Gianni Venturi: “Socrate è Morto” (2021) – di Alessandro Freschi

Alluminiamoci di fantastiche illusioni’. Ogni qualvolta ci apprestiamo ad entrare in contatto con una creatura inedita partorita da Gianni Venturi difficilmente siamo in grado di percepire in anticipo da quale tipo di spirale emotiva finiremo per essere avvinti. Le anarchiche sperimentazioni delle quali si è reso protagonista in quest’ultimo periodo lambiscono disparati territori sonori di non facile impatto, tratteggiati da colte contaminazioni, avanguardia estrema, tematiche provocatorie. Da Moloch a Vuoto Pneumatico, passando per Tazebao, Altare Tothemico e Qohelet, le diagonali espressive dell’universo dello ‘sciamanobolognese di volta in volta si sono illuminate di bagliori cromatici di origine cinematografica, rifrazioni progressive, pulsazioni sintetiche, orditi poetici. Nel corso delle solenni, quanto carnalmente istrioniche, recite anticonformiste la voce di Venturi ha saputo mutarsi in strumento; nelle vibrazioni ascetiche di “Mantra Informatico” (2018) abbiamo iniziato ad apprezzare gli esiti del maniacale percorso di ricerca su fonazione e vocalità intrapreso dall’impetuoso Gianni, umile e libero discepolo della cometa Stratos, poeta irrimediabilmente refrattario ai fatui canoni di mercato.
Sulla scia di quest’ultima considerazione prende corpo così l’autoproduzione “Socrate è Morto”, ennesima coraggiosa avventura artistica intasata da viscerali declami e ipnotici orditi minimali. Non essere massa, ma numeri primi’. Necessità di sottrarsi ad infide omologazioni, redenzione della memoria, riprensione dell’ingannevole politicamente corretto, impegno sociale. Un inclemente scrigno di pensieri e visioni, indesiderato figlio di un velenoso contesto storico, fagocitati da un’anima sincera che impongono una accorata meditazione e, in contraltare, sprigionano una violenta reazione positiva.
Undici poesie
di assoluta bellezza ed attualità, da Paese che Crolla (‘Non ho futuro poiché il futuro non mi conosce’) a Il Demone dalle Ossa Rotte (‘Il demone che canta sono io perduto in un intenso dolore che non mi appartiene’), passando per Like (‘La massa è un tumore consenziente, la massa devasta cultura ideali, la massa consuma come locusta, divora e si divora’), Ritratto di Stronzo allo Specchio (‘Ho fottuto ideali, persone, amori. Ho fottuto gli anni passati o loro hanno fottuto me ?’ ) e Uomo Nuovo (‘La dialettica attuale è un campo di sterminio, un lager di assoluta dimenticanza, la memoria arde nel fuoco spento della storia’) in un disco di non immediata lettura ma emozionalmente convincente. Prendere o lasciare, lealmente. Questo è Gianni Venturi, autentico saltimbanco ed acuto osservatore dei tempi. E a noi piace così com’è.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://gianniventuri.bandcamp.com/album/socrate-morto

https://www.giannijonathanventuri.it/

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