John Martyn: “Bless The Weather” (Island 1971) – di Pietro Previti

Studi di registrazione Sound Techniques, Chelsea, 19 maggio 1971. Tarda mattinata. Negli studi preferiti da Joe Boyd e dalla crème del folk inglese stanno per avere inizio le sedute di registrazione del terzo album di John Martyn. Coadiuvato da John Wood, ingegnere del suono e coproduttore del disco assieme allo stesso Martyn, il songwriter di Glasgow illustra ai musicisti il progetto e quanto scritto sino a quel momento. L’album sarà composto da dieci brani ma le parti scritte sono all’incirca solo al sessanta per cento. È indispensabile per Martyn coinvolgere i musicisti in maniera diretta, partecipata. Più che sidemen gli occorrono spiriti affini, disposti ad essere coinvolti in modo creativo e completo. Tra questi figura anzitutto il celebre Danny Thompson, contrabbassista degli eccelsi Pentangle, libero da impegni con il proprio gruppo che ha da poco terminato le registrazioni del fondamentale “Reflection“.
Danny non si limiterà ad essere un comprimario per “Bless The Weather” (Island 1971), ma stabilirà con John un’intesa artistica ed umana che durerà per tutta la loro vita. La sua presenza sarà imprescindibile anche nelle pubblicazioni immediatamente successive che vedranno luce nel 1973, il classico “Solid Air“, con l’omonimo brano dedicato all’amico Nick Drake che sarebbe scomparso diciotto mesi dopo per un’overdose di antidepressivi, e il più ricercato e sperimentale “Inside Out” che vedrà la partecipazione di Steve Winwood e Chris Wood dai Traffic. Altre presenze prestigiose per “Bless The Weather” sono Richard Thompson, chitarrista dei Fairport Convention, Tony Reeves, bassista dei Colosseum, Ian Whiteman (tastiere) e Roger Powell (batteria) provenienti dal gruppo underground Mighty Baby, il percussionista degli Assagai Smiley De Jonnes e la moglie di John, Beverley Martyn a voce e chitarra. I due sono reduci da un paio di dischi a loro nome di buona fattura, “Stormbringer!” e “The Road To Ruin“, pubblicati dopo il loro matrimonio ed il successivo trasferimento negli Stati Uniti.
Resteranno episodi isolati nelle loro carriere così come molte delle sonorità indirizzate più verso il pubblico americano. Alcune intuizioni di John, però, si fanno largo proprio in “The Road To Ruin“, dall’approccio all’Echoplex alla prima partecipazione di Danny Thompson. Sarà invece l’Island Record a spingere Martyn a riprendere l’attività solistica per dare un seguito ai suoi due primi e non dimenticati lavori, “London Conversation” (1967) e “The Tumbler” (1968). Nulla di imprescindibile, sia chiaro. Di impianto folk tradizionale il primo, per sola voce, chitarra ed armonica con l’immancabile omaggio al Dylan di Don’t Think Twice, It’s All Right; decisamente più vario e articolato il secondo per la presenza di una band a supporto di canzoni originali, tutte a firma di Martyn. Il titolo “Bless The Weather” riflette la decisione di John e Beverley, già rientrati nel Regno Unito, di trasferirsi da Londra ad Hastings Old Town, piccolo quartiere ottocentesco dell’omonima città che ancora in quegli anni aveva nella pesca e nel turismo le due risorse economiche principali. Due attività che tanto possono essere remunerative se accompagnate da un tempo favorevole, tanto soffrirne le durezze. L’ispirazione compositiva di Martyn trasse indubbiamente giovamento dai luoghi. La benedizione del tempo invocata da John trascende il mero aspetto climatico per essere foriero della Stagione del Cuore e dell’Amore.
Nei trentasette minuti di durata del long-playing diverse sono le canzoni di pregio che resteranno a lungo nel repertorio del cantautore scozzese a cominciare dall’iniziale Go Easy. Il delicato arpeggio e la voce calda e soffusa evidenziano l’ulteriore distacco dalla produzione precedente e rappresenteranno un marchio di fabbrica di Martyn anche negli anni a venire. L’incedere trasversale di Bless The Weather, sostenuta dal pulsare profondo del contrabbasso di Thompson, colloca la canzone direttamente tra i brani più riusciti ed indimenticabili della stagione del folk-rock inglese di inizio anni Settanta. L’inno d’amore viene schiacciato da un sentimento di cupa rassegnazione. Con il verso “Bless the weather that brought you to me/curse the storm that takes you away”, Martyn ci ricorda che il Tempo, come dona, così toglie; la tempesta può nascondersi dietro l’angolo. Altro momento riuscito è il divertente blues di Sugar Lump tra lampi di stride piano e un andamento della chitarra lievemente funky.
Walk to the Water, dai rimandi caraibici per l’uso della marimba e con le voci dei musicisti che compaiono nella registrazione, e l’introspettiva Just Now chiudono il primo lato del trentatré giri in maniera impeccabile per varietà e gusto. Il lato B fa ancora meglio. Head and Heart si eleva immediatamente a classico dell’artista; la canzone trova la sua grazia nella profondità della voce di John sostenuta dalla semplicità del dipanarsi della chitarra acustica, contrabbasso, percussioni. Segue la malinconica ballad Let the Good Things Come in cui fa la sua comparsa la voce di Beveley. La morbida folksong Back Down the River lascia spazio all’inattesa cavalcata di Glistening Glyndebourne, sei minuti e trenta di improvvisazione corale in cui Martyn e soci, rotti gli indugi, spaziano tra i generi più diversi in una visione cosmica che lega il folk al jazz e al blues. È questo anche il primo e più riuscito tentativo di John di suonare la chitarra avvalendosi di fuzz box e dell’Echoplex.
La conclusiva e celebre Singin’ in the Rain, unico brano non autografo, in appena ottantotto meravigliosi secondi ritorna ironicamente sul titolo dell’album per ricordarci che dobbiamo aspirare alla felicità anche quando lottiamo contro le avversità della vita. In quel periodo, felice sicuramente lo era John Martyn. Le registrazioni durarono appena tre giorni mentre l’album sarebbe stato pubblicato nel mese di novembre di quello stesso anno. A soli ventitré anni Iain David McGeachy, il suo vero nome all’anagrafe, aveva trovato la sua strada. Peccato che anche per lui era in arrivo una tempesta: dipendenza da alcool e la separazione da Beverley.

Go Easy – 4:15. Bless the Weather – 4:29. Sugar Lump – 3:43. Walk to the Water – 2:49.
Just Now – 3:39. Head and Heart – 4:54. Let the Good Things Come – 3:05.
Back Down the River – 2:40. Glistening Glyndebourne – 6:30.
Singin’ in the Rain (Nacio Herb Brown, Arthur Freed) – 1:28.
John Martyn: vocals, guitar, harmonica, keyboards. Richard Thompson: guitar.
Smiley De Jonnes: percussion. Beverley Martyn: guitar, vocals.
Danny Thompson: double bass. Tony Reeves: double bass, bass guitar.
Ian Whiteman: keyboards. Roger Powell: drums.

Foto e articolo Pietro Previti©tutti i diritti riservati 
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