Lucio Battisti: “Umanamente Uomo: il Sogno” (1972) – di Marco Fanciulli

E dunque facciamo la recensione di Lucio Battisti. Sono due giorni che ci sto pensando e il problema è scegliere quale album recensire. Ho deciso di scartare a priori il periodo con Pasquale Panella, e cioè il mio preferito, perché stavolta voglio recensire un disco del periodo Mogol, quello più famoso e più “commerciale” se vogliamo, anche se parlando di Battisti il termine commerciale lascia sempre il tempo che trova. Il dilemma è stato: quale album recensire? Sulle prime ho pensato ad “Anima Latina” (1974), un disco che fa parte del mio Battisti ed ero ormai sul punto di scegliere questo. Però poi ci ho ripensato; Lucio Battisti è stato uno dei riferimenti della mia formazione musicale ma, soprattutto, uno dei protagonisti della mia infanzia, eternamente legato al diario dei miei ricordi. Perciò “Anima Latina” non era comunque confacente al mio “amarcord” fatto di pomeriggi interi passati d ascoltare le canzoni di Lucio, pomeriggi lontani di un bambino innamorato di quelle canzoni, ma cristallizzati nella memoria e impressi come un marchio indelebile. In seguito sono subentrato altre scoperte e altri ascolti musicali e Battisti, non è che sia passato in secondo piano, ma comunque è rimasto nel cassetto dei ricordi… come un punto fermo della mia formazione musicale e non. E anche se tanti dischi hanno perso la priorità nella mia “Weltanschauung“, ci sono sempre un manipolo di album che hanno costituito il mio Lucio Battisti. Perciò alla fine ho scelto di recensire uno dei suoi dischi epocali, l’album che più di tutti testomonia il passaggio dal Battisti degli anni sessanta a quello degli anni settanta: “Umanamente Uomo: il Sogno” (1972).
Metto sul piatto e procedo. C’è un forte “amarcord” ne I Giardini di Marzo, canzone consegnata all’eternità: un’infanzia fatta di stenti e di povertà che emerge da una serie di ricordi in bianco e nero (l’uomo che gridava “gelati” sul carretto mentre passava, i ragazzi che vendevano libri all’uscita della scuola, il ricordo della madre e del suo vestito dai fiori non ancora appassiti a furia di indossarlo, i soldi già finiti al ventuno del mese). Ma questo è il punto di partenza per un’ode alle fragilità dell’essere umano di fronte alle difficoltà della vita (il coraggio di vivere ancora non c’è). E il tutto è narrato in un’atmosfera di malinconia e di spleen (bella la metafora dei fiumi azzurri, delle colline e delle praterie dove corrono le dolcissime malinconie). Il testo viaggia fra il ricordo, indelebile, il sogno e il suo potere ammaliante e la cruda realtà che sempre fa ritornare coi piedi per terra. La musica accompagna questi temi di pari passo: pare un’ode fatta con le sette note su un testo che è pura poesia. Aperture per archi e arrangiamenti che tradiscono una tradizione classica e tipicamente italiana modellano fino a sublimare il senso di malinconia trasmesso dalle parole. Il ritornello è una creazione di alto lirismo, un’apoteosi del sentimento del timore dell’uomo verso alle sfide della vita ma mitigato dalla grande forza dell’amore. I Giardini di Marzo è di fatto una delle più alte vette della canzone d’autore italiana.
Confesso che parecchi anni fa saltavo a piè pari Innocenti Evasioni perché vedevo in essa l’espressione della tipica cultura borghese dell’italiano medio, con il suo testo che racconta la storia di un appuntamento come tanti altri nell’appartamento del protagonista. Ma mi sbagliavo. Non avevo ancora colto la sottile ironia del brano, sottolineata anche da una certa malizia negli arrangiamenti. Ma del resto Battisti prima di ascoltarlo va interpretato. Il brano è una satira, leggera ma incisiva, di una delle pratiche dell’italiano medio: il tradimento di coppia. E Lucio si fa beffe di questo “vizio” con un humour quasi inglese. Altro che borghese! È invece un ironia sul guscio vuoto della cultura borghese. La musica è tarata e calibrata al punto giusto per rendere con sottile malizia il tema. E Penso a Te è per me è una delle più belle canzoni d’amore mai scritte; perché non si lancia in espansivi sentimentalismi verso la donna amata ma sottolinea il pensiero costante della stessa durante lo svolgimento di attività quotidiane, ma il tutto è condito da un certo distacco che sa di spleen. È un brano perfetto dal punto di vista musicale: note di piano accompagnano il sentimento ricorrente del protagonista, indi il pezzo si apre in un’elegante espansione corale ed orchestrale. Un soave fischiettare apre a Umanamente uomo: il Sogno che come pochi riesce a esprimere il concetto di emozione in musica senza spendere una sola parola.
Un’orchestra d’archi che fa da cornice a una voce a bocca chiusa e intonante una cantilena. Un brano per un ipotetica scena da film dove il protagonista si prende una pausa di riflessiva pace interiore nella serenità di un paesaggio naturale. È il linguaggio non parlato delle emozioni, ma più efficace dalle parole, e pronto a ricordarci che in fondo siamo “umanamente uomini” con il nostro bagaglio di inquietudini e di sereni momenti… e portati a sognare e a vagheggiare. Comunque bella è un brano delicato e coinvolgente arricchito dalle aperture prog dell’hammond di Gabriele Lorenzi (Formula 3). È un dedica alla bellezza di una donna che nonostante il suo aspetto è sempre e “comunque bella“. Chitarra e arrangiamenti fanno di questa canzone dal testo non particolarmente ricercato una grande canzone; chiunque altro non avrebbe saputo renderla simile. Il Leone e la Gallina è una filastrocca che pare uscita da una favola di Esopo. È il lato più ironico del cantautore che emerge di nuovo, il satiro dei difetti dell’animo umano. Chi è il leone? In realta è un cane che vuole inseguire una gallina; e tale animale è la metafora di chi non sa stare al suo posto (proprio nello spirito di Esopo) nel grande gioco di quella gran ruota che gira e che si chiama vita. La musica – fraseggi di chitarra acustica – recita la sua parte in questa filastrocca stile “obladì-obladà“.
Adoro Sognando e Risognando. Non per il testo che non è uno dei più ispirati di Mogol, ma per la musica. Qui si spinge il pedale da un bucolico folkeggiare acustico verso un climax hard rock chitarristico. È un pezzo trascinante e poderoso, di quelli che ti lasciano col fiato sospeso fino alla fine. La musica ha una forte suspence emotiva in un impianto rock efficace e sostenuto da una ritmica possente.Il pezzo finale, Il Fuoco, è quello che mi ha impegnato di più circa la sua decifrazione. Per anni mi sono chiesto: che cosa rappresenta? Un curioso riempitivo per chiudere l’album? Ipotesi scartata… non è la tazza di te di Battisti. Un esercizio di stile fine a se stesso per fare un po di maquillage? Anche questo non va bene… nelle canzoni di Battisti nulla avviene per caso. Dopo vari ascolti mi sono accorto di non avere a che fare con nessun esercizio di stile o stramberia buttata lì per chiudere il disco; ma con un brano veramente laterale, di quelli avanti anni luce sui tempi.
Innanzitutto ho correlato il titolo con la copertina che ritrae gente che danza attorno a un fuoco in una notte buia e ho trovato la chiave di tutto: ascoltando Il Fuoco si compie un viaggio nei misteri ancestrali dell’uomo e nel primordiale rapporto con il paganesimo animista e ciò è una spia verso la sensibilità delle problematiche ambientali cui la coppia Battisti-Mogol sarà mentrice (ricordiamo il lungo viaggio a cavallo da Milano a Roma?) e dal divorzio dell’uomo dalla Madre Terra. Il brano si snoda su ondulazioni chitarristiche che imitano proprio le sinuosità delle lingue di un fuoco che brucia mentre attorno voci primitive invocano misteriosi dei pagani. È un pezzo che richiama pure certo krautrock tedesco sfrondato però dagli accenti wagneriani e improntato al senso di un mistero arcaico dell’origine. Tema interpretato da molti, ma mai così lateralmente. Inevitabilmente passato inosservato è invece uno dei pezzi più originali e azzeccati. “Umanamente Uomo: il Sogno” resta un disco fondamentale fino all’ultima nota.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: