Lucio Battisti: “Il tempo di morire” (1970) – di Andreas Finottis

Ricordo dell’inverno 1976/1977, avevo 14 anni e un lungo cappotto che sembrava la coperta di un cavallo. Era sia a quadri che spinato. Marrone terra di Siena e grigio la parte spinata, con enormi quadri accennati rossi e gialli; come non bastasse aveva ogni tanto degli strani crini biancastri che spuntavano tra i quadri. Deve essere stato sotto effetto di un’overdose di Lsd quello che l’ha disegnato. L’aveva preso in svendita mio padre perché costava poco, inoltre mi aveva passato una sua berretta di panno marrone da anziano pensionato che gli andava stretta. Mi vergognavo un po’ a salire in corriera per andare alle superiori conciato così, ma l’alternativa era mettermi un giubbotto primaverile in jeans leggero con cui tremavo dal freddo, per cui… me lo facevo piacere quel look
Già dalla fermata dell’autobus mi guardavano sia le ragazze che i ragazzi, come se fossi una gigantesca merda di cane. Nessuno mi rivolgeva la parola e quei pochi che conoscevo fingevano di non vedermi o mi salutavano sbrigativamente con un visibile imbarazzo. Loro erano tutti vestiti con un loden  ragazze e ragazzi – era o verde o grigio o blu, e tutti avevano un paio di jeans Fiorucci con una moneta cucita su una tasca. Su circa quaranta persone ce n’erano solo tre oltre a me che non erano vestite così, e quelli avevano un eskimo e dei calzoni qualsiasi come me, erano i comunisti ed erano gli unici che ogni tanto mi rivolgevano la parola. 
Vicino a me non si sedeva mai nessuno, allora mi mettevo accanto al finestrino mezzo appannato e per mezz’ora fantasticavo di correre con una moto scrambler per gli infiniti campi di terra desertici che vedevo. In sottofondo andavano a ripetizione le canzoni di Lucio Battisti di cui l’autista aveva tutti i nastri in stereo8
Al ritorno stesso copione, tutti i giorni tranne la domenica, un’ora in totale al giorno di scorrazzamento in moto per campagne desertiche con una ragazza immaginaria avvinghiata a me sulla moto immaginaria e con la musica di Lucio Battisti come colonna sonora. Ogni tanto cambiavo moto. La ragazza invece era quasi sempre identica alla bionda Stevie Nicks dei Fleetwood Mac
Con la stessa identica voce mi diceva ogni volta: “Fammi guidare un po’ a meCi scambiavamo posto in moto senza fermarci e da dietro cominciavo a baciarla, palparla e spogliarla finendo per far sesso nudi mentre correvamo in moto per gli infiniti campi. Lei guidava e io la prendevo da dietro. Smontavo dalla corriera col pacco in tiro e felice tra decine di facce tristi e scure, col mio fantasmagorico cappotto che mi piaceva ogni giorno di più. Un giorno una ragazza più grande di me che era all’ultimo anno mi chiese: “Ma tu come fai a essere sempre così tranquillo e beato, fregandotene di tutto?” Non potevo raccontarle delle corse in moto e di Stevie Nicks… con Battisti che ci cantava le canzoni. Allora per non fare brutte figure le dissi: “Perché mi drogo!.

Motocicletta / 10 HP / Tutta cromata / È tua se dici sì
Mi costa una vita / Per niente la darei / Ma ho il cuore malato
E so che guarirei / Non dire no / Non dire no / Non dire no
Non dire no / Lo so che ami un altro / Ma che ci posso fare
Io sono un disperato / Perché ti voglio amare / Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare / Perché ti voglio amare / Stanotte, adesso, sì!
Mi basta il tempo di morire / Fra le tue braccia così
Domani puoi dimenticare, domani / Ma adesso, adesso dimmi di sì
Non dire no / Non dire no / Non dire no / Prendi tutto quello che ho
Mi basta il tempo di morire / Fra le tue braccia così
Domani puoi dimenticare, domani / Adesso, adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì / Adesso dimmi di sì / Adesso dimmi di sì, sì, sì, sì
Non dire no / Non dire no / Non dire no / Non dire no
Lo so che ami un altro / Che ci posso fare / Io sono un disperato
Perché ti voglio amare / Perché ti voglio amare / Perché ti voglio amare
Perché ti voglio amare / Stanotte, adesso, sì! / Mi basta il tempo di morire
Fra le tue braccia così / Domani puoi dimenticare, domani
Sì ma adesso, adesso dimmi di sì / Adesso dimmi di sì / Adesso dimmi di sì
Adesso dimmi di sì / Dimmi di sì / Che ci posso fare / Io sono un disperato
Perché ti voglio amare / Io sono un disperato / Perché ti voglio amare
Io sono un disperato / Uh, sono un disperato / Perché ti voglio amare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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3 pensieri riguardo “Lucio Battisti: “Il tempo di morire” (1970) – di Andreas Finottis

  • Maggio 8, 2015 in 8:47 pm
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    Bella novella! Mi ricorda qualcosa della mia adolescenza…..

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  • Maggio 16, 2015 in 6:28 pm
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    Per non fare brutta figura è mondiale! infatti io a architettura che nonmi facevo le canne , e lo dicevo , facevo una figura …..

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  • Luglio 14, 2016 in 7:49 am
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    Sono molto belle le storie della nostra vita. Perché non sono uguali a quelle di nessuno, non sono “omologate” come allora quelli con i fiorucci e ancor di più come i ragazzini di oggi che sembrano fotocopie, non solo nell’abbigliamento…
    Bello anche questo racconto.

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