Maurizio Fierro: “Mimesi” (2019) – di Maurizio Pupi Bracali

Ci sono fantasmi che non sono solo quelli risaputi e banali di alcuni film o romanzi horror o quelli evocati dai medium nelle sedute spiritiche, bensì gli altri, che si agitano nella psiche umana, che tormentano gli uomini, provocano incubi e fanno svegliare urlando nel bel mezzo della notte proprio come accade a Jack Cabodi, tenente della polizia di Vancouver che, oltre che contro a un lontano trauma personale e irrisolto, deve lottare con il fantasma reale e materiale di chi ha commesso alcuni brutali omicidi nei confronti di giovani donne. Narrato in prima persona dal poliziotto Cabodi, pellerossa della tribù canadese dei Kwakiutl, l’ottimo romanzo di Maurizio Fierro, si snoda agilmente nell’arco di un paio di mesi durante i quali il tormentato tenente si muoverà alla ricerca dei colpevoli
Ambientata in Canada (Vancouver e Montreal) in un freddo e nevoso inverno, l’avvincente storia possiede, talvolta, i toni leggeri e citazionisti del romanzo hard-boiled americano (Raymond Chandler, su tutti) così come altri momenti più crepuscolari e intimistici che ritroviamo nelle riflessioni, mai banali, del protagonista. Perfetti i personaggi di contorno, a cominciare dall’anziano e saggio zio Arthur, “stregone” della tribù Kwakiutl al quale Jack ricorrerà per avere ermetici consigli ed esoteriche e rituali esperienze per esorcizzare i fantasmi personali che si incontrano e si scontrano con quelli causati dalla ricerca dei colpevoli, passando per alcuni freaks circensi (l’omonimo film di Tod Browning (1932) è apertamente citato nel romanzo) che notevole parte avranno nell’intricata e appassionante vicenda, per finire con i caratteri ben delineati e stereotipati (non è un difetto, anzi…) di tutto il team poliziottesco canadese
“Mimesi” (Scatole Parlanti 2019) è una storia seducente e intrigante, ricca di simbolismi, (la volpe, animale di potere, gli occhi estirpati alle vittime, i ventri squarciati delle stesse) e di risvolti psicologici, perfettamente congegnata e che procede con scioltezza, alla quale auguriamo di ottenere il successo che senz’altro merita e che possa venire a conoscenza dal maggior numero di lettori. Jack Cabodi è un personaggio vero, con i pregi e i difetti dell’umana natura, che speriamo di ritrovare ancora in futuro, anche perché terminando questo romanzo, ben sappiamo che la sua anima inquieta ed angosciata immersa nei suoi abissi privati, ne riemergerà serena e pacificata.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: