Marcin Pater Trio: “Nothing But Trouble” (2019) – di Maurizio Pupi Bracali

Dobbiamo confessare che i nostri ascolti di uno strumento come il vibrafono, riferito al jazz, risalgono ai preistorici anni di Lionel Hampton e dei suoi fraseggi swing, delle deliziose raffinatezze di Milt Jackson con il sofisticato jazz da camera del Modern Jazz Quartet, nonché a qualche capatina dalle parti di Roy Ayers con le sue anticipazioni acid-funk-jazz degli anni 70 e le più avanguardistiche performance (e sterminate uscite discografiche) dell’innovatore Gary Burton. Ecco quindi la sorpresa, almeno per chi scrive, di ritrovare i fraseggi e le delicatezze del vibrafono jazz nelle note e negli accordi di questo giovane e super premiato trio polacco capitanato dal vibrafonista Marcin Pater, anche autore di tutti i brani, coadiuvato dal contrabbasso (e basso elettrico) di Mateusz Szewczyk e dalla batteria di Adam Wajdzik.
Album piacevolissimo e variegato, “Nothing But Trouble(Emme Record Label 2019) si divide quasi in due distinte parti, anche se non scansionate di seguito nella scaletta del disco, avendo un aspetto prettamente jazz in brani come la ritmata title-track, dove nel tema portante recepiamo persino echi di musiche balcaniche e di lontane atmosfere klezmer, e nelle più rilassate e lente Lucy e I Love You Babe, Goodbye con vibrafono ovviamente protagonista, e i vari assoli dei tre musicisti come il Dio Jazz comanda. Tutto cambia però quando ai tres companeros si aggiunge la chitarra elettrica dell’ospite Jakub Mizeracki che imprime una svolta jazz-rock molto più di maniera anche se ancora godibile.
Ecco quindi che la lunga Mantrapia propone un jazz leggero e melodico con accenti rock che sembra un parto del Pat Metheny più accessibile salvo poi svilupparsi in un assolo che ricorda vagamente il Frank Zappa più onirico e soliloquiale. Non è così nelle più movimentate e sempre chitarristiche Rush che ha comunque il pregio di essere stata incisa live in studio e The Ocean che con i suoi fraseggi veloci e spigolosi ricorda la tipica chitarra jazz-rock sentita molte volte anche dal Tommy Bolin alla corte di Billy Cobham. Segnalazione ancora per la vibrafonistica, dolcissima ed eterea Den Haag (la chitarra non c’è più) e per Take Down dove ritorna il jazz più classico a dominare un album da sufficienza piena.

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