Gong: “Prostitute Poem” (1973) – di Rosanna Cornaglia

Ovidio narra che, durante il regno di Romolo, ci fu un lungo periodo di sterilità femminile. Le coppie romane cercarono di risolvere il problema andando in processione fino ai piedi dell’Esquilino e in quel luogo, il bosco sacro di Giunone, fecero le loro suppliche. Le foglie degli alberi mossero le loro fronde e il loro stormire diede voce alla dea: “Le donne romane devono essere penetrate da un sacro caprone“. Un augure etrusco, trovandosi sul posto giusto per interpretare l’oracolo, placò gli animi stupefatti e sgomenti delle donne convenute. Spiegò loro cosa Giunone intendesse: si sarebbe dovuto sacrificare un caprone dal cui vello, poi, si sarebbero fabbricate delle strisce che, come fruste, avrebbero colpito la schiena delle donne infeconde.
Difatti, dopo avere effettuato il rito, le donne partorirono esattamente dopo dieci mesi lunari. Va precisato che, prima di tali avvenimenti, dalle parti dei Castelli Romani, le sacerdotesse dedite al culto italico della dea lupa si vestivano con la sola pelle di lupo, ululavano all’interno dei loro templi e praticavano la prostituzione sacra. A poco a poco, dopo i fatti descritti da Ovidio, la dea lupa fu soppiantata da una divinità maschile: il dio Lupesco, mezzo lupo e mezzo caprone. In suo onore si svolgevano i riti dei lupercali: giovani seminudi che correvano coperti solamente con le pelli delle capre sacrificate; durante la loro corsa colpivano con delle strisce di pelliccia caprina le donne del Palatino per purificarle e renderle fertili. Intanto anche la prostituzione sacra era stata vietata; però le prostitute mercenarie continuavano a imitare l’ululato del lupo, per attirare clienti; da qui il termine lupanari, luoghi dove abitano le lupanare. Termine giunto e usato ai nostri giorni.

It is night / It’s not night / I’m happy / I’m not happy
I’m sad / I’m not sad / It’s early / It’s late
Je marche / Je marche pas / Bonsoir monsieur
Tu viens avec moi? / Tu viens mon cheri?
Oui monsieur, viens / Tu es pret?
Viens… / Ca m’est egal What do you want me to do?
Je veux – je veux pas / I touch you – et c’est dur monsieur
It’s not like that / I’ll show you… / Show you love… love…
Let me sink… / Ohhh… / Je dois manger – n’importe quoi
I break off the corner of your mind and eat it
I’m eating your mind / I’m eating your body
Viens ici ici / Come I want your body
Viens, viens faire l’amour / Faire l’amour / Faire l’amour
Come into my arms / I kiss your lips / You die
I want your body / I do not want your body
De quoi s’agit-il? / Bonne nuit – good night
Bonjour – mornin’ / It’s night – it’s day
It’s morning / C’est ca, non?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

3 pensieri riguardo “Gong: “Prostitute Poem” (1973) – di Rosanna Cornaglia

  • Dicembre 21, 2014 in 8:52 pm
    Permalink

    riti che l’uomo ancora pratica.
    cambia la forma, ma il concetto di fondo rimane.
    in fin dei conti siamo poca cosa….

    Rispondi
  • Dicembre 22, 2014 in 9:05 am
    Permalink

    si …. siamo poca cosa; basta pensare in termini di tempo: quanto dura la vita di un uomo rispetto a quella della terra? Poi siamo esseri limitati e imperfetti. Personalmente preferisco una persona per i suoi difetti, perché è negli sbagli che puoi scorgere l’umanità.
    Poi, come dici giustamente tu, certi riti cambiano veste, ma hanno pur sempre lo stesso fine e significato.

    Rispondi
  • Dicembre 22, 2014 in 7:33 pm
    Permalink

    chissà se la fertilità era davvero lo scopo
    ora meno, direi.. 🙂

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: