica l’album “Today! che contiene dodici tracce dalla bellezza adamantina. Si possono cogliere tutte le sfumature del fingerpicking di Mississippi John Hurt, talvolta fluidificate da una slide trascinante. Il canto profuma di consapevole serenità, niente di urlato, sopra le righe, la voce talvolta appare dolente ma mai remissiva, racconta le storie del Delta e della vita con la pacatezza di colui che conosce, medita e rielabora in chiave narrativa i casi della vita, gli amori, i tradimenti, le malefatte dei banditi, lo sfruttamento del lavoro. Nel disco sono racchiusi sei brani originali e sei traditionals, e risplendono tutti di una purezza straordinaria, da ascoltare ad occhi chiusi accomodati sul divano a sorseggiare un dito di rum.
Ogni titolo appartiene alla storia del blues primitivo e della musica statunitense del XX secolo, che ne ha colto ampiamente le caratteristiche di ariosità e modernità insite nelle melodie di Mississippi John Hurt, il suo delicato fingerpicking, la sua voce profonda. Ne sono stati influenzati grandi chitarristi della tradizione come Tom Paxton, John Fahey, Taj Mahal, Roberto Menabò ma anche stelle del country e del rock quali Bob Dylan, Canned Heat, John Oates. Le tecniche di registrazione, di gran lunga più avanzate tecnologicamente rispetto a quelle dei primi anni del 900, rendono calde le note della chitarra e la ricchezza degli arpeggi appare in tutta la sua maestosità. I brani del magnifico disco, passano dai colori vivaci del ragtime, alla pacatezza del folk e alla malinconia del blues. L’ascolto del disco è sempre un piacere soprattutto quando le radici ci ancorano nelle certezze di cosa siamo stati e ci predispongono al salto verso il futuro. Ti ameremo sempre John Hurt, l’anima nel Mississippi e il cuore ancora pulsante verso la modernità eterna della tua musica.
Nda: ringrazio Roberto Caselli e Roberto Menabò per gli spunti e le notizie tratte dai loro lavori editoriali.

1. Pay Day (John Hurt). 2. I’m Satisfied (John Hurt). 3. Candy Man (John Hurt).
4. Make Me A Pallet On Your Floor (Traditional). 5. Talking Casey (traditional).
6. Corrinna, Corrinna (Traditional). 7. Coffee Blues (John Hurt).
8. Louis Collins (John Hurt). 9. Hot Time In Old Town Tonight (Traditional).
10. If You Don’t Want Me Baby (Traditional). 11. Spike Driver Blues (John Hurt).
12. Beulah Land (Traditional).

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