Isaac Gracie: “Isaac Gracie” (2018) – di Cinzia Milite

Isaac Joseph Gracie-Burrow altrimenti noto come Isaac Gracie è un cantautore inglese nato il 28 ottobre del 1994 a Ealing; uno dei più importanti centri urbani di Londra, soprannominato “La regina dei sobborghi”. Inizia a esibire le sue doti canore a quattordici anni nell’Ealing Abbey Choir, il rinomato coro del sobborgo in cui vive e, sempre in giovane età, esordisce nella scrittura guidato dal suo talento innato per la composizione. La veloce ascesa alla popolarità del musicista parte in sordina, come sostiene l’autore stesso, nel periodo più buio e più incerto della sua vita. Inizia quando era ancora uno studente, registrando i brani nella sua camera da letto e utilizzando il software GarageBand, per poi caricare una demo sulla piattaforma di musica in streaming audio Soundcloud. Non passerà molto tempo perché le registrazioni casalinghe saltino all’orecchio di Lucian Grainge, presidente e amministratore delegato di Universal Music Group che nel corso della sua carriera, ha lavorato con artisti del calibro di Lady Gaga, Amy Winehouse, ABBA, Taylor Swift, Take That, Rolling Stones, Sting e Andrea Bocelli, consacrando Gracie autore internazionale. Isaac, il ragazzo dai fluenti capelli biondi e il look rubato agli artisti di Woodstock anni 70, cresciuto ascoltando gli Arctic Monkeys, ha ottenuto da subito grande attenzione da parte di un pubblico sensibile e pronto a scaldarsi di fronte a giovani musicisti con l’aria da poeti tormentati, che sembrano mettere con sincerità e umiltà in mostra il loro cuore.
Il suo album omonimo rilasciato nel 2018 dalla Virgin EMI Records si compone di undici tracce caratterizzate dalla tenera vulnerabilità della sua voce e dall’onestà emotiva dei testi delle canzoni. L’ascolto dell’album conduce in un inebriante elisir di suoni e atmosfere ed esordisce con il brano Terrified, una canzone oscura e seducente che mette al centro il cuore del giovane Isaac spezzato da una storia d’amore finita. Il pezzo brilla di grandiosità e innocenza al tempo stesso, avvalendosi del dolce accompagnamento di chitarra che aggiunge un tono straziante alla composizione. La traccia comincia con il ritmo del battito cardiaco e scorre fluida e delicata con l’inserimento del pianoforte; il ritornello appassionato nel quale la voce di Gracie libra verso l’alto, esprime emozione e tutto il fremito del suo sentirsi terrorizzato dalla vita. Grace possiede un songwriting capace di padroneggiare i diversi approcci stilistici, pertanto, resta difficoltoso confinarlo in un genere musicale preciso, i brani spaziano dall’includere sonorità folk-rock, indie, pop, a suggerimenti dal piglio grunge.
Last Word, il secondo brano incluso nell’album, caricato inizialmente online dal cantautore, senza alcuna aspettativa di ciò che sarebbe seguito, ad esempio, rimanda l’ascoltatore ad atmosfere western country-folk; si tratta di una ballata acustica scoppiettante che acquista profondità con l’inserimento della brillante sezione d’archi. Il testo è drammatico, tanto da ricordare i cantautori del passato scomparsi in circostanze tragiche. In Death of You And I, terza traccia dell’album Gracie invece, mostra il lato tagliente, aggressivo, pur sempre poetico e malinconico del suo sentire. Con la sua accattivante stranezza, il brano suggerisce versatilità compositiva, la voce di Grace si fa più mordace e acuta quando la melodia esplode, raggiungendo un epico crescendo indie-rock. Un variegato ventaglio di emozioni si esplicita nei pochi minuti del pezzo, coadiuvato dai sorprendenti e audaci cambi di direzione melodica. Segue Running On Empy, ritmo vivace e sonorità rock and roll dinamiche rendono il brano energico e ballabile. Le chitarre stridono, si muovono e librano sulla voce potente del cantante, il ritornello cattura l’ascoltatore invitandolo a lasciarsi andare e a unirsi al coro. In Telescope, Gracie, canta sommessamente sulle vibrazioni rallentate delle corde i temi intimisti a lui cari, i sentimenti profondi, i sensi di colpa, le ossessioni e i ricordi così come in That was then e When you go. Silhouettes Of You è l’ideale colonna sonora di un videoclip nostalgico che racconta momenti di vita passati, mentre All in my mind è un piccolo gioiello di raffinato virtuosismo canoro in cui brilla la complessità della voce del cantante.
L’effetto psichedelico, reso dalle voci stratificate nei momenti iniziali della traccia, è sorprendente e coerente con il titolo della canzone.
In coda alla tracklist, ma non ultimi in quanto a bellezza e qualità, due brani: Hollow Crown, nel quale Gracie canta nei toni vocali più bassi accompagnato da una chitarra acustica e un celestiale coro di voci e Reverie, che nei sei minuti di esecuzione in La Bemolle al tempo di sei ottavi, culla l’ascoltatore alla stregua di una dolce ninna nanna. La vera perla dell’album è sicuramente la versatilità della voce baritonale di Gracie: vibrante, vellutata e suadente nei registri più gravi, agile, dolce e celestiale nei magnifici falsetti. Il songwriting è stato assimilato a molti grandi tra i quali: Nick Cave, Tom Yorke, Jeff Buckley, Nick Drake, perfino Leonard Cohen e David Bowie, ciò fa pensare che partendo dal suo background, Gracie si stia muovendo alla ricerca sincera di un sound che lo identifichi: non resta che attendere a orecchie tese i suoi futuri sviluppi artistici.

Tracklist: 1. Terrified. 2. Last word. 3. The death of you & I. 4. Running on empty.
5.
Telescope. 6. That was then. 7. When you go. 8. Silhouettes of you.
9.
All in my mind. 10. Hollow Crown. 11. Reverie.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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