Luigi Porto: “Tell Uric” (2021) – di Ignazio Gulotta

«Quando ebbi modo di scoprire che alcuni pensatori “tradizionalisti” usavano il termine tellurico per civiltà considerate inferiori, pensai che era proprio questa l’umanità che mi interessava, quella dei numeri dopo la virgola, fatta da chi, per quanto si sforzi, non tocca mai il cielo». È a partire da questa esigenza, morale prima ancora che politica, di dar voce a chi voce non ha, a chi viene espulso sempre più ai margini del mondo che conta, che nasce il quinto lavoro di Luigi Porto, artista cosentino ormai di stanza a New York. Nasce così “Tel Uric(Respirano Records/La Lumaca Dischi 2021), un concept su quel processo di gentrificazione che come un rullo compressore schiaccia la vita dei lavoratori e in particolare quelle degli ispanici e degli afroamericani. Una realtà drammatica che il musicista vive e osserva ogni giorno nella metropoli americana.
Dal punto di vista musicale
Luigi Porto in questo disco ha volutamente evitato uno stile unico, ben riconoscibile, preferendo invece spaziare fra diverse esperienze artistiche e influenze musicali: dal rock, al songwriting, dalla classica al jazz, dalla sperimentazione al progressive. Ma la scrittura e gli arrangiamenti riescono a evitare benissimo il rischio di un album caotico, eccessivo, invece Porto sa controllare i diversi elementi e li fa confluire nell’obiettivo di realizzare otto canzoni di grande forza espressiva. Questo grazie anche a un manipolo di musicisti, sia italiani che strannieri, che hanno collaborato alle registrazioni del disco avvenute sia a New York che in Calabria. Del resto anche la varietà della strumentazione rende l’ascolto un’esperienza complessa e affascinante, ricca d’atmosfere ed emozioni diverse.
Il brano iniziale, Gabor, vede in primo piano la voce intensa e limpida della svedese Nefe Alexandra Linde che dona pennellate drammatiche alla canzone, mentre Sketchy Building lo potremmo definire un brano slowcore dai toni crepuscolari e ipnotici. In Morningside la forma canzone si arricchisce di un arrangiamento multiforme dove elementi jazz, rock, psichedelici si trovano in perfetto equilibrio, è un brano dai toni in chiaroscuro di grande suggestione, anche per l’apporto delle due voci: quella classicamente indie di Porto e quella sofisticata e lirica di Alexandra Linde. Quest’ultima è presente anche nelle suggestive e intimiste atmosfere di Locust Devotee dal forte aspetto cinematico.
Uljhan è uno strumentale molto vicino alla musica contemporanea da camera: piano, violino, violoncello e synth disegnano coloriture inquiete e tormentate, il brano fa parte delle colonna sonora di un film indiano. Ma subito la successiva The Rofing Really Needed ribadisce il carattere eclettico e libero della proposta musicale di Luigi Porto, si tratta di un eccellente esempio di cantautorato colto alla Jim O’Rourke. The Sun ha una melodia ipnotica e ripetitiva con la chitarra elettrica che nella seconda parte risplende di richiami psichedelici, mentre la conclusiva Family ha un arrangiamento nervoso e movimentato, fortemente evocativo. Dopo aver ascoltato “Tell Uric” si comprende perché abbia ricevuto l’apprezzamento di Angelo Badalamenti, probabilmente colpito dalle atmosfere rarefatte e inquiete e dall’aspetto ipnotico delle canzoni del disco, dal potere immaginifico della musica, dal suo carattere psichedelico e cinematico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://luigiportomusic.bandcamp.com/album/tell-uric

https://www.luigiporto.com/

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