“L’ultimo Paradiso” (2021): Intervista a Rocco Ricciardulli – di Cinzia Milite

Rocco Ricciardulli, nasce a Bernalda, un paese della Basilicata nella provincia materana, dopo il liceo si trasferisce a Los Angeles dove frequenta seminari di recitazione e regia. Rientrato in Italia, fonda la compagnia teatrale Macrò Maudit, per la quale scrive e dirige pièce teatrali rappresentate in Italia, in Canada, al Fringe Festival di Winnipeg e nel 2013 a Broadway, al C.O.W Theatre di New York. Tra le opere teatrali più importanti vi sono: “Ammerika”, che affronta il tema dell’immigrazione, “A casa di David”, sul mondo dei singles, “Animelle! Un euro al chilo”, contro la prostituzione e “Trilogia della vendetta”. Nel 2014 scrive e dirige il cortometraggio “Occhi“, contro lo sfruttamento dell’immagine della donna nei media. Nello stesso anno fonda la Silver Productions, casa di produzione cinematografica per la quale produrrà un guerrilla movie da lui scritto e diretto, intitolato: “All’improvviso Komir”. Il film verrà selezionato tra i cinque candidati nel Concorso “Rivelazioni” del Museo Interattivo del Cinema e all’Italian Contemporary Film Festival di Berlino. Nel 2020 Ricciardulli è autore del soggetto, regista e sceneggiatore, insieme a Riccardo Scamarcio, del lungometraggio Netflix Original “L’ultimo Paradiso” (The Last Paradiso), ispirato ad uno dei tre atti della pièce teatrale del regista “La trilogia della vendetta”. Dal 5 febbraio 2021 il lungometraggio è disponibile sulla piattaforma worldwide. Magazzini inesistenti ha intervistato Rocco Ricciardulli per parlare de “L’ultimo Paradiso”.
Il film è ambientato in Puglia alla fine degli anni 50, i protagonisti si muovono in un contesto sociale nel quale i contadini sono vessati da un caporalato spietato e da una mentalità retrograda e patriarcale, si potrebbe dare una lettura del film come un affondo su un lontano passato, una denuncia su ciò che è stato? Oggigiorno in quelle terre, si ravvisa ancora il sentore dei vecchi retaggi?
Diciamo che sono cambiati “gli attori e le dinamiche”, ma fondamentalmente la piaga del caporalato continua a dilagare tutt’oggi al sud. C’è gente, purtroppo per la maggior parte extracomunitari, che lavora sotto il sole a raccogliere pomodori per meno di 4 euro all’ora. Per non parlare delle condizioni in cui lavorano. Invece, per quanto riguarda la mentalità, trovo le famiglie radicalmente cambiate. Da allora sono passati più di 60 anni. Molto accomuna i giovani del sud con quelli del nord. L’unica differenza riguarda le opportunità. Un giovane di Milano le ha a portata di mano, uno del sud se le deve andare a cercare. Magari al nord o all’estero“.
Rocco, di recente hai dichiarato che la trama del film fa riferimento a fatti realmente accaduti, ci spieghi?
Sì, il film si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto in quegli anni. Mi era stato raccontato da mia madre. Ma prende solo spunto. Mi sono divertito a romanzare la maggior parte della storia, dando vita a personaggi e ambientazioni che appartengono esattamente alla mia famiglia. Quasi tutti i nomi dei personaggi sono realmente quelli della mia famiglia“.
Com’è nata la collaborazione con Riccardo Scamarcio, che nel film, oltre ad interpretare Ciccio Paradiso, il protagonista principale, è anche co-produttore e co-sceneggiatore del lungometraggio?
Nella maniera più classica. Gli ho mandato la sceneggiatura, l’ha letta e una notte mi ha chiamato. Da lì, è iniziato tutto. Un rapporto artistico e una grande amicizia. Riccardo, con la sua Lebowski, ed io, con la mia Silver Productions, siamo co-produttori del film. La sceneggiatura l’ho scritta io e in seconda battuta, Riccardo ha collaborato all’ultima stesura“.
In un contesto rurale del sud Italia soffocato dall’oppressione del caporalato, Ciccio Paradiso è un uomo dallo spirito libero che sogna amore, giustizia e una vita migliore. Il meccanismo narrativo è innescato dall’antica lotta tra libertà e oppressione, giustizia e prepotenza che ha toccato molti italiani costretti ad emigrare in passato?
Sembra paradossale, ma quello che hanno vissuto Ciccio e Bianca (interpretata da Gaia Amaral) l’ho vissuto anche io. Nascere in quei luoghi ti porta inevitabilmente a una scelta: restare cercando di lottare per realizzare il tuo sogno, oppure cercarlo altrove il tuo sogno. E quindi emigrare. Mettersi in gioco in tutto rinunciando all’affetto dei familiari, agli amici con i quali sei cresciuto, alla terra che è stata testimone della tua infanzia“.
Ciccio Paradiso ha una moglie e un figlio ma è innamorato di Bianca, interpretata da Gaia Bermani Amaral, con cui ha una relazione intensa e passionale. Un amore osteggiato dal padre di lei, il proprietario terriero Cumpà Schettino. Sembra quasi che il protagonista dall’animo ribelle, oltre che ad opporsi al sistema, ponga un ulteriore sfida al destino, è così?
Sì, sfida il destino. Ma lo fa anche lei. Ciccio e Bianca sono simili. Indomiti entrambi. Sognatori, ribelli. La posta in gioco è: sopravvivere o vivere. Ciccio muore ma rivive nel fratello gemello. E Bianca ritrova nel fratello il suo amore. Il finale è una sorta di sogno. È cinema! E il cinema è sogno. Senza disturbare i grandi maestri, ma io mi ispiro al cinema di Frank Capra. Il mio film preferito è ‘La vita è meravigliosa’, una vera e propria favola! Nel finale de ‘L’ultimo Paradiso’ io mi stacco dalla trama e libero i personaggi stessi. Li rendo eterei, quasi surreali. E a quel punto lascio allo spettatore una libera interpretazione“.
I due temi principali delle musiche originali del film sono stati composti da te a e da tuo fratello Pasquale Ricciardulli, ce ne parli?
Il tema musicale che apre il film l’ha composto mio fratello Pasquale. Il tema del funerale che accompagna diverse scene del film, l’ho composto io. Altri brani li abbiamo scritti insieme. A comporre un altro brano e ad arrangiare la colonna sonora ci ha pensato Federico Ferrandina“.
Il film è stato girato per la maggior parte nella splendida campagna di Gravina di Puglia. I paesaggi naturali, con le distese a perdita d’occhio interrotte dai filari di ulivi e i muretti a secco, sembrano essere protagonisti di grande rilevanza, la fotografia, affidata a Gianfilippo Corticelli, aveva quest’intento?
Ho scelto lo scenario di Gravina di Puglia perché somigliava tanto alla mia terra, la Lucania. Vorrei ringraziare Gaia Amaral per aver saputo caratterizzare e dare vita a una splendida Bianca, la protagonista del film. Inoltre ringrazio Riccardo per avermi dato l’opportunità di lavorare con lui e far diventare realtà un sogno. E infine ringrazio la costumista Grazia Materia, per il suo tocco e per aver creduto in me prima fin dall’inizio“.

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