L’Asse (fatale) Ankara-Berlino – Editoriale di Ginevra Gico

La storia talvolta fa giri curiosi e si avvita su se stessa con risultati sorprendenti.
Sin dal 1987 la Turchia si è candidata a far parte dell’Unione Europea ma tralasciando da subito la valutazione dei parametri economici fissati nei Criteri di Copenaghen, uno degli ostacoli più ostativi al suo ingresso nella casa europea però, è sempre stato il mancato rispetto dei diritti umani e la crudele repressione della minoranza curda. Non bisogna dimenticare infatti che uno dei principi cardine per essere stato membro è che il paese istante garantisca il rispetto dei principi di Libertà, di Democrazia, di rispetto dei Diritti dell’Uomo e delle sue libertà fondamentali nonché dello Stato di Diritto.
Si tratta di principi fondamentali posti dall’Europa che sono l’altissimo risultato di guerre, soprusi e violenze finalmente confluiti nell’elaborazione di valori condivisi di civiltà e di diritto finalmente comuni e finalmente europei.
Sin dal 1987, dicevamo… e ad oggi, la Turchia non è riuscita mai a raggiungere tali parametri al punto che la sua richiesta ha finito per bloccarsi nel 2005 e tale è rimasta sinora.
Purtroppo il mutamento delle condizioni socio-politiche di alcune parti del mondo…
Africa e Medio Oriente soprattutto, con Siria, Iraq e Afganistan; hanno generato un potentissimo
flusso migratorio verso l’Europa mai registrato sin dalla seconda guerra mondiale.
Questo ha cambiato radicalmente la posizione della Turchia verso l’Unione Europea.
Se prima, secondo tutti gli stati membri, le condizioni della Turchia non venivano ritenute idonee per consentire il suo ingresso nella casa comune, ora, senza nessuna nuova garanzia turca di adeguamento del paese alle condizioni richieste (addirittura peggiorando la già pesante situazione)
la Cancelliera tedesca Angela Merkel si reca ad Ankara e promette al suo Presidente di accelerare l’ingresso turco nella casa comune.
Che cosa è accaduto perché la Germania, uno dei paesi più severi ed intransigenti nel rispetto dei canoni di adeguamento imposti, ora si mostri tanto condiscendente?
Una cosa semplice, il mutamento dell’equilibrio del potere.
Da una parte
la Cancelliera Merkel deve fronteggiare il problema degli ormai incontenibili flussi migratori e dall’altra lo scontento di una parte ormai considerevole dei suoi elettori per le aperture ritenute eccessive. La Turchia a sua volta costituisce uno snodo cruciale nella gestione di tale flusso migratorio (soprattutto dal suo confine meridionale) a causa della guerra in Siria
e comunque, storicamente, l’emigrazione turca verso la Germania ha finito per creare una forte (e anche autorevole) comunità che vive e opera nel cuore dell’Europa di lingua tedesca.
Si parla di circa seicentomila persone che fuggono dalla guerra secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. La Cancelliera tedesca ha bisogno della Turchia per trattenere questo esodoil Presidente turco Erdogan sa che il ruolo del suo paese è determinante in ciò. Non si tratta più di valutare il grado di civiltà, democrazia e diritto di un paese per diventare stato membro ma solo di normale moneta di scambio: l’ingresso in Europa in cambio del contenimento dei migranti.
I parametri di valutazione sono cambiati per necessità della Germania e per il maggior potere dei turchi.
Con buona pace dei migranti, usati come inconsapevole merce di scambio sul tavolo delle trattative, del rispetto dei diritti umani, dei curdi e del genocidio degli armeni.
Per non parlare della mai risolta invasione turca di Cipro e, da ultimo, degli attentati contro i manifestanti e chiunque provi a smascherare la strategia del sultano ferito a morte dai risultati delle ultime elezioni.
Erdogan ha perso la maggioranza assoluta detenuta per anni e il suo disegno di egemonia prevaricatrice sulla Nazione turca e su tutta l’area geopolitica è evidente
molto simile alla strategia della tensione che sconvolse l’Italia per decenni.
I dubbi sono molti e tante le perplessità dinanzi a tali fatti che stanno comunque modificando l’assetto del mondo occidentale… ma se tutti questi cambiamenti hanno il prezzo della perdita dei nostri diritti fondamentali e dei valori su cui abbiamo costruito la nostra civiltà è lecito porsi una domanda:
E’ questa l’Europa che vogliamo?

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