Herbie Hancock: “River: The Joni Letters” (2007) – di Ubaldo Scifo

Herbie Hancock è il “Blu (1971) di Joni Mitchell, così come Wayne Shorter è il suo rosso, il colore intenso della passione. Mi viene in mente la copertina di The Hissing of Summer Lawns” (1975), lo skyline dei grattacieli su uno sfondo grigio, in basso le casette della periferia e poi un grande spazio verde dove si muovono alcuni indigeni dell’Amazzonia. Molte canzoni di Joni nascono da questa dialettica-scontro: la frenesia della metropoli e la tranquillità di luoghi incontaminati dalla civiltà ma anche tra la passione e la ragione dei sentimenti, la libertà a volte cercata nella solitudine e a volte nell’euforia del successo. Sta arrivando il Natale, tirano giù gli alberi / mettono su renne, cantando canzoni di gioia e di pace / Oh, vorrei avere un fiume su cui poter pattinare lontano” (versi di River  da “Blue1970).
Herbie traduce in jazz le canzoni di Joni. Anzi no, tira fuori e manipola il jazz che c’è in quelle canzoni. Il pianista, tastierista e compositore ha già compiuto un’operazione del genere col suo album “The New Standard” del 1996, dove rivisita successi pop, rock, ecc., dai Beatles a Peter Gabriel, dai Nirvana a Prince e altri autori dalla musica anni 60 -90. L’atmosfera di “River: The Joni Letters” (Verve 2007) è molto intima, raffinata, elegante e misurata, come è nel suo stile. Hancock sceglie alcune canzoni  della cantante canadese e le ripropone con l’aiuto di musicisti di talento e grande sensibilità come Dave Holland, Vinnie Colaiuta, Lionel Loueke, e Wayne Shorter. Ho guardato la vita da entrambi i lati ora / Da su e giù, e ancora / in un modo o nell’altro, E ‘ illusioni di vita ciò che ricordo, / Io  davvero non conosco del tutto la vita” (versi di Both Sides Now da “Both Sides Now 1968).
Hancock ripropone “Both Sides Now” in versione strumentale, molto diversa dall’originaria canzone di Joni tratta dall’album del 1968 e da quella riarrangiata nel 2000, dove lo ritroviamo insieme a Shorter. Pur essendo solo strumentale, questo brano racconta la vita di una donna con le sue debolezze, le incertezze, la felicità e la tristezza, i successi e le sconfitte, un’artista che non ha mai barattato i consensi con la purezza del suo pensiero e con la sua vita affettiva colma di forte individualità. A questo affettuoso omaggio si aggiungono altri due brani strumentali: Solitude di Duke Ellingon e Nefertiti, composto da Wayne Shorter. Brano e compositore sono anche anima dell’omonimo album di Miles Davis del 1968. Nel bel lavoro di Hancock partecipano anche, cantando una brano a testa, Tina Turner, Norah Jones, Corinne Bailey Rae, Luciana Souza e la stessa Joni in The Tea Leaf Prophecy(Lay Down Your Arms), tratta da “Chalk Mark In a Rainstorm” del 1988.
Gli altri  brani sono tratti da “The Hissing Of Summer Lawns” del 1975, (Edith and the Kingpin, Sweet Bird, The Jungle Line) Court and  Spark dall’ omonimo album del 1974, Amelia da ”Hejira” del 1976. L’ultima traccia è The Jungle Line, recitata da Leonard Cohen, gran sacerdote di Musica e Poesia. In fin dei conti, nel succedersi di mode e stili, nello scontro fra antico e moderno ciò che sopravvive è la poesia e quest’album è dedicato proprio al lato poetico di Joni Mitchell.
Rousseau walks on trumpet paths / Safaris to the heart of all that jazz / Through I bars and girders through wires and pipes / The mathematic circuits of the modern nights / Through huts, through harlem, through jails and gospel pews / Through the class on park and the trash on vine / Through europe and the deep deep heart of dixie blue / Through savage progress cuts the jungle line”. (versi di The jungle Line da “The Hissing of Summer Lawns” del 1975).

Scheda riassuntiva: Herbie Hancock: “River: The Joni Letters” (Verve 2007) 
Grammy Award
al miglior album jazz contemporaneo dell’anno 2008.
1. Court and Spark – (Joni Mitchell) 7:36, con Norah Jones.
2. Edith and the Kingpin – (Joni Mitchell) 6:33, con Tina Turner.
3. Both Sides Now (Joni Mitchell) 7:39.
4. River(Joni Mitchell) 5:26, con Corinne Bailey Rae.
5. Sweet Bird (Joni Mitchell) 8:17.
6. The Tea Leaf Prophecy (Lay Down Your Arms) (Joni Mitchell) 6:35, con Joni Mitchell.
7. Solitude (Eddie DeLange, Duke Ellington, Irving Mills) 5:44.
8. Amelia (Joni Mitchell) 7:28, con Luciana Souza.
9. Nefertiti (Wayne Shorter) 7:31.
10. The Jungle Line (Joni Mitchell) 5:00, con Leonard Cohen.
Herbie Hancock: pianoforte. Wayne Shorter: assofono soprano e tenore.
Dave Holland: contrabbasso. Lionel Loueke: chitarra. Vinnie Colaiuta: batteria.

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