Jimmy Fontana: “Il mondo” (1965) – di Sandra Tornetta

Odio l’estate. Magnifico refrain che amo ripetere all’indomani di ogni Ferragosto, riflettendo sui relitti di una stagione che puntualmente non mantiene le sue sordide promesse. L’estate è un’ostinata ricerca di leggerezza che combatte anno dopo anno contro il logorio della vita moderna, come recitava il famoso jingle del Cynar. Ogni estate ha i suoi tormentoni, e Il Mondo di Jimmy Fontana è uno di questi. Inciso per la RCA nel 1965, Il mondo è un pezzo lontano anni luce dalle melodie spensierate che hanno accompagnato le ferie degli italiani in pieno boom economico. Il testo, di Gianni Meccia, comincia con una negazione, un prepotente No, stanotte amore non ho più pensato a te, un diniego forzato a quell’insana abitudine di amare senza essere riamati. Nonostante in mezzo ci siano state barricate in piazza, stragi, internet e il sushi, Il Mondo resta ancora oggi uno dei pezzi italiani più suonati al mondo, grazie anche al magistrale arrangiamento curato da Ennio Morricone, che prima di diventare un autore di culto per pellicole che hanno scritto la storia del western all’italiana, ha collaborato con i giovani cantanti della scuderia RCA.
La strana alchimia di questo pezzo risiede nel fatto che nonostante il testo cerchi di riportarci con i piedi per terra, suggerendoci di guardare avanti e di avere fiducia, la melodia svela invece l’anima profondamente illusoria di queste promesse, ed il giorno verrà…verrà? Non sappiamo. Intanto cantiamo a squarciagola, come faceva mia madre in cucina ascoltando la radio, mentre Jimmy Fontana terminava la sua preghiera con un disperato la la la. L’estate cantata da Jimmy Fontana non somiglia per niente agli ideali di miglioramento condensati in una cartolina spedita dalle terrazze di Capri, tutta sorrisi e colori pastello. Sono i favolosi anni 60, quelli di Canzonissima e della Fiat 500 Giardiniera. Mentre negli Stati Uniti le donne iniziano ad utilizzare la pillola anticoncezionale, l’Italia scopre il turismo di massa. Inizialmente fenomeno frivolo, ad esclusivo uso di alcune privilegiate minoranze occidentali, con l’avanzare del benessere economico e lo sviluppo dei mass media, il turismo di massa diventa una disposizione dell’animo di chi, insoddisfatto dall’alienazione prodotta dalla vita metropolitana, ricerca nel viaggio quell’autenticità e quella brama di nuove esperienze che la quotidianità gli nega.
In questo senso, Dean Mac Cannell formula la teoria secondo la quale “non ci sarebbe turismo se non ci fosse alienazione urbana”. Alienazione urbana ed esistenziale che diventa la protagonista indiscussa di tutta una serie di film che, lasciatisi alle spalle le esperienze giocose dei musicarelli, cercano di interpretare una nuova insofferenza giovanile, legata a dinamiche che non sono solo di ribellione generazionale, ma che manifestano in maniera inequivocabile l’urgenza di comunicare una forma cogente di disagio sociale. Non a caso, la colonna sonora de “Il sorpasso” di Dino Risi – dramma del 1962, simbolo del buco nero prodotto dalla neonata cultura del benessere economico – è una sequela delle hits più gettonate del momento, da St. Tropez Twist a Guarda come dondolo. Il Mondo diventa allora una riflessione sul ciclo della vita, un tributo alla caducità delle cose e delle sensazioni, travestito da memoriale di amorazzi estivi finiti e precede, in maniera scientificamente profetica, le turbolenze del vicino 1968.
In questo contesto, la voce fintamente cristallina di Jimmy Fontana sa come titillare quel senso di smarrimento che produce in noi l’avvertimento del senso di prossimità della fine, il limitare sulla soglia della nostra precarietà. Mai atmosfera fu più azzeccata per definire quell’ansia da ostentazione del benessere che attanaglia la nostra estate del 2021. Un’estate che è un susseguirsi di bollini, nero per il traffico sulle autostrade, rosso per la bolla africana e il pericolo incendi; bollino a croce per l’avanzata di virus e di intolleranze di matrice xenofoba. Delle cartoline da Capri nessuna traccia, solo orridi selfie messi a macerare dentro contenitori virtuali di amicizie presunte. Nessuna pioggia a placare l’esiziale sete di divertimento che ci tormenta. Ho aperto gli occhi per guardare intorno a me e intorno a me girava il mondo come sempre… la la la.

No / Stanotte amore non ho più pensato a te
Ho aperto gli occhi per guardare intorno a me
E intorno a me girava il mondo come sempre
Gira, il mondo gira / Nello spazio senza fine
Con gli amori appena nati / Con gli amori già finiti
Con la gioia e col dolore / Della gente come me
Oh mondo / Soltanto adesso io ti guardo
Nel tuo silenzio io mi perdo / E sono niente accanto a te
Il mondo / Non si è fermato mai un momento
La notte insegue sempre il giorno / Ed il giorno verrà
Stanotte amore non ho più pensato a te
Ho aperto gli occhi per guardare intorno a me
E intorno a me girava il mondo come sempre
Gira, il mondo gira / Nello spazio senza fine
Con gli amori appena nati / Con gli amori già finiti
Con la gioia e col dolore / Della gente come me
Oh mondo, soltanto adesso io ti guardo
Nel tuo silenzio io mi perdo / E sono niente accanto a te
Il mondo / Non si è fermato mai un momento
La notte insegue sempre il giorno / Ed il giorno verrà
Il mondo / Non si è fermato mai un momento
La notte insegue sempre il giorno / Ed il giorno verrà
Stanotte amore non ho più pensato a te / A te.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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