Ministri: “Cronaca nera e musica leggera” (2021) – di Lorenzo Scala

Quando ci siamo rivisti ci siamo messi a ridere come due cretini. La piccola piazza spoglia dove non ci si può più parcheggiare, ormai vuota o comunque, adesso, piena solo di luce, ci accoglie annoiata nel sole di mezzogiorno. Attimi concitati annegati in una calma apparente, una calma estiva, domenicale, con quell’atmosfera della serie: ultimi sopravissuti sul pianeta terra. Il paese vuoto. Il tuo sorriso sdentato. E gatti. Gatti senza il pelo, chiazzati, ciechi, mutilati e guarda, eccolo, lo vedi? Un gatto sano! Gatti ovunque. Dopo i primi attimi di spaesamento, ci siamo ritrovati a parlare di musica, come fiumi in piena a parlare per ore, distratti dalle nostre note per parlare d’altro. Per non parlare di tua madre, volata in cielo o comunque, volata e basta. Del negozio chiuso per mancati incassi, mancate aperture, mancate prospettive e mancate madonne delle banche. Parliamo di musica per non parlare di tua sorella, che almeno lei è sempre più bella, e del troppo fumo che incameriamo quotidianamente come fosse tutto normale. Così parliamo delle colonne sonore dei Goblin, delle atmosfere sintetiche, malate e ballabili, di quei giorni trascorsi insieme, dodici anni fa, quando condividevamo una casa qui, in affitto.
Senza rivangare troppo il passato, rimaniamo concentrati sul presente, così nuovo e marcescente, colmo di una luce quasi disperata. Sembra quasi che il mondo usi le pandemie per resettare il grande orologio della storia, si arriva a un punto e poi, semplicemente, accapo. Si riparte. E come le stagioni andate, gli amici andati e gli stipendi andati, pure noi, ce ne andiamo verso il bar, quasi compiaciuti della compagnia reciproca, quasi tracotanti ma in realtà semplicemente consapevoli di vivere il primo pomeriggio distratto e venato di emozioni, da un bel po’. Mentre ci avviciniamo al bar parliamo dell’ultimo EP dei Ministri, “Cronaca nera e musica leggera” (Woodworm/Universal 2021). Il loro disco precedente, “Fidatevi” (Woodworm 2008) non ti ha entusiasmato, ti è sembrato sottotono, però, hai aggiunto, possiede dei chiaroscuri interessanti e un’ aurea agrodolce particolare.
Invece, queste quattro canzoni appena uscite, hanno una brillantezza nel suono da cui traspare una sorta di malinconica e rabbiosa euforia. Tutto scorre liscio, vivo, cristallino e piacevolmente frenetico. Sono d’accordo, ti ho detto. E ti ho strappato la promessa di un concerto da vivere insieme. Un concerto qualsiasi. Basta che non sia musica sinfonica. Basta che ci siano le chitarre. Senza troppi costumi o effetti speciali. Basta che non ci sia la cornice di uno schermo a circoscrivere la scena. Entriamo nel bar e iniziamo a bere. Non parliamo più di musica. Aspettiamo che l’alcol rimescoli le carte del sangue, per darci la forza di parlare dei piani catastali delle nostre sfere emotive.

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