Simple Minds: “Someone Somewhere in Summertime” (1982) – di Ginevra Gico

Basta me ne vado. Il telefono trilla, vedo il chiamante, nooooooo. Basta, me ne vado. Il telefono continua a squillare e la montagna di fogli sulla scrivania non cala malgrado gli sforzi. Via, via, me ne vado da qui. Lontano, verso il mare. Lascio le grane all’asprezza della montagna, voglio scivolare in discesa verso la pianura, la costa, verso l’orizzonte aperto lasciandomi tutto alle spalle, come se non vedendole le cose sparissero dietro di me. Slam… portiera sigillata contro le grane, l’auto silenziosa scivola a ovest, in discesa verso l’azzurro. Qui è tutto nuovo, tutto è intonso e pronto per farsi ammirare, l’aria dolce, il tepore gentile che di notte ti accoglie in un sonno senza sogni.
Voglio vivere qui. Alba, tramonto, spiaggia, mare, il brusio leggero mentre a occhi chiusi ci si assopisce al sole. Voglio stare qui. Per sempre, perennemente nel mio Altrove personale dove io non sono più io, dove non esisto se non come spazio fisico che mangia, dorme, si crogiola al sole. Ma in quest’isola di beatitudine un pensiero come un tarlo nascosto corrode in silenzio un angolo di cervello. Avrò chiuso correttamente la pratica x? Ho messo in pausa l’accordo tal dei tali? Trr, trr, trrrr… il tarlo traditore si insinua dietro le palpebre prima che il sonno scenda a prendermi oppure mi apra gli occhi su un pensiero improvviso al mattino, prima della coscienza di esser sveglia.
Lo odio. Detesto questa sensazione di incompletezza che si frappone tra me ed il mio tempo… e allora affrontiamo le paure e i dubbi prima che ingigantendosi, mi rovinino il poco tempo rubato. Afferro il telefono e bla, bla, bla: persone, uffici più o meno pubblici… in un paio d’ore credo di aver fatto piazza pulita delle mie incompletezze e inadempienze. Speriamo. Se non altro ho procrastinato. Ora torno padrona del mio tempo, mare a me… e mentre metto il telefonino in ricarica dentro un cassetto che non voglio riaprire sino alla partenza, mi sorprende un ricordo, la frase di una donna scritta a un figlio timoroso ed incerto 237 anni fa… “ricordati figlio mio che ovunque si vada ognuno porta sempre la propria croce con se”. Così è stato e ancora sarà. Per quanto lontano si vada il cuore ed il cervello verranno sempre con te. Buona vacanza a me.

Stay, I’m burning slow / With me in the rain, walking in the soft rain
Calling out my name / See me burning slow / Brilliant days, wake up on brilliant days
Shadows of brilliant ways will change all the time / Memories, burning gold memories
Gold of day memories change me in these times
Somewhere there is some place, that one million eyes can’t see
And somewhere there is someone, who can see what I can see
Someone, Somewhere In Summertime / Someone, Somewhere In Summertime
Someone, Somewhere In Summertime / Moments burn, slow burning golden nights
Once more see city lights, holding candles to the flame / Brilliant days, wake up on brilliant days
Shadows of brilliant ways will change me all the time
Somewhere there is some place, that one million eyes can’t see
And somewhere there is someone, who can see what I can see
Someone, Somewhere In Summertime / Someone, Somewhere In Summertime
Someone, Somewhere In Summertime / Someone, Somewhere In Summertime
Someone, Somewhere In Summertime.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: