Kings of Convenience: “Peace or Love” (2021) – di Ignazio Gulotta

Dopo una prolungata assenza, colmata da una non frenetica attività solista, tornano Erlend Øye ed Eirik Glambek Bøe sotto la sigla Kings of Convenience con “Peace or Love” (EMI 2021) a riempirci la stanza: questa è musica da ascoltare in luoghi chiusi e possibilmente in solitudine, con le loro dolci melodie acustiche. Ed è bello ritrovarli in piena forma e per nulla cambiati, perché è proprio questo che si chiede ai due norvegesi, di accompagnarci con canzonette, il termine non è assolutamente dispregiativo, anzi, mai banali e impregnate di malinconica nostalgia. Canzoni sussurrate che ti prendono e ti stringono con garbo e dolcezza, che ti portano a rimembrare sentimenti, emozioni che oggi sembrano svanire, ma sempre tenendo un registro che non prevede alcun eccesso emotivo. In questo senso il paragone che viene spontaneo e che è stato fatto spesso parlando del duo nordico è quello con Simon and Garfunkel, maestri nel costruire canzoni dalle grandi melodie e nel duettare nel canto.
C’è una canzone, Love Is a Lonely Thing, cantata insieme a Leslie Feist, che potrebbe essere interpretata quasi come una dichiarazione di poetica, di visione del mondo sotto le spoglie di una canzone d’amore infatti, in una strofa Feist canta: «La pazienza è la cosa più difficile da imparare / Le ore sembrano oceani quando il desiderio brucia / La fretta rovinerà tutto, devi aspettare il tuo tempo / Semina un seme nell’acqua, aspetta che l’amore cresca»: anche le emozioni e i sentimenti più forti e totalizzanti non devono travolgerci, dobbiamo essere in grado di controllare e avere pazienza. Del resto anche come musicisti non è certo la fretta che li caratterizzi; uno, Erlend, ormai conquistato dal dolce clima siculo, l’altro, Eirik, impegnato nella sua vita familiare, hanno impiegato ben cinque anni per ultimare “Peace or Love”, il loro quarto disco in venti anni di carriera. Ma se i risultati sono buoni come questo, allora possiamo con loro dire che la fretta è cattiva consigliera.
L’amore nelle sue complesse sfaccettature, nell’altalena impetuosa dell’accavallarsi di paure e gioie, di sentimenti contrastanti e di non sempre facile interpretazione, è l’argomento, il filo rosso delle undici canzoni contenute nell’album. Le difficoltà di comunicare fra gli amanti è il tema del primo singolo Rocky Trail, l’amore febbricitante e travolgente è quello di Fever, l’incertezza e il tormento dell’amato («Ho le spalle sul tappeto / E i miei piedi al soffitto / Per far scorrere il sangue / Per intorpidire il dolore che sto provando») intrigano nel bel duetto fra Eirik e Feist in Catholic Country, mentre nell’iniziale Rumours si invita l’amata a non farsi travolgere dalle calunnie che la gente sparge su di lei. Perché tra pace o amore a volte spunta anche il male, ma per fortuna ci sono dischi come questo dei Kings of Convenience a lenire con la dolcezza e la capacità di costruire canzoni avvolgenti e affascinanti i nostri tormenti.

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