I Giganti: “Terra in bocca – Poesia di un delitto” (1971) – di Alessandro Freschi

“Lungo e disteso t’hanno trovato con quattro colpi piantati nel petto. A tradimento t’hanno sparato senza neanche darti il sospetto. Ora tu giaci senza le scarpe dentro a un cespuglio di biancospino, mentre sul mare vanno le barche che ti ricordano fin da bambino”. L’istantanea di un corpo senza vita disteso per terra, ripreso dalla angolazione dei suoi piedi. Sulla suola dell’unica scarpa ancora calzata, fissata con una puntina da disegno, una stropicciata foto dei Giganti. A lato una margherita recisa fuoriuscita dal mazzetto che l’uomo stringe inerme nella mano destra. È il geniale Gianni Sassi, già autore di campagne pubblicitarie quanto meno bizzarre e futuro factotum della Cramps degli Area e Finardi, l’autore del non convenzionale art-work di copertina di “Terra in bocca – Poesia di un delitto”, opera rock firmata da Enrico Maria Papes e soci distribuita nel novembre 1971.
L’impatto visivo (la foto è di Ugo Colombo) del progetto artistico è esplosivo; la cover apribile presenta al suo interno ulteriori elementi decisamente inconsueti (una funerea lastra tombale con sei cornici ed una citazione dannunziana tratta dal romanzo “Le vergini delle rocce”) ed è accompagnata da un poster in bianco e nero raffigurante una avvilente foto di famiglia d’epoca dove campeggia la scritta
I was in Sicily in 1936. Sun and sea as in California. No one washes in teeth, just someone drink milk: terrible!” (Ero in Sicilia nel 1936. Sole e mare come in California. Nessuno si lava i denti, solo qualcuno beve latte: terribile!). Non a caso un piccolo adesivo circolare color viola appiccicato sulla copertina dichiarava apertamente Contiene il manifesto più squallido dell’anno”. Quando la label RiFi distribuì nei negozi di dischi “Terra in bocca” furono in molti a dubitare che dietro a quel 33 giri dalla copertina inquietante e cruda si celasse un lavoro dei Giganti. Il quartetto milanese si era imposto all’attenzione del grande pubblico con una manciata di singoli di successo perlopiù lanciati dai prosceni delle maggiori manifestazioni nazional-popolari dell’epoca, rassegne nelle quali non aveva mai mancato di classificarsi nelle primissime posizioni. In particolar modo al terzo posto.
Lo slogan pacifista di
Proposta (Mettete dei fiori nei vostri cannoni”) o il suggestivo intreccio di voci Viva, viva l’amor, è per l’amore che si canta” in Tema (un 45 giri che era riuscito a vendere qualcosa come un milione di copie) avevano risuonato con i loro orecchiabili refrain ininterrottamente nei juke-box, figli della spensierata ondata beat che aveva contagiato la nostra penisola. Considerati irrispettosi ed immancabilmente censurati dai programmi RAI per il brano Io e il Presidente (terza piazza all’edizione 1967 del Cantagiro), nel 1968 i Giganti si erano allontanati dalle scene a causa di alcune tensioni interne per fare comunque ritorno con la line-up al gran completo ad inizio settanta con un singolo composto dal Maestro Vince Tempera, Voglio essere una scimmiaConcept-album di denuncia sociale articolato su due lunghe suite di stampo rock-cantautoriale dalle chiare intenzioni progressive “Terra in bocca” rappresenta una inedita virata artistica per Enrico Maria Papes (batteria), Sergio e Mimmo Di Martino (basso e chitarra) e Checco Marsella (tastiere), che di colpo si scrollano di dosso un decennio di fulgide hit per infilarsi in contesti decisamente più impegnati.
ll racconto, ambientato in un imprecisato paesino siciliano durante il ventennio fascista, si sviluppa attraverso una successione di drammatici flashback. Ingannata dalle false promesse delle autorità, in un clima di ipocrisia ed omertà, la comunità locale attanagliata dal problema della siccità è assoggettata dal potere della Mafia che detiene la gestione della distribuzione dell’acqua. Sebbene si riveli del tutto infruttuosa, la spasmodica ricerca di una sorgente messa in atto dal contadino Calogero Sonnino nei terreni di famiglia desta non poche preoccupazioni ai signorotti del posto che vedono minacciato l’atavico status di predominio. Nonostante il protrarsi di espliciti avvertimenti, Sonnino non rinuncia alle proprie attività finendo per sfidare apertamente l’onorata società. Il cruento epilogo della vicenda vedrà l’assassinio del figlio sedicenne di Calogero – che a sua volta si vendicherà uccidendo l’omicida – ed il sorprendente rinvenimento di una polla d’acqua nel podere Sonnino all’atto della tumulazione della giovane vittima. 
Scritto a quattro mani da Piero De Rossi (testi) e Mimmo Di Martino (musica) – anche se nei credits compare il nome di Vince Tempera perché ai tempi il chitarrista non è ancora iscritto alla SIAE – seguendo lo schema di una rappresentazione musicale a più voci (il trademark dei Giganti)
“Terra in bocca” vede la presenza in studio di un talentuoso ensemble di musicisti, tra i quali spiccano i nomi di Ellade Bandini, Marcello Dellacasa ed Ares Tavolazzi. A causa degli scomodi argomenti trattati il disco si imbatte immancabilmente nell’ostracismo nei funzionari RAI dell’epoca e viene trasmesso radiofonicamente una sola volta (in programmazione notturna) per poi essere definitivamente accantonato. La mancanza di visibilità pregiudica le vendite dell’album che alla fine si rivelano ampiamente inferiori alle aspettative (non saranno superate le cinquemila copie ed il vinile con il passare degli anni diverrà una vera e propria chicca da collezionisti).
Il fallimentare risultato spinge la RiFi ad evitare qualsiasi operazione di ristampa ed i Giganti a sciogliersi definitivamente. Soltanto a distanza di due decenni (1993)
la poesia di un delitto” tornerà ad essere fruibile nella sua versione originale – in formato compact disc – in virtù del recupero della Vinyl Magic (esiste una prima riedizione del 1989 ma si tratta di una registrazione demo). Nel 2010 i Giganti riescono a rappresentare per la prima volta dal vivo “Terra in bocca” al teatro lirico 
Fraschini di Pavia. A tale esibizione fanno seguito le apparizioni al Festival “Educaonline” di Rovereto e al Festival Delle Etichette Indipendenti di Faenza. L’anno seguente il disco riceve l’ambito premio “Paolo Borsellino”, autorevole riconoscimento per l’impegno nella lotta alla mafia. Ciò che superficialmente era stato insabbiato quarant’anni prima finalmente riaffiora alla luce del giorno in tutta la sua sostanza ed il suo messaggio maledettamente attuale. Nonostante tutto, seppur con ingiustificabile ritardo, i Giganti escono vincitori dalla loro sfida alla mafia.

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