Led Zeppelin “Stairway to Heaven” (1971) – di Scala&Servilii

Stella ha cominciato a parlare del suo problema a sua madre dopo il suo dodicesimo compleanno. La madre aveva capito da tempo che qualcosa in lei non andava, già dalle elementari Stella si presentava come una bambina apatica, lo sguardo perennemente sospeso in una vacuità che non lasciava trapelare le emozioni primarie, nessun cenno di tristezza, rabbia o allegria. La madre la mandò in analisi ma dopo qualche mese la bambina, non avendo fatto progressi, le chiese: “Mamma posso restare così come sono? Le parole non mi escono quando vado dalla dottoressa”. Gli anni seguirono piatti, Stella non riusciva a relazionarsi con i compagni di classe, non esultava quando la maestra era assente, non provava entusiasmo quando alle scuole medie le compagne le mostravano i loro primi trucchi, non si sentì malinconica neanche al funerale della nonna e persino il suo primo bacio, rubatole nel corridoio dal ragazzo più carino della classe, il ragazzo di cui tutte le compagne erano innamorate, aveva provocato in lei la più minima accelerazione del battito cardiaco. Stella aveva semplicemente inserito il contatto di quelle labbra morbide e umide, nella categoria delle cose piacevoli insieme ai dolci e alle docce estive. Punto. Ah, dimenticavo: Stella è bellissima. Oggi ha 32 anni, un fisico asciutto ma morbido nei punti giusti, è single e vive in un appartamento vicino al parco e alla metro. Non ha animali domestici. Le uniche cose che legge sono i libri di cucina. I romanzi d’avventura, romantici, storici, familiari, non suscitano in lei nessuna emozione. Non ascolta musica. Solo una canzone nel tempo si è sedimentata tra i veli di carta vetrata del suo cervello. La prima volta che la sentì le note fluivano dalle casse di casa sua, suo padre e sua madre ballavano abbracciati nella penombra del salone, inconsapevoli di essere osservati. I suoi genitori a quei tempi si amavano molto e la canzone che si incollò alla sua anima era Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. In quel momento Stella ebbe la consapevolezza di dover provare qualcosa… non solo non provò niente ma non si sentì neanche in colpa per la sua empatia assente. Rimase solo il ricordo vagamente piacevole di quella canzone, l’unica in grado di smuovere in lei qualcosa di indefinito e irrimediabilmente incompleto. Stella oggi è stanca, non vuole pensare, vorrebbe delle risposte al labirintico enigma che rappresenta la sua sfera emotiva sepolta da qualche parte, negli entroterra della sua psiche. Scende le scale del suo condominio, cala i suoi occhiali sul naso e comincia a camminare senza meta. Oggi Stella non lavora. Oggi Stella cerca di cullarsi smarrendosi per la città, nel dubbio che le segue come un randagio fedele da 32 anni: vale la pena vivere così? Dall’altra parte della città Libero segnava con una X il suo 40esimo giorno chiuso in casa. L’ultima volta che era uscito, ne erano serviti due per riprendersi. Fuori dalla sue quattro mura la sua pelle assorbiva le emozioni e le sensazioni che tutti quelli che incontrava non riuscivano ad esprimere, per volontà o inconsapevolezza. Per lui era una maledizione che aveva i confini di un terribile ed eterno incubo. Aveva provato a lavarsi con saponi di qualsiasi essenza e a cospargersi di unguenti per chiunque altro miracolosi. Niente, continuava a vivere sulla sua pelle l’inquietudine e il caos emozionale del mondo esterno. L’unica soluzione era fuggire e ritirarsi in una prigionia inevitabile, dove per fortuna aveva la sua musica, l’unica che gli permetteva un contatto con vere pulsioni ed emozioni, le sue. “Questo non è vivere, cazzo!”. Quella mattina si era svegliato di soprassalto, si era lavato, cosparso di crema e aveva preso una decisione: vita o morte. Aveva preso il suo walkman e quella cassetta che tante volte gli aveva restituito l’energia: “Led Zeppelin IV”. Alzare il volume. Uscire. C’erano voluti pochi passi per capire che stava funzionando. La voce di Robert Plant lo guidava tra la gente e, con grande stupore, si accorse che la sua pelle respirava … e anche lui. I tumulti emozionali degli altri erano così vagamente percepiti che riusciva a sentire il suo sollievo e la sua felicità. A un tratto il nulla, eppure Stella era lì davanti. “Com’è possibile?”, si chiese. Spense il walkman, ancora nulla. Un brivido sulla schiena lo attraversò. “Aspetta, respira. Sento chiunque altro e lei no. Perché? Seguila, è lei la risposta”. L’imbrunire gli diede la possibilità di avvicinarla sempre di più e di bloccarla nel primo vicolo buio. Stella si abbandonò senza opporsi. Nonostante le imponesse il silenzio e la tenesse stretta per un braccio, continuava a non percepire nulla, nemmeno un piccolo accenno di paura. Una sedia e delle corde gli permisero di immobilizzarla.
“Non voglio farti del male, tu puoi aiutarmi

“Non ho paura di te, ma voglio che mi liberi
”Sento che non hai paura, è per questo che sei qui. Ti libererò, ma dobbiamo prima fare delle prove. Ti piacciono i Led Zeppelin?”.
Stella annuì. La musica riprese dove era stata interrotta e l’introduzione sinuosa di Stairway To Heaven, con chitarra e flauto dolce, lo guidò nella preparazione degli strumenti: aprì la borsa dei coltelli mettendo da parte solo quelli con lama seghettata e pensò che prima di usarli fosse necessario fare un altro tentativo. Andò in cucina e prese il caramellizzatore per la crema catalana con cui poter ottenere risposte più immediate senza esser costretto ad andare oltre. Tornò da lei e le spiegò cosa stava per farle. “Procedi, anche io ho bisogno di risposte”. Le prese il braccio e la bruciò in tre punti diversi, la pelle arrossata divenne subito squamosa ma lei si mosse appena e lui continuava a non sentire nulla. “Mi dispiace, credo di dover andare avanti”. La chitarra folk divenne elettrica al primo taglio, sull’altro braccio, con un piccolo coltello dalla lama ricurva. Era la prima volta che lo faceva, ma la motivazione era più forte del disagio. La pelle era spessa e il sangue, scuro e denso, sembrava faticasse ad uscire. C’era bisogno di tagli più profondi… continuò a tagliare la ferita sul braccio dirigendosi verso il gomito e poi prese un coltello a doppio taglio, così da poter entrare più a fondo e allo stesso tempo allargare lo squarcio. Appena fu dentro di lei, entrambi si fermarono per un lungo respiro… ebbero tutti e due l’impressione di non aver mai respirato così e se lo riconobbero negli occhi. “Continua, non fermarti …”, gli disse. “Cosa sta succedendo?” si interrogò lui mentre vedeva la carne spessa che acquistava colori più accesi e il sangue rosso venir giù come un fiume in piena. La loro eccitazione sembrava ispirare la chitarra di Jimmy Page e il suo assolo li accompagnò nella loro scoperta. Per la prima volta, finalmente, si sentirono … e si trovarono.

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