Lina Wertmüller: “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (1974) – di Riccardo Panzone

Donna Raffaella, l’affascinante Mariangela Melato, stringe a sé la cornetta telefonica quasi fosse un ultimo appiglio in mezzo al mare in tempesta; all’altro capo del telefono, Gennarino, il suo naufragio d’amore che ora sta naufragando, schiacciato dalle inevitabili convenzioni del “vivere civile”. Lei lo chiama “amore”, ma la voce è rotta, stentorea, rassegnata e senza prospettiva. Lui la chiama “amore” e il tono è intriso di disperata speranza, della necessità di credere ancora in qualcosa che non c’è più, che non è più possibile. Gennarino, dentro di sé, ha già capito ma non vuol capire: Le proporrà una fuga, di nuovo verso l’isola del naufragio, verso un mondo lontano fatto di semplicità, libertà e passione, un appuntamento con la felicità a cui Raffaella non si presenterà mai.
In sottofondo, nella pellicola, riecheggia la struggente Signora Mia di Sandro Giacobbe, uno dei pezzi che riecheggiano a margine della colonna sonora – affidata a Piero Piccioni – di “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto”, diretto da Lina Wertmüller e con la coppia prediletta della regista Romana, Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. La storia del film è ormai anche storia del cinema. Una ricca “mantenuta” (Mariangela Melato), conservatrice e viziata, è vittima di un naufragio insieme al mozzo di bordo Gennarino Carunchio, comunista e sottoproletario. Il destino – appunto – li condurrà ad un’isola deserta dove Gennarino consumerà la sua vendetta di classe nei confronti di Donna Raffaella e dove entrambi scopriranno di essere innamorati l’uno dell’altra. Un altro destino, questa volta avverso, tuttavia, li attende e li ricondurrà alla loro vita di sempre, fatta di “teatro” ed ipocrisia, e all’inevitabile separazione.
Lina Wertmüller ha raccontato con ironia e intelligenza le vicende di un’epoca, quella del dopoguerra e del boom economico, attraverso i volti, perfetti alla bisogna, di Mariangela Melato e di Giancarlo Giannini, due attori nati per recitare insieme e per interpretare alla perfezione i personaggi “macchiettistici” a mezzo dei quali la grande Regista ha dissacrato vizi e virtù dell’Italia post-bellica. Nessuno come  Lina, –  in “Travolti da un insolito destino…” 
ma non solo – ha mai messo così in ridicolo gli eccessi di un certo dibattito politico incentrato sulla lotta di classe nostrana, consumata con veemenza tra aragoste e champagne su di un panfilo di trenta metri. L’aspetto più ridicolo della dicotomia politica, collocata storicamente a cavallo degli anni 60 e 70, rimarrà sempre il filo conduttore di Lina Wertmüller, premiata nel 2019 – finalmente – con il premio oscar alla carriera e, ormai, di diritto entrata a far parte dell’empireo dei registi che hanno reso grande la produzione cinematografica del nostro paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: