Ivano Fossati: “Dal vivo volume 2 – Carte Da Decifrare” (1993) – Di Fabrizio Medori

A volte il “disco live” è una raccolta dei brani più significativi, magari ritoccati in studio, di un musicista che non ha ispirazione o la voglia o la possibilità di produrre un disco di inediti. In questo caso, in un fortunato incontro artistico, Ivano Fossati presenta un repertorio consolidato e arricchito dal passare degli anni, in una veste musicale particolarmente affascinante e in un’ambientazione sonora, il Teatro Ponchielli di Cremona, decisamente indovinati, in un disco, anzi due, realmente importanti nel percorso artistico dell’autore. Contemporaneamente a “Dal vivo volume 2Carte Da Decifrare” (Epic 1993), Ivano Fossati pubblica l’altra metà del concerto, nel disco “gemello” “Dal vivo volume 1 – Buontempo”. Il repertorio da cui attingere è di livello altissimo e la scelta per “Carte Da Decifrare” lascia senza fiato fin dall’inizio: l’apertura è affidata a Lindbergh, dedicata all’uomo capace di “alzarsi in volo, come voi stare su un piede solo”, introdotta da un bel preludio pianistico. Al pianoforte di Fossati si aggiungerà, in seguito, soltanto un synt, suonato da Stefano Meloni, per non alterare il senso particolarmente delicato e lirico del brano. Il secondo brano prende la direzione opposta, più ritmata e spigolosa. Si tratta di Discanto, nel quale l’elemento di spicco è la solida ritmica sviluppata dal batterista Elio Ravagli e da Beppe Quirici che, oltre ad essere il bassista del gruppo, è anche il produttore, capace di tirare fuori dalle splendide esecuzioni tutta l’energia e tutta l’unicità di un’esibizione dal vivo. L’uomo dai capelli da ragazzo è il terzo capitolo di questo volume, ed è sostenuta ancora dal pianoforte e dallo splendido sax soprano di Mario Arcari.
La chitarra classica di Armando Corsi introduce uno dei brani più romantici e malinconici del repertorio di Fossati, Italiani D’Argentina, meraviglioso ritratto di una comunità che ha i piedi in una regione del mondo ed il cuore da tutt’altra parte. J’Adore Venise era il retro di Panama, singolo del 1981 tratto dall’omonimo album, e in questa versione sospesa tra ritmo spezzato e atmosfera rilassata si apprezza tutta l’eleganza degli arrangiamenti, capaci di esaltare l’interpretazione vocale dell’autore. Ancora più in evidenza il disegno ritmico in La Casa, che si snoda in un lento ma inesorabile crescendo. Il brano che intitola tutto il disco, Carte Da Decifrare, torna alle atmosfere più intimiste, giocata su un intreccio di arpeggi tra la chitarra e l’arpa di Vincenzo Zitello, subito prima dell’esplosione del brano più trascinante del disco, La Canzone Popolare, ennesima dimostrazione della capacità del Fossati autore di sfornare canzoni che riescono a conciliare perfettamente il talento artistico elevato di un autore elegante e ricercato con la capacità di creare melodie avvolgenti e trascinanti, profonde ed orecchiabili allo stesso tempo. Lo stesso autore presenta E Di Nuovo Cambio Casa, mettendo in risalto il nuovo arrangiamento del brano, nel quale spicca in maniera decisa la capacità degli accompagnatori di esprimere un suono compatto e raffinato, base perfetta per i caratteristici “controtempi” della voce di Fossati, che qui donano all’interpretazione un movimento ritmico profondamente influenzato dalla personalità del cantante.
La Costruzione Di Un Amore è grande poesia in versi e musica, è parlare di qualcosa che colpisce al cuore, ogni volta che accade, ma la versione qui presentata nobilita ulteriormente il brano con il suo suono maturo e, se possiamo azzardare una definizione, definitivo. Uno dei brani più amati del repertorio di Fossati, La Musica Che Gira Intorno, è riproposto in una versione perfettamente centrata, nella quale tutti gli strumenti interpretano magistralmente la propria parte, a partire dal sax di Arcari, fino alla voce di Fossati, compositore di talento notevolissimo, strumentista di grande tecnica e cantante dotato di una profonda capacità interpretativa. La conclusione, introdotta ancora dalla chitarra acustica, è affidata a La Volpe, un altro vertice della poetica di Fossati, un altro esempio di come parole e musica sono capaci, quando c’è un’ispirazione così notevole, di esaltarsi l’una con l’altra, di sorprendere l’ascoltatore ad ogni battuta, con invenzioni continue nelle quali si scopre il piacere di rincorrere un verso e trovare un accordo, scoprire un’intonazione e perdersi in un intreccio di suoni. Se tutta l’operazione “Live” di Fossati del 1993 ci presenta il risultato di una ricerca sonora iniziata vent’anni prima con i Delirium, questo secondo disco è quello che, nel tempo, ha dato frutti più saporiti, scavando nella parte meno “immediata” del repertorio e costruendoci intorno un vero e proprio stile musicale, una stratificazione di suoni acustici, elettrici ed elettronici, capaci di trasportare nelle nostre orecchie la migliore musica d’Autore italiana e sensazioni provenienti dalla musica etnica, dal rock, dal jazz e dalla musica colta, in un suono moderno e classico nello stesso tempo.

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