IL FREDDO (quarta e ultima puntata) – di Gianluca Morozzi –

Riassunto puntata precedente: avavamo lasciato lo Scrittore sotto a una coperta con Rosanna… gran finale allora
 
Oh, ottimo. Solo, non sento più le mani.
Dammele qua. Te le scaldo tra le mie.
Oh. Ma dai. Sei caldissima. Sei una centrale di calore umana.
Sì, be’, ti avviso che a un certo punto della notte mi girerò nel sonno e mi aggrapperò a te come un koala, per cui magari ti scalderò se avrai troppo freddo.
Ah, senti, io ho già freddo. Se vuoi cominciare a portarti avanti col lavoro, puoi aggrapparti come un koala anche subito.
Posso?
Ma certo.
Nelle ore successive al dialogo sui koala, ecco, l’Allegro Lettore se ne sta rintanato sopra una trave divertendosi assai poco.
Anche perché c’è un solo momento comico, in effetti. Quello in cui il Sottoscritto realizza che il preservativo   nel portafogli è rimasto nella tasca del giaccone che è    appoggiato a una sedia lontana, che dovrà uscire senza vestiti dall’involucro delle coperte scostandosi dalla centrale di calore umana, che dovrà attraversare nel   freddo e nel buio il monolocale, cercare a tentoni il portafogli, cercare a tentoni il preservativo, strappare l’involucro, indossarlo dal lato giusto, tornare dalla centrale di calore umana, il tutto senza subire cali di  entusiasmo o colpi apoplettici da congelamento.
Lì si diverte un po’, l’Allegro Lettore.
Il giorno dopo fa freddissimo, fa freddissimo in casa, fa freddissimo fuori, e passeranno molte ore prima di poter lasciare Rosanna da Paolo Conte e andare a fare la cosa molto difficile che devo fare stasera. Che stasera devo vedere Elena e il suo nuovo fidanzato, insieme, per la prima volta, e ho quasi idea che dovrò fare qualcosa di molto maschio e virile tipo bere mezza bottiglia di vodka a stomaco vuoto, per sopportare la vista di Elena col suo nuovo fidanzato.
A mezzogiorno io e Rosanna scendiamo al bar a fare  colazione, e il barista mi guarda con una faccia che vuol dire Questa non è mica quella con cui venivi tutte le   mattine, io lo guardo con una faccia che vuole dire Ma va’?, ed Elena, Elena non si vede, sulla mia spalla, stamattina. Starà ancora dormendo. Avrà fatto tardi anche lei. Nello stesso modo in cui ho fatto tardi io.
Solo, al caldo.
Sotto il mio piumone.
Basta.

ultima puntata prima

E il pomeriggio in attesa di Paolo Conte, Rosanna, e del mio incontro difficile, io, siamo tutti e due calati in un’atmosfera molto bohémienne. In questo monolocale con vista sui tetti di Bologna mezzi coperti di neve, al freddo, senza vestiti e senza coperte, che tanto Rosanna è una centrale di calore sul serio. Al momento di cercare il preservativo lei scherza, dice E se volessi farmi ingravidare dal mio scrittore preferito?, e io dico Impossibile, a questa temperatura si congela lo sperma, e sento l’Allegro Lettore che ridacchia, dalla soffitta in cui si è rintanato.
E non c’è neanche Elena, in questo momento bohémienne, a dire Hai visto che alla fine questo racconto parlava solo di scopate?
Starà discutendo i dettagli della serata col nuovo fidanzato, Elena.
Ma come ci comportiamo con lui, stasera?, starà dicendo, Ci baciamo davanti a lui?, ci teniamo la mano davanti a lui?, ci guardiamo negli occhi davanti a lui?, cosa facciamo?
Poi viene sera, viene l’ora di lasciare Rosanna da Paolo Conte, di girarsi, imbacuccato con sciarpa e berretto pesante e guanti a cui ho tagliato le dita perché fanno più rocker, e mentre sto andando a recuperare la mia macchina sbatto contro una ragazza che conosco, in via d’Azeglio.
E’ una che chiamo la Porcellotta Lucana, abbinando l’origine geografica e l’aria un po’, come dire, maialeggiante che la caratterizza. Parliamo un po’, nel freddo di via d’Azeglio, e c’è una voce metallica che rimbomba poco distante, io chiedo Cos’è questa voce   metallica?, lei dice C’è Berlusconi che fa un comizio in piazza Galvani, non lo sapevi?, e io No, be’, riemergo al mondo solo adesso, lei dice Sono passata un attimo a vedere, c’era poca gente, mi ha fatto piacere che ci fosse poca gente, io dico Be’, che diceva Berlusconi?, lei dice Ah, che c’è il pericolo dei comunisti e che non gli han fatto ricontare le schede quindi le elezioni le ha vinte lui, io sorrido, dico E’ un uomo imprevedibile.
E siccome sono un uomo imprevedibile anch’io, invito la Porcellotta Lucana a bere qualcosa. Che un po’ di tempo ce l’ho ancora, prima del Drammatico Incontro.
E dopo siamo in un bar davanti a due spritz, e lei mi sta raccontando il modo incredibile in cui è finita la sua    ultima relazione, mi sta parlando del ruolo incredibile che ha avuto la sorella di lui nella rottura della loro relazione, e il modo incredibile in cui lui le ha detto che la loro relazione doveva chiudersi, ma io sto pensando che siamo entrati nel primo bar che abbiamo trovato nei dintorni di via d’Azeglio e già questa cosa normalissima, di entrare nel primo bar che si trova, per me è incredibile.
Con Elena, bisognava sempre girare mezza Bologna. Che lei aveva la fobia dei bar brutti, e non si poteva mai en trare in un bar brutto nemmeno per prendere un caffè. Che io dicevo Questo va bene?, lei aguzzava gli occhi per guardare dentro, poi iniziava a guaire No, no, no, mi   tirava per un braccio e mi portava via. Che al quinto bar cominciavo a lamentarmi, dicevo Elena, in questo bar ci dobbiamo prendere una birra, mica chiedere la residenza, ma lei riprendeva a guaire e a tirarmi via, fino a esaminare il bar successivo.
A un certo punto la Porcellotta Lucana cambia discorso, dice che le piace molto andare a ballare all’Estragon, che ci sono sempre dei bei concerti all’Estragon, e poi dice Mi piacerebbe molto andare a vedere i Babyshambles, ma non mi ci accompagna nessuno, mi toccherà rinunciare.
E mi guarda.

ultima puntata seconda

Ora, sono vent’anni che faccio questo tipo di conversazioni, che partecipo volutamente a queste semplicissime partite a scacchi.
E così, quando dico Ti ci porto io, se vuoi, a vedere i Babyshambles, non sento neppure lo strillo dell’Allegro Lettore che urla Ma a te fanno cagare i Babyshambles!
E’ un peccato non avere Elena appollaiata sulla spalla, che scuote la testa ripetendo Certo che te, proprio, eh?
Esco dal bar che fa ancora più freddo, fa sempre più freddo. Non nevicherà di certo, stanotte, col freddo che fa.
E in macchina, mentre vado a incontrare la mia ex fidanzata e il suo nuovo fidanzato, l’Allegro Lettore si è fatto un po’ serio. Forse è surgelato, pure lui.
Sta dicendo Comunque, guarda, questa storia delle voci nella testa che vanno e vengono, scusa se te lo dico, l’ha già fatta Paolo Nori.
Lo so benissimo che l’ha fatta Paolo Nori, dico un po’ aspro. E mentre parcheggio, spengo il motore, apro lo sportello, scendo dall’auto, che tra venti secondi incontrerò Elena e il suo nuovo fidanzato, eccoli, stanno arrivando, penso che il freddo, quello vero, non l’ho sentito ancora.
Il freddo, quello vero, arriva adesso.
 
fine
 
Tutti i diritti riservati  © (Gianluca Morozzi – illustrazioni el cordobès)

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