Hugo Race: “Dishee” (2021) – di Ignazio Gulotta

La parola “dishee“, spiega Hugo Race nel comunicato stampa, è un neologismo derivato dall’antico sanscrito e indica il potere di esorcizzare i demoni. E contro quali demoni deve combattere il musicista australiano? In buona parte sono quelli che potrebbero aver assalito molti di noi da quando nel marzo del 2020 siamo piombati nell’incubo dell’epidemia Covid-19 e delle misure di confinamento, particolarmente dure in Australia, che hanno costretto a una vita quasi da reclusi. Per un artista che in decenni di attività ha fatto del movimento e della continua ricerca una vera e propria ragione di vita, l’essersi trovato rinchiuso nella sua casa di Melbourne, ha rappresentato un vero trauma e un dover adattarsi a uno stile di vita solitario e sedentario lontanissimo dalle sue corde. Così il lungo “inverno” del 2020 Hugo Race l’ha trascorso viaggiando non più verso il mondo e gli altri, ma dentro se stesso, usando tecniche di meditazione per alleviare il senso di oppressione che la situazione comportava e per scavare dentro i meandri più reconditi della sua anima. Da questa circostanza è nato “Dishee” (Gustaff Records/Helixed 2021), la narrazione in musica di un esorcismo riuscito, dell’aver espulso da sé il demone che voleva opprimerlo.
Non poteva uscirne che un disco criptico, esoterico, misterioso, per penetrare il quale dobbiamo abbandonarci alla corrente sonora e al flusso delle emozioni che provoca e stimola. Sarà un viaggio non facile, probabilmente ci farà rivivere i momenti di scoramento e angoscia o di spaesamento e irrealtà che tutti abbiamo patito dal fatidico marzo 2020. Ma un viaggio che alla fine potrebbe rivelarsi perfino catartico: del resto lo stesso Race ha dichiarato che «il disco è la colonna sonora di un esorcismo», il suo dishee ha ucciso il demone. Il disco è scritto, suonato e prodotto da Hugo Race che qui suona una chitarra costruita in Giappone lo stesso anno della sua nascita, da questa ha tirato fuori una serie di suoni caratterizzati da distorsioni e altri effetti utilizzati poi anche per la voce, elettronica e qualche percussione completano praticamente la strumentazione. “Dishee” si lega soprattutto alla produzione più sperimentale del musicista australiano, da “Between Hemispheres” (2009) all’album a nome Gemini 4, a “Star Death” uscito l’anno scorso come contraltare a “Star Birth”, ma scavando fra le sue tracce si troveranno echi di blues sporco e ipnotico della produzione True Spirits e, soprattutto dell’album dedicato in coppia con Michelangelo Russo a John Lee Hooker, che del resto un po’, di demoni, doveva intendersene anche lui.
Il viaggio dal carattere prettamente psichedelico inizia con So Hung: qui la stratificazione di onde sonore e droni si accavallano in una tensione crescente verso una desolata solitudine accentuata da una chitarra i cui suoni sembrano disperdersi in un altrove sconfinato. Con iAmuR l’atmosfera si incupisce, la voce umana sembra provenire da profondità oscure e misteriose, vi si respira un’aura sacrale come di un rito ancestrale: straordinariamente evocativo ed espressivo il ruolo della chitarra. Dopo la breve FOA, caratterizzata dalla cascata di note della chitarra, Akaal nei suoi quindici minuti di ambient, che richiamano i Faust e gli altri navigatori cosmici, in un susseguirsi di droni ci conduce verso territori alieni rarefatti: il lato occulto, torbido e inquieto che aveva permeato la prima parte del disco va lasciando spazio a un senso di abbandono e spossatezza. Galleggiamo lasciandoci trascinare dai flussi sonori verso territori sconosciuti. Chiude il disco Blue Pearl, brano occulto e a tratti sepolcrale che chiude questo diario musicale di un confronto angoscioso con i fantasmi evocati da mesi di forzata clausura che hanno costretto Hugo Race, e tutti noi con lui, a stravolgere la nostra vita, a ripensarci orrendamente non più come esseri sociali, ma come monadi assediate dagli incubi e dalle paure. “Dishee” conferma l’alta qualità di un musicista che ha fatto dell’irrequietezza e della continua ricerca ed esplorazione la ragione della sua arte e della sua vita e che ci chiama a condividere attraverso le note i tormenti della sua anima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://hugorace.bandcamp.com/album/dishee

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