Ivan Graziani – La città che io vorrei “La città che io vorrei” 1973



“La città che io vorrei è la ricerca di una felicità perduta, nascosta tra le pieghe dei miei blue jeans quando li infilo dalla testa. Incredulo Hunka Munka ha strimpellato tutte le possibili tastiere ad alta tensione. Nathan il violino del nonno, Enzo le percussioni; al basso e alle varie chitarre mi sono servito da solo.
Mia moglie Anna è troppo stanca, dopo aver modificato tutti i testi, per essere citata. 
Ho mandato personalmente Tom Sawyer a ringraziare Eraldo e Vittoria Bischi che hanno avuto il non piccolo merito di avermi sopportato.
Un ultimo piccolo grazie a 
Ivan Graziani per qualche casuale spunto felice”
(Ivan Graziani)
 
E fra mattoni giallo oro, tetti cupi e balconate d’improvviso prende il volo uno stormo di colombe.
E un bambino in monopattino passa accanto a una fontana si ferma a bere per un attimo, son le dieci di mattina…
Sì, lo so che non è vero, sì lo so, ma son sincero.
E non esiste più, non ritrovo più la città che io vorrei è scomparsa ormai, ingoiata ormai la città che io vorrei, che vorrei….
Esce come per incanto dal buio freddo di un portone una sposa tutta in bianco sorridente incontro al sole.
E un signore sconosciuto dietro il verde di un cancello muove in segno di saluto una mano e se ne va…
Sì, lo so che non è vero, sì lo so, ma son sincero.
E non esiste più, non ritrovo più la città che io vorrei è scomparsa ormai, ingoiata ormai la città che io vorrei, che vorrei…
E una madre, dolcemente accarezza piano piano il suo bambino sulla fronte…
Sì, lo so che non è vero, sì lo so, ma son sincero.
E non esiste più, non ritrovo più la città che io vorrei è scomparsa ormai, ingoiata ormai la città che io vorrei, che vorrei… 
 
la citta che io vorrei

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