Lester Young: “Tenor Sax Legend” – di Ubaldo Scifo

Nel 1957 Lester Young si era trasferito in una camera dell’Alvin Hotel, a Broadway, dopo la disfatta dell’ennesimo matrimonio. Qui, in compagnia di un’amica, una discreta quantità di erba, bottiglie di gin e dischi di Frank Sinatra, trascorreva il tempo ascoltando musica e stonandosi di alcool, fumo e amarezza. Non stava affatto bene. Dal balcone, seduto in pantaloni corti, coperto dal cappotto, con l’immancabile capello in testa, imbracciando il suo sassofono, poteva vedere l’entrata del Birdland dove si era esibito in passato numerose volte. Di queste esibizioni, fra l’altro, tra i tanti album postumi vi è testimonianza nel “Live at Birdland” pubblicato nel 1992 per la ESP Disk, che contiene registrazioni dal 1953 al 1956. Aveva anche partecipato ad una tournée in Europa, che riuniva nella stesso cartellone dal titolo “Birdland 1956” vari nomi del jazz, Miles DavisBud Powell, Modern Jazz Quartet che si esibirono insieme a musicisti europei come il René Urtreger Trio formato da René Urtreger (p); Pierre Michelot (b); Christian Garros (d). La carriera di Prez (come l’aveva soprannominato la sua grande amica Billie Holiday), fu un’altalena, e quel tour fu uno dei momenti di relativa serenità, che lo vide anche in buona forma durante le sue esibizioni. Appena un anno dopo, invece, eccolo davanti a quella finestra, scorrendo le dita sui tasti dello strumento, suonando solo con il pensiero insieme a suoi amici, a passare in silenzio molte notti insonni. Era un animo dolce, un gentleman
Charlie Mingus che gli dedicò Goodbay Pork Pie Hat, lo definì “The sweetest  swinging  music  man (…) A bright star in a dark age“, non avrebbe fatto male ad una mosca: figuriamoci quando si vide costretto a partire per il servizio di leva nel “gloriosoUS Army nel 1944. Un inferno, quella vita per lui: finì male dopo avere ingenuamente dichiarato di fare uso di alcool e droghe e, soprattutto, perché era un negro: passò un anno in galera e fu congedato con disonore. Fu un incubo dalle conseguenze devastanti. “Per me Lester era il migliore del mondo. Amavo sinceramente la sua musica, e alcuni dei miei dischi preferiti sono quelli dove lui è con me a suonare uno dei suoi splendidi assoli. Ricordo che Herschel  Evans non mi poteva soffrire, perché tutte le volte che Basie faceva arrangiare una canzone per me, io volevo che ci infilassero un assolo di Lester. Questo riempiva di bile Herschel, ma non è che non mi andasse come suonava, solo mi andava di più Lester, ecco tutto. Lester quando suona canta, racconta; lo ascolti, e sembra quasi di sentire le parole”
. (da Lady Sings the Blues1956 – ed. italiana Feltrinelli). Lester e Billie lavorarono entrambi nell’Orchestra di Basie dove Lester sostituiva Coleman Hawkins partito per un tour e rimasto in Europa per un lungo periodo. La loro divenne una grande, tenera amicizia oltre che una perfetta intesa dal punto di vista musicale.
C’è una ricca discografia che testimonia questo periodo della carriera artistica di
Lester Young, ultimo esempio ne è il costoso cofanetto contenente otto dischi: “Classic 1936-1947 Count Basie & Lester Young Studio Sessions, edito dalla Mosaic Records del 2016: un ottimo lavoro di restauro, accessibile a pochi eletti, trattandosi di edizione limitata (5000 copie). Tuttavia Lester, piuttosto che le big band preferiva piccoli gruppi, i quintetti, quartetti o addirittura il trio: in queste situazioni, rilassato, fuori dalla pressione sonora e mentale di intere sezioni di fiati dietro, il sassofonista dava il meglio di sé. Prova ne sia un cortometraggio di Gjon Mili uscito nel 1944, Jammin’ The Blues, dove appare dietro il suo cappello e una nuvola di fumo vestito con un elegante gessato e il fiore all’occhiello, sulle note di Midnight Symphony: ditemi se tutto ciò non è cool. Si, perché Lester ha ispirato uno stuolo di tenoristi cool, come Dexter Gordon, Al Cohn, Stan Getz, Jimmy Giuffree, Paul Quinchinette, volendo, anche Sonny Rollins, tanto per fare qualche nome ma ancora prima anche i boppers sono stati fortemente influenzati dal suo modo di suonare: Charlie Parker ancora giovanotto studiò il suo assolo in Oh Lady Be God (1938), ripetendolo fedelmente nelle esecuzioni con l’Orchestra di Jay Mc Shann.
In quartetto con
Johnny Guarnieri, Slam Stewart e Sidney Catlett, nascono brani tipici  da repertorio bopI never Knew, Sometimes I’m HappyJust You Just Me; mentre con Dodo Marmarosa al pianoforte, il chitarrista Freddie Green, il bassista Red Gallender e il batterista Tucker Green incide, nel 1945, These Foolish Things, brano di rara bellezza, specialmente nella sua versione del 1952, con Oscar Peterson al pianoforte, Barney Kessel, chitarra, Ray Brown al contrabbasso, J. C. Heard, batteria, con uno straordinario finale a sorpresa, dall’andamento Parkeriano. Il solismo di Lester si muove sinuoso e flessibile come un giunco, attorno alla melodia: si agita fra una nota e l’altra alla ricerca di suggerimenti armonici con lo scopo di sorprendere e trovare soluzioni originali, il tutto con geniale, straordinaria naturalezza. Ancora due suggerimenti: Embraceable You, tratto dal live alla Carnegie Hall, NYC, (17 September 1949) eseguita da un gruppo eccezionale formato da Roy Eldridge (tromba), Tommy Turk (trobone), Charlie Parker (alto sax), Lester Young e Flip Phillips (sax tenore), Hank Jones (piano), Ray Brown (contrabbasso), Buddy Rich (batteria). Si ascolta col fiato sospeso: è commovente, emozionante, un capolavoro.
Infine un video del
1957, Fine and Mellow, prodotto dalla CBS, una vera ghiottoneria, con la partecipazione di Billie Holiday, Ben Webster, Coleman Hawkins e Lester Young, Vic Dickenson, Gerry Mulligan, Roy Eldridge e Doc Cheatham, Danny Barker, Milt Hinton, Mal Waldron e Osie Johnson. L’atmosfera è un condensato di Jazz. Un Blues come solo Lady Day sapeva interpretare, in piena scioltezza, incitando con sguardi e cenni di approvazione i suoi compagni. Tutto gira attorno a lei, suadente, accattivante, ipnotica e, quando Lester suona il suo assolo, lo accarezza con lo sguardo e sembra dire: “sei sempre il migliore, amico mio, anche così stanco e triste. Purtroppo la  vita non è stata generosa con noi…. e nemmeno gli uomini“.

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