Franco Battiato: “Un’altra vita” (1983) – di Ginevra Ianni

Ho mal di stomaco. Anche oggi, come ieri come due giorni fa. Torno per l’ennesima volta dal medico col solito fascio di analisi, carte e cartacce, le porgo a lui, mi siedo, guardo la primavera che scompiglia gli alberi fuori dalla finestra e aspetto. Lui legge, rilegge sfoglia e sospira. Ho capito senza capire, il silenzio circostanziato del personale dell’ospedale, la faccia critica del medico prima, durante e dopo, scrivono nell’aria la diagnosi sopra le nostre teste e allora tocca a me prendere la situazione in mano: quando o meglio quanto? Quanto tempo ancora? Due, tre mesi forse, senza terapia… i petali degli alberi vengono sollevati dal vento sfacciato e allegro di maggio in nuvole profumate. Per fortuna è successo ora, vedrò l’estate. Esco sollevata quasi, la paura del futuro prossimo venturo sembra accettabile ora che ogni speranza incerta è svanita, adesso che so, so come voglio passare questo tempo, senza conoscere l’umiliazione invalidante di affidare la mia vita nelle mani di medici e farmaci
Vado al mare, devo respirare aria salmastra e densa poi penserò. L’auto sfreccia verso l’azzurro fino alla spiaggia, fino al mare, adesso voglio chiarire ogni cosa, sollevare ogni silenzio e dire ciò che penso, ciò che amo e odio, a tutti. Con le gambe in acqua, mentre le onde mi lambiscono i piedi chiamo @@@@@@@ e gli dico: “ti amo, da tanto, l’ho sempre fatto, hai abitato i miei sogni per moltissimo tempo e ancora lo fai…” poi ascolto il silenzio dall’altro capo e chiudo. Chiamo tutti quelli che voglio sentire e senza preamboli o spiegazioni dico tutto, parlo loro serena dei sentimenti che provo per loro. Qualcuno è sorpreso, qualcuno risponde con trasporto, altri ascoltano e basta. Ora ho fame e sempre camminando sulla spiaggia raggiungo uno stabilimento e mangio: da quando so, tutto si è amplificato, si è singolarizzato e ingigantito. Gli individui, le cose, il cibo e il vino profumato che colma il mio bicchiere. Sospiro soddisfatta e piena, satolla di questa vita a termine di cui avevo dimenticato la scadenza.
Mi sentivo immortale sino a poco fa, come tutti ma adesso che so che sta per finire sono e mi sento immortale e infinita più che mai. In mezzo a tanta pace, al sole che mi scalda la pelle, al rumore del mare e il profumo del vino torna una fitta allo stomaco, automaticamente  porto una mano lì sul mio dolore e all’improvviso lo tocco, tocco la causa fisica della mia pena che comincia a muoversi sotto le dita. Sento un vibrare caldo e peloso… peloso?!? Tolgo la mano di scatto e apro brusca gli occhi nel buio, il mal di stomaco si allontana come un peso inerte, poi passa improvvisamente lasciando solo un senso di indolenzimento. Miagola, fa le fusa ed infine salta giù dal letto in cerca di crocchette. Sospiro, mi passo la mano sul volto e ripasso mentalmente tutto l’accaduto: il dottore, il mare, le chiamate e l’ultima dolorosa fitta allo stomaco che improvvisamente si è messa a miagolare seguendo una coda bianca che fila verso la sua colazione… Ho sognato tutto! 
Era tutto immaginato, tutto frutto di fantasia! Oddio che incubo ho avuto, che realismo assoluto. Ancora incapace della mia nuova inattesa vita post-incubo, salto giù dal letto e corro alla finestra: brrrrche bello il gelo del pavimento sotto i piedi scalzi, il sole che filtra dai vetri e mi bacia la fronte. Sento il profumo del caffè arrivare dalla cucina, il rumore lontano delle auto che passano e all’improvviso sento una scarica incontrollata di adrenalina, voglio indossare il mio vestito rosso e correre fuori, verso la mia vita ancora da scoprire piena di cose belle e brutte, di gioie, dolori, illusioni e delusioni ma non vedo l’ora che cominci. Non vedo l’ora che cominci la mia nuova vita a termine.

Certe notti per dormire mi metto a leggere / E invece avrei bisogno di attimi di silenzio
Certe volte anche con te e sai che ti voglio bene / Mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca / Mi innervosiscono i semafori e gli stop
E la sera ritorno con malesseri speciali / Non servono tranquillanti o terapie
Ci vuole un’altra vita / Su divani abbandonati a telecomandi in mano
Storie di sottofondo, Dallas e I Ricchi Piangono / Sulle strade la terza linea del metrò che avanza
E macchine parcheggiate in tripla fila / E la sera ritorno con la noia e la stanchezza
Non servono più eccitanti o ideologie / Ci vuole un’altra vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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3 pensieri riguardo “Franco Battiato: “Un’altra vita” (1983) – di Ginevra Ianni

  • Marzo 13, 2015 in 9:52 am
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    Grazie. E’ bello e fa riflettere… anche l’illustrazione…”risuona”.

    Realizzare appieno che abbiamo una vita a termine, porta indubbiamente molta Vita alla vita.
    …Auguro a tutti un incubo simile. A ben giocarselo, si….può diventare una seconda data di nascita.

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  • Marzo 14, 2015 in 2:02 pm
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    Sensazioni che non si vorrebbe mai vivere.
    Sensazioni che molte persone sperimentano in prima persona….
    ne vedo molte, tutti i giorni.Ma siamo esseri umani, e abbiamo la dignità che questo comporta.

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  • Luglio 13, 2021 in 1:30 pm
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    Fantastica Ginevra; C’è. Avrò cura di te nell’altra vita.

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